Ecco la Grande Madre secondo Massimiliano Gioni. Immagini dalla preview della mostra milanese a Palazzo Reale: tra Yoko Ono e Boccioni, Marlene Dumas e Cindy Sherman

Nel distratto silenzio informativo che ha caratterizzato agosto e pervaso una metonimica Milano-per-Expo2015, città costantemente animata da turisti in sollazzo, che solamente in Piazza Duomo hanno frequentato con discreta rilevanza spazi e percorsi espositivi, qualcosa finalmente è cambiato. Il pluri-annunciato itinerario curato da Massimiliano Gioni, raccolta iconografica, talvolta tassonomica, sulla rappresentazione della Madre, come figura […]

Nel distratto silenzio informativo che ha caratterizzato agosto e pervaso una metonimica Milano-per-Expo2015, città costantemente animata da turisti in sollazzo, che solamente in Piazza Duomo hanno frequentato con discreta rilevanza spazi e percorsi espositivi, qualcosa finalmente è cambiato. Il pluri-annunciato itinerario curato da Massimiliano Gioni, raccolta iconografica, talvolta tassonomica, sulla rappresentazione della Madre, come figura nutrice di qualsiasi essere vivente, ha inaugurato. Sul liminare, tra la chiusura di una stagione culturale e l’apertura, in anticipo rispetto ai consueti programmi dell’arte meneghina, anche Palazzo Reale si dota di una nuova imponente raccolta tematica di lavori, quasi centocinquanta, che in parte riflette, oppure semplicemente rievoca, la ricerca omnicomprensiva di Arts & Food, alla Triennale di Milano. Sebbene il respiro dell’allestimento e la ricercatezza di alcune scelte compositive del percorso lo connotino come il frutto di una grande diramazione sull’archetipo del Grande Tutto, più che un itinerario sulla donna come forma e forza generatrice.
Massimiliano Gioni, presente in differita alla conferenza stampa, per la Fondazione Trussardi, grazie anche al supporto di BNL, ha disposto all’interno di 29, fra stanze e sale, di Piazza Duomo, le prime donne del cinema con Alice Guy-Blanchè, passando per le avanguardie dadaiste, futuriste (Regina, Benedetta, Giannina Celsi) e le artiste femministe degli anni Settanta, fino ad arrivare ai giorni nostri. Figure retoriche e di pensiero, icone dell’uomo e istantanee dimenticate si tramutano, le une di fronte alle altre, in propulsione generativa, origine della nutrizione e dunque termine di collegamento con l’agognato rinascimento che avrebbe dovuto far fiorire Expo in città.
Le artiste e i lavori attesi non si sono fatti mancare l’occasione di emergere, tra Yoko Ono (che presenta in anteprima per l’italia un progetto di mappatura digitale), i collage di Ketty La Rocca, Carla Accardi, Marlene Dumas, Cindy Sherman e Barbara Kruger. Tra figure archetipiche e muse, spicca la grande sala dedicata a Louise Bourgeois, l’enorme Balloon Venus di Koons, così come il Mumum di Sarah Lucas, l’installazione di passeggini intrecciati di Nari Ward e, proprio agli inizi, un’impressionante La fine di Dio del 1963 di Fontana, senza dimenticare in chiusura la foto-simbolo del percorso, distribuita sui molti muri di Milano, il Self-portrait as My Mother Jean Gregory di Gillian Wearing. Ecco le prime immagini della mostra…

Ginevra Bria

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