È possibile, nel terzo millennio, “sequestrare” un artista a causa della sua etnia? Accade al palestinese Khaled Jarrar: che dopo New York, sarà costretto a disertare anche Helsinki

Gaza, Israele, Hamas, Netanyahu, ma anche ISIS, Iraq, Obama: qualunque cosa pensiate, qualunque parte prendiate nel riaccendersi dei conflissi nell’area mediorientale, mettetela per un momento da parte. Perché l’arte – e qui sfidiamo anche banalità e retorica, ma non importa – non può aprioristicamente soccombere alle ragioni ideologiche: non è possibile che ad un artista […]

Khaled Jarrar (frame da video di Lavinia Raccanello)

Gaza, Israele, Hamas, Netanyahu, ma anche ISIS, Iraq, Obama: qualunque cosa pensiate, qualunque parte prendiate nel riaccendersi dei conflissi nell’area mediorientale, mettetela per un momento da parte. Perché l’arte – e qui sfidiamo anche banalità e retorica, ma non importa – non può aprioristicamente soccombere alle ragioni ideologiche: non è possibile che ad un artista sia impedito di esprimersi solo perché il suo passaporto lo dichiara palestinese. E invece questo accade – per la seconda volta nel volgere di poche settimane – a Khaled Jarrar.
Vi avevamo già raccontato lo scorso 18 luglio del divieto di espatrio che impedì all’artista di raggiungere New York, dove era atteso fra gli artisti selezionati da Massimiliano Gioni per la grande mostra sul mondo arabo, al New Museum. Ora la storia si ripete: il divieto, già imposto dall’Agenzia per la sicurezza israeliana fino al 1 agosto, è stato infatti prorogato al 1 settembre. E la cosa impedirà a Jarrar, bloccato a Ramallah, di raggiungere Helsinki, dove era atteso il 14 agosto per prendere parte all’evento Meet the Artists of To the Square 2, che prevede una sua azione performativa per le strade della Capitale che coinvolge 50 volontari. Uno sviluppo del progetto Perpetuum Labs II, al quale l’artista aveva preso parte, sempre a Helsinki, nel dicembre 2013: e che ora potrà seguire solo in videoconferenza…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.