Eataly apre a Siena al posto di un museo? “Con le mostre non si campa”, dice il sindaco della cittadina candidata a Capitale Europea della Cultura 2019. La cosa triste è che ha ragione

Con l’arte non si mangia. Lo disse Tremonti, ora l’ha certificato persino Barack Obama, per cui ormai va presa come una verità rivelata. Ma se non si mangia “con” l’arte, c’è qualcuno sempre più convinto che si debba mangiare “insieme” all’arte. Parliamo di Oscar Farinetti e della sua Eataly: che già aveva occupato le cronache […]

Palazzo Squarcialupi, a Siena

Con l’arte non si mangia. Lo disse Tremonti, ora l’ha certificato persino Barack Obama, per cui ormai va presa come una verità rivelata. Ma se non si mangia “con” l’arte, c’è qualcuno sempre più convinto che si debba mangiare “insieme” all’arte. Parliamo di Oscar Farinetti e della sua Eataly: che già aveva occupato le cronache quando, nell’inaugurare la nuova sede di Firenze, presentò il “percorso” nel Rinascimento che caratterizza la struttura toscana. Ora un passo in avanti: perché passando a Siena, Eataly (non nel Rinascimento, bensì nel Gotico) ci entrerà direttamente,con un enorme supermercato in un prestigioso spazio storico, dove si tenne la grande mostra di Duccio.
Illazioni prive di fondamento”, si è precipitato a puntualizzare il sindaco Bruno Valentini quando la stampa ha iniziato a scrivere che si trattasse del complesso di Santa Maria della Scala . “Non abbiamo mai dichiarato che il complesso monumentale debba diventare un supermercato alimentare, né abbiamo mai pensato di degradare a logiche meramente commerciali la grande ambizione di rendere il Santa Maria un insieme coerente di funzioni museali, espositive, di documentazione e ricerca, di produzione culturale, di accoglienza e promozione della cultura materiale delle Terre di Siena”.
Tutto smentito, dunque? Sì e no, perché se non sarà Santa Maria della Scala, sarà – ormai è quasi certo – l’attiguo – e annesso, anche a livello funzionale – Palazzo Squarcialupi a diventare un megastore della catena Eataly dedicato alla storia dell’enogastronomia d’eccellenza. Uno spazio che già ospita – o ospitava, quando il complesso produceva mostre e cultura – il bookshop e la ristorazione di tutta la struttura: ora dunque il nuovo passaggio potrebbe essere un semplice potenziamento del “settore”. Se non fosse che nel frattempo, nessuno pare curarsi di riportare attività culturali ed espositive nel main space: l’ultimo treno, per loro, appare la vittoria di Siena per il ruolo di Capitale Europea della Cultura 2019. I progetti ci sono e la direzione scientifica di Pierluigi Sacco è garanzia di qualità. Intanto, però, laddove si allestivano mostre epocali come quella su Duccio, si progetta l’apertura di un supermercato ed un ristorante seppur di alta qualità. La sfida, avvincente, sarà di collocare queste funzioni commerciali all’interno di un contesto che dovrà rimanere culturale. Meglio se di produzione culturale. Perché, su questo ha ragione Valentini, con le sole mostre non si campa. E occorre essere bravi a strutturare offerte ampie e complementari per turisti, addetti ai lavori e cittadini.

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