Migliaia di immagini e negativi al macero: per fare ordine in redazione Le Monde getta lo sterminato archivio del fotografo Daniel Mordzinski. In fumo trentacinque anni di ritratti a scrittori e intellettuali

Addio Pennac, addio Houellebecq. Addio Izzo e Zafòn, Garcia Màrquez e Amado. Addio Kureishi, Hobsbawm e Tabucchi; addio Eco, addio Pamuk. Addio tutti. Una nota sull’homepage del suo sito personale, involontariamente drammatizzata dalla consueta livrea nera del layout, annuncia l’assurda e misteriosa scomparsa dell’archivio personale dell’argentino Daniel Mordzinski, il fotografo degli scrittori. Trentacinque anni di […]

Borges immortalato da Mordzinski

Addio Pennac, addio Houellebecq. Addio Izzo e Zafòn, Garcia Màrquez e Amado. Addio Kureishi, Hobsbawm e Tabucchi; addio Eco, addio Pamuk. Addio tutti. Una nota sull’homepage del suo sito personale, involontariamente drammatizzata dalla consueta livrea nera del layout, annuncia l’assurda e misteriosa scomparsa dell’archivio personale dell’argentino Daniel Mordzinski, il fotografo degli scrittori. Trentacinque anni di carriera come reporter, con un cospicuo filone della propria attività dedicato al ritratto delle migliori penne della contemporaneità: un catalogo sterminato di immagini, colte in momenti di complice intimità; cui si aggiunge il ricco repertorio di centinaia di dossier di cronaca, scattati in ogni angolo del mondo. Tutto in fumo.
Capita che da dieci anni il fotografo occupi uno spazio al settimo piano della redazione parigina di Le Monde, in virtù di un vecchio accordo tra il colosso dell’informazione francese e la sua testata di riferimento, El Paìs. Capita che il rapporto, per qualche strano motivo, decada improvvisamente e che, in maniera altrettanto repentina, si passi ad uno sfratto più che definitivo. Qualcuno pare abbia ordinato ad un solerte facchino di fare ordine in quella stanza finalmente recuperata; e il solerte dipendente, senza colpo ferire, sembra abbia obbedito: gettando migliaia di stampe e negative. A salvarsi sono solo quelle poche centinaia di scatti a suo tempo digitalizzati a fini editoriali o espositivi: poca roba se rapportata allo sterminato patrimonio raccolto da Mordzinski nel corso degli anni. “Comprenderete il mio dolore e la mia desolazione” piange il fotografo sul web, teatro dell’effimero che si fa tragica e ironica cassaforte per un tesoro che sembrava destinato all’eternità analogica. E che è finito invece nel cassone dei rifiuti.

Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.