Il buen retiro svizzero di Gian Enzo Sperone. Il supergallerista apre alla chetichella una nuova sede a Lugano, su Artribune in esclusiva le prime immagini della mostra inaugurale

“Qui il collezionista tende ad essere più discreto e a non apparire. In America si tende invece a mantenere grande visibilità e presenza sociale”. Se si fosse in Italia, visto che a parlare è un gallerista, alla “discrezione” dei collezionisti qualche maligno darebbe subito una lettura “fiscale”. Ma invece siamo in Svizzera, a Lugano per […]

Sperone Westwater Lugano - Senzatitolo (la O di Giotto)

Qui il collezionista tende ad essere più discreto e a non apparire. In America si tende invece a mantenere grande visibilità e presenza sociale”. Se si fosse in Italia, visto che a parlare è un gallerista, alla “discrezione” dei collezionisti qualche maligno darebbe subito una lettura “fiscale”. Ma invece siamo in Svizzera, a Lugano per la precisione: e a parlare – intervistato dal Corriere del Ticino – non è un gallerista qualunque, bensì il grande Gian Enzo Sperone.
Già, quel signore che sulla Bowery newyorkese alberga nella sua “museum gallery” disegnata da Norman Foster, ha deciso che sempre più verrà a staccare la spina nel verde elvetico: da tempo a Sent, in Bassa Engadina, ha acquistato e restaurato un’antica abitazione, nella quale organizza due esposizioni all’anno. Ed ora si è deciso ad aprire una sede a Lugano – in via Nassa 42 -, dove venerdì 30 novembre inaugura con la mostra Senzatitolo (la O di Giotto), dedicata al tondo nell’arte, dal Rinascimento a oggi.
La mostra è tematica – racconta ancora Sperone nell’intervista -, sul tondo dal Rinascimento a oggi. Il pretesto  è di vedere insieme l’arte contemporanea a confronto con il tondo antico, che, in uso nel Rinascimento, è poi progressivamente sparito. Le mostre tematiche sono interessanti per questo tipo di accostamento e di riflessione. A New York ne ho organizzata una sul ritratto e autoritratto dal 1500 ad oggi, che ha riscosso molto successo. È piaciuta molto anche quella sul marmo, che accostava esempi dalla statuaria greca e romana sino alla contemporaneità”.
I Protagonisti di questa nuova avventura? Da Robert Barry a Bertozzi&Casoni, Greg Colson, Anh Duong, Mark Greenwold, Damien Hirst, Guillermo Kuitca, Charles Ledray, Richard Long, Vik Muniz, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Tania Pistone, Alexis Rockman, Tom Sachs, Adolf Senff, Richard Tuttle, Not Vital, Andy Warhol, Bill Wegman, con accostamenti trasversali cronologicamente con Giovanni Della Robbia, Gian Cristoforo Romano, Nicolas Regnier, Simon Vouet. Interessante? Sicuramente, intanto Artribune vi regala in esclusiva planetaria le prime immagini degli allestimenti…

www.speronewestwater.com


Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.

1 COMMENT

Comments are closed.