La Sardegna riscopre la tenuta dove soggiornò Amedeo Modigliani. Recuperata e valorizzata la residenza della famiglia del grande artista, nei dintorni di Iglesias

12mila ettari di terreno con vaste zone agricole, una fitta foresta e venticinque aree mineralogiche, corrispondenti al Salto di Gessa, entrano in possesso di Flaminio ed Emanuele – rispettivamente padre e zio di Amedeo Modigliani – nel 1862, individuando a Grugua il fulcro dell’attività di famiglia che diventa una vera e propria potenza economica. Situata […]

12mila ettari di terreno con vaste zone agricole, una fitta foresta e venticinque aree mineralogiche, corrispondenti al Salto di Gessa, entrano in possesso di Flaminio ed Emanuele – rispettivamente padre e zio di Amedeo Modigliani – nel 1862, individuando a Grugua il fulcro dell’attività di famiglia che diventa una vera e propria potenza economica. Situata nel territorio tra Fluminimaggiore e Iglesias, la residenza Modigliani, con tanto di fattoria, subisce il sequestro per evasione fiscale. È infatti dal 1884 – anno di nascita di Amedeo – che gli affari iniziano a precipitare.
La tenuta, mai aperta al pubblico e lasciata in uno stato di totale abbandono, è ora di proprietà di due famiglie di Buggerru: i Senesu e gli Andreuccetti. A stimolarne l’attivazione di recupero, tutela e promozione arriva l’intervento di Guerrilla Trekking, della ormai nota Scuola Civica d’Arte Contemporanea di Iglesias, che oltre a ripulire la zona ne ha segnalato la posizione e allestito una bacheca con tutta la documentazione relativa raccolta.
La traccia dalla quale è stato possibile ricostruire il passato di Amedeo Modigliani in Sardegna è da ricercarsi nel ritratto di Medea Taci, opera giovanile dell’artista, accostabile alla corrente macchiaiola, ancora molto lontana da quella che è la cifra stilistica che conosciamo. Esposta per la prima volta a Venezia e subito dopo a Cagliari nel 2005, è stata custodita dalla famiglia Taci in seguito alla morte di Medea avvenuta nel 1898 per meningite fulminante. Tra il 1896 e il 1901 è infatti documentato il soggiorno del giovane artista, ospite con la famiglia dell’albergo Leon d’Oro di proprietà dei Taci, che nello stesso periodo avrebbe realizzato anche La farfalla, dal soggetto sconosciuto, esposta fino al Secondo conflitto mondiale negli uffici della Società mineraria di Monteponi.

– Roberta Vanali

 

 

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Roberta Vanali
Roberta Vanali è critica e curatrice d’arte contemporanea. Ha studiato Lettere Moderne con indirizzo Artistico all’Università di Cagliari. Per undici anni è stata Redattrice Capo per la rivista Exibart e dalla sua fondazione collabora con Artribune, per la quale cura due rubriche: Laboratorio Illustratori e Opera Prima. Per il portale Sardegna Soprattutto cura, invece, la rubrica Studio d’Artista. Orientata alla promozione della giovane arte con una tendenza ultima a sviluppare ambiti come illustrazione e street art, ha scritto oltre 500 articoli e curato circa 150 mostre per gallerie, musei, centri comunali e indipendenti. Tra le ultime: la doppia mostra di Carol Rama in Sardegna, L’illustrazione contemporanea in Sardegna, Archival Print. I fotografi della Magnum. Nel 2006 ha diretto la Galleria Studio 20 a Cagliari. Ha ideato e curato la galleria online Little Room Gallery (2010-13). Ha co-curato le mostre del Museo MACC (2015-17), per il quale nel 2018 è stata curatrice. Ha scritto saggi e testi critici per numerosi cataloghi e pubblicazioni. Il cinema è l’altra sua grande passione.