Essere o non essere (Rem Koolhaas)? Il comune di Venezia da l’OK al progetto del Fondaco dei Tedeschi: ma i maldipancia dei puristi riemergono

La questione è sempre aperta, e più attuale che mai, nel nostro Paese: cosa fare, ma soprattutto, come comportarsi, di fronte alla scelta di cambiare destinazione d’uso ad un immobile di pregio storicamente connotato al centro di una città come Venezia? L’ultimo episodio in merito vede protagonista, dopo interminabili consultazioni e contestazioni politiche, l’amministrazione comunale […]

Fondaco dei Tedeschi - Venezia

La questione è sempre aperta, e più attuale che mai, nel nostro Paese: cosa fare, ma soprattutto, come comportarsi, di fronte alla scelta di cambiare destinazione d’uso ad un immobile di pregio storicamente connotato al centro di una città come Venezia? L’ultimo episodio in merito vede protagonista, dopo interminabili consultazioni e contestazioni politiche, l’amministrazione comunale veneziana guidata dal sindaco Orsoni, che sblocca i permessi per far intervenire Rem Koolhaas a Fondaco dei Tedeschi, acquistato dal gruppo Benetton nel 2008 per circa cinquanta milioni di euro. Un edificio importante (tanto da avere alcuni affreschi del Giorgione), costruito da Fra Giocondo nel Cinquecento, che affaccia sul Canal Grande, proprio nei pressi del Ponte del Rialto.
Un edifico che, nel corso della sua storia, ha ospitato prima la sede dei commercianti tedeschi , poi l’Ufficio della Dogana, poi le Poste Italiane ed ora si appresta – dopo imponenti lavori di riqualificazione – a ospitare un centro commerciale con vista panoramica sulla città. Cosa questa che ha fatto storcere il naso a più di una persona, per il perenne, solito, timido approccio al nuovo che investe tutti i nostri centri urbani qualitativamente rilevanti. Certo, Venezia è sempre Venezia, con le sue fragilità ed i suoi equilibri. Ma anche Rem Koolhaas è sempre Rem Koolhaas, e dunque tutto fuorché uno sprovveduto. In sostanza, la sua proposta – ovviamente complessa e presentata nel 2010 alla Biennale, affiancata da un abstract teorico di supporto chiamato apposta “preservation” – consiste nello svuotare in parte il volume preesistente, abbattere il 34% dell’architettura attuale, creare una sopraelevazione, e riqualificarlo, con nuovi comfort, nuovi connettivi, nuovi ingressi. Certo, l’ultima versione del progetto non è ancora stata presentata al grande pubblico, e si sa che per accelerare l’accordo con il Comune, la famiglia Benetton ha versato nelle casse pubbliche un contributo pari a 6 milioni di euro, da utilizzare a beneficio della città.
Non stupisce quindi che ancora non vi sia un’assimilazione completa della questione, soprattutto perché, a ben guardare, certi interventi previsti da Koolhaas possono effettivamente risultare invasivi e poco razionali nei confronti di un Palazzo forse poco conosciuto – cosi come il suo creatore, coevo di Bramante e Raffaello ma molto meno noto – ma di grande bellezza. Ma l’operazione viene condotta con grande responsabilità: per esempio l’inserimento delle scale mobili, inizialmente previsto nella splendida corte interna a pianta quadrata, sarà invece traslato all’interno dell’edificio, per lasciare lo spazio esterno fruibile dall’intera cittadinanza.
Il dibattito resta, ahinoi, ancora apertissimo: da un parte il bisogno di nuovo, l’idea di creare uno luogo contemporaneo (seppur a finalità commerciali) che possa rinvigorire l’economia attraverso la creazione di posti di lavoro, e dall’altra, la necessità di tenersi stretti un patrimonio architettonico unico al mondo, anche se, a metterci mano, è un’archistar dotata come Rem Koolhaas. E voi, come la vedete?

– Giulia Mura

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.