Diario d’artista: giorno quarto. Giovanni Gaggia racconta la residenza di Regina José Galindo al Rave Village Artist Residency

Stamane non sono solo a salire verso Torreano, ci sono con me Alessandra Galletta e Diego Sileo, estasiati dal luogo scelto da RAVE per la residenza di Regina José Galindo che oggi avrà il suo clou con la performance La oveja negra. Arriviamo alle 11,15 al casale e saliamo a piedi verso il luogo dell’azione. […]

Stamane non sono solo a salire verso Torreano, ci sono con me Alessandra Galletta e Diego Sileo, estasiati dal luogo scelto da RAVE per la residenza di Regina José Galindo che oggi avrà il suo clou con la performance La oveja negra. Arriviamo alle 11,15 al casale e saliamo a piedi verso il luogo dell’azione. Sul testo critico che ci viene consegnato alcuni scritti di Pasolini e dello scrittore guatemalteco Augusto Moterroso, entrambi sull’idea della pecora nera come diversità che spaventa. Mi rendo conto di come si svolgerà la performance arrivando in cima alla collina da cui, in una piccola conca naturale, si intravvede un recinto di pali in legno e rete metallica con all’interno una dozzina di pecore.
Man mano che mi avvicino l’emozione cresce, conosco il lavoro di Regina ed il suo portare ogni azione al limite della resistenza fisica sfidando la capacità dello spettatore di sopportare una visione estrema. Ormai sono in prossimità della rete metallica, lei è al centro di questo ovile a cielo aperto, è nuda, bloccata in una posizione da quadrupede con gambe e braccia quasi completamente sepolte, la testa è riversa in avanti con i lunghi capelli neri che sfiorano il terreno. Resterà così, immobile, per un’ora la durata dell’intera performance. Le pecore si muovono attorno a lei, la scrutano, continuano placidamente a brucare, a belare, completamente indifferenti a questa “statua” umana che occupa lo spazio loro riservato. Mentre osservo questa strana ed intensa interazione, rifletto su quanta violenza noi umani usiamo contro le altre specie viventi…

– Giovanni Gaggia

 

 

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