I 30 under 30 che stanno reinventando il mondo? Li ha scovati Forbes, per quindici categorie professionali. Inclusa quella di Arte & Style. Spopolano sulla stampa, conquistano le star e fanno un sacco di soldi

Spazio ai giovanissimi, tra le pagine di Forbes. Che per il terzo anno pubblica la sua classifica dei 30 Under 30. I migliori emergenti del 2013, per quindici diverse categorie del mondo del lavoro: arte, scienza, tecnologia, food, marketing, games, social, educazione, diritto, Hollywood, finanza, musica, media, energia, sport. Rampanti, geniali, ambiziosi, protagonisti di un tempo […]

Carter Cleveland
Carter Cleveland

Spazio ai giovanissimi, tra le pagine di Forbes. Che per il terzo anno pubblica la sua classifica dei 30 Under 30. I migliori emergenti del 2013, per quindici diverse categorie del mondo del lavoro: arte, scienza, tecnologia, food, marketing, games, social, educazione, diritto, Hollywood, finanza, musica, media, energia, sport.
Rampanti, geniali, ambiziosi, protagonisti di un tempo complesso che affronta le crisi e si lancia, con tutti gli ostacoli e le energie del caso, nel cuore del terzo millennio. Dei 450 prodigi, “pronti a reinventare il mondo”, noi ci soffermiamo su quelli che arrivano dalla categoria creativa: arte, design e dintorni.
La lista si apre con Carter Cleveland e la sua storia di studente di informatica, al Princeton College: era il 2008 e un giorno il ragazzo si mise a surfare in rete, in cerca di un quadro con cui abbellire la spoglia parete della sua camera al dormitorio studentesco. Cercava un grande archivio digitale, con opere di qualità, schedate e raccontate, in cui spulciare, informarsi, scegliere e magari  anche mettersi in contatto con dealer e gallerie. Beh, quel sito non c’era. E allora, se l’è inventato lui. Da qui è nato Artsy , straordinaria collezione d’arte contemporanea con oltre 85.000 opere, provenienti da 400 fondazioni e musei (tra cui la National Gallery of Art e il Getty ) e 1.400 gallerie. Il 60% dello spazio sul sito è a pagamento e il business che ne viene è enorme. Tra gli investitori c’è anche il lungimirante Larry Gagosian, immancabile quando c’è profumo d’affari.

Becca McCharen
Becca McCharen

Tanti i fashion designer, tra chi progetta abiti e chi lancia linee di accessori. C’è Ahmed Abdelrahman, originario degli Emirati Arabi, che si è inventato una linea di abiti battezzati Thamanyah (“otto”, come la stella a otto punte): creazioni androgine, scultoree, contaminate con elementi arabian style. Per Rosie Assoulin asimmetrie, drappeggi e una classicità rivisitata in chiave contemporanea, ispirandosi alla grande moda italiana e rubando al Bel Paese tessuti di lusso per effetti teatrali a sorpresa.
Clienti del calibro di Michelle Obama, Gwyneth Paltrow, Kerry Washington ed Emily Blunt per Wes Gordon: tutti pazzi per le sue giacche-kimono, le lunghe gonne asimmetriche con strascico, i pizzi applicati a mano, gli inserti di pelliccia e i colori a contrasto. Eccentrico, ma con garbo. Aimee Kestenberg lancia la sua prima linea di borse e zaini in pelle colorata nel 2012 e sbanca, nel giro di un anno: 10 milioni dollari di fatturato, una rassegna stampa chilometrica e una rete di distribuzione internazionale di alto profilo, tra siti fashion e boutique. Punta sull’eros e su un’ammiccante estetica metro-bondage Becca McCharen, che nel giro di niente ha visto le sue creazioni sexy, guarnite di cinghie e bretelle, addosso a Beyonce, Madonna, Nicki Minaj e Jessica Chastain. Pronostico vendite per l’anno appena iniziato? 800 mila dollari. Giusto perché si è agli inizi.
Danielle Snyder ha iniziato presto a confezionare gioielli handmade, insieme alla sorella Jodie. Poi, da adulta, il gioco è diventato mestiere e nel 2008 è arrivata la linea Dannijo. Metalli ossidati, turchesi, corniole, cristalli, perle di vetro d’epoca e altre meraviglie adornano oggi colli, mani e lobi di signore che contano, da Beyonce e Madonna, da Rihanna a Natalie Portman. E c’è anche il lato umanitario, grazie ad un progetto non profit realizzato in Ruanda.

Oscar Murillo
Oscar Murillo

Quanto agli artisti, in classifica ne troviamo tre. Il ventitreenne Torey Thornton, già arruolato dalla galleria newyorchese OHWOW di Los Angeles, apprezzato per i suoi lavori pittorici, dal gusto naif: nature morte e paesaggi astratti, coloratissimi, che mixano olio, collage e interventi a grafite. Lucien Smith (stessa galleria di Thornton) unisce pittura e installazione, sfornando tele-oggetto con piatti incollati, nebulizzazioni acriliche o strati densi di colore, e reinventando lo spazio con ready made e materiali di recupero: pagine di libri, giornali, moltitudini di scope. Oscar Murrillo, 27 anni, si pagava gli studi d’arte facendo l’addetto alle pulizie a Londra: oggi i suoi lavori si arrivano a costare fino a 400 mila dollari e un super gallerista come David Zwirner lo ha già voluto in scuderia. Eterogeneo il lavoro: performance, installazioni, pittura, scultura, con uno stile street fatto di scarabocchi, esplosioni di colore, scritte e segni informali. Per qualcuno è lui il nuovo Basquiat. Un nome su cui ha puntato anche Artribune: miglior giovane artista internazionale nella classifica del best of 2013.
Gli altri genietti under 30? Troppi per raccontarli tutti. Ci sono fashion blogger, designer d’interni, industrial designer, curatori (come Alex Gartenfeld, nominato Interim Director al MOCA North Miami, anche lui – bizzarra coincidenza – con esperienze alla OHWOW gallery) e moltissimi stilisti.
Tutti pronti allo scatto decisivo, in attesa della consacrazione, con la stoffa dei veri leader. Proprio come in Italia. Quello strano posto in cui a quarant’anni si è ancora “giovani” e senza il sostegno di mamma e papà, spesso, non si pagano le bollette. Secondo le ultime rilevazioni Istat in Italia sono  3,7 milioni i ragazzi che non studiano e non lavorano, la metà dei quali sono donne e vivono nel Mezzogiorno. È l’esercito dei Neet, acronimo di “Not in edu­ca­tion, employ­ment or trai­ning”. Un Paese per vecchi e disoccupati, in cui nascono sempre meno bambini e le nuove generazioni imparano l’arte zen di attendere il proprio turno. Mentre i capelli si fanno bianchi, aspettando.

– Helga Marsala

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è critica d'arte, giornalista, editorialista culturale e curatrice. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatorice dell’Archivio S.A.C.S (Sportello Artisti Contemporanei Siciliani) presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.