Ancora un museo-scultura? Inaugurato in Cina il Wood Sculpture Museum, ultima prova dello studio MAD e dell’architetto Ma Yansong: ecco le prime immagini

Quando ad un concetto naturale si attribuisce una forma astratta. Nella patria cinese degli sport invernali – Harbin, in Manciuria – è stato ultimato il China Wood Sculpture Museum, un edificio lungo quasi 200 metri, nel quale saranno esposte sculture lignee locali e dipinti del paesaggio locale. Non si può omettere come le prime immagini […]

Quando ad un concetto naturale si attribuisce una forma astratta. Nella patria cinese degli sport invernali – Harbin, in Manciuria – è stato ultimato il China Wood Sculpture Museum, un edificio lungo quasi 200 metri, nel quale saranno esposte sculture lignee locali e dipinti del paesaggio locale. Non si può omettere come le prime immagini del museo, completato in questi giorni e, almeno per il momento, senza una data ufficiale di apertura, facciano subito pensare ad un nuovo tassello nel puzzle mondiale degli “edifici-scultura”. Tuttavia fermarsi al parallelismo che lo posizionerebbe nella categoria dei luoghi di conservazione di sculture dotati di forma scultorea sarebbe riduttivo. Lungo 196 metri, alto 21 metri, provvisto di aperture che convoglieranno la luce naturale in particolare in tre hall interne, il China Wood Sculpture Museum custodisce, oltre a sculture lignee e dipinti, alcuni dei princìpi di MAD, lo studio pechinese, fondato nel 2004 dall’architetto Ma Yansong e attivo nella realizzazione di complessi residenziali, centri culturali, uffici in tutto il mondo, artefice del progetto.
Il “desiderio di proteggere un senso di comunità e di orientamento verso la natura, offrendo alle persone la libertà di sviluppare la propria esperienza”, come si evince dal website, è uno dei concetti rintracciabili negli interventi di MAD: forse, nell’immediato, può essere difficile coglierlo in un edificio di dimensioni così impattanti (con una superficie di 13mila metri quadri), peraltro completamente rivestito di lastre di acciaio lucidato. Eppure, in un contesto urbano segnato da edifici a torre uguali tra loro, quale altro luogo se non un museo come questo, con il suo andamento (è il caso di dirlo, visto lo sviluppo fortemente longitudinale) oscillante tra solido e liquido, ispirato ad un frammento di legno levigato può concorrere a divenire polo di attrazione e forse anche un simbolo della città? I precedenti (di successo) in questo senso non mancano…

– Valentina Silvestrini

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.