Ecco perché chiudo la mia galleria. Parla Masha Facchini che a Verona dopo otto anni abbassa la saracinesca di FaMa Gallery

Fra annunci di riprese e ripresine, fra cambi dell’assetto politico ai quali ci sforziamo di dare credito, il trend negativo per l’economia e in generale per il benessere italiano non accenna a mutare direzione. E questo si ripercuote anche su quanto ruota attorno al mondo dell’arte, con problemi che in certi momenti subiscono brusche accelerazioni, […]

Masha Facchini

Fra annunci di riprese e ripresine, fra cambi dell’assetto politico ai quali ci sforziamo di dare credito, il trend negativo per l’economia e in generale per il benessere italiano non accenna a mutare direzione. E questo si ripercuote anche su quanto ruota attorno al mondo dell’arte, con problemi che in certi momenti subiscono brusche accelerazioni, in altri momenti sembrano concedere un po’ di respiro, ma di fondo restano in tutta la loro gravità.
L’ultima triste notizia arriva da Verona, veicolata da una lettera accorata dalla quale traspira tutto l’amore per un lavoro che ormai in certi casi diventa difficile da sostenere. La scrive Masha Facchini, che annuncia che – “dopo una scelta valutata in profondità e maturata a seguito di numerose riflessioni” – ha deciso di chiudere l’attività della FaMa Gallery. di cui da otto anni era direttrice, con il precedente di Byblos Gallery. In una città dove apparentemente l’artworld gode di buona salute, a cominciare dai nuovi progetti a Palazzo della Gran Guardia fino ai buoni risultati della fiera ArtVerona. “Il cambiamento è trasformazione, evoluzione, movimento, superamento della staticità. Per questo non mi spaventa e sono, anzi, pronta a rimettermi in gioco, piena di energia e nuovi stimoli”.
Chiude per fare cosa? Come spesso accade in questi casi, la frattura è dolorosa, e difficilmente consente di avere idee ben delineate. “La passione rimane e resterà in me per sempre e, anche per questo, la mia competenza e professionalità sono da subito a disposizione di chi avrà bisogno della mia consulenza e per eventuali collaborazioni con gallerie ed istituzioni. Tuttavia la mia strada prosegue altrove, verso nuovi progetti”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.