Se siete lì che friggete dalla voglia di sapere quale sarà il curatore del Padiglione Italia alla Biennale d’Arte del 2013, Artribune ve lo dice. O per lo meno vi dice la rosa dei contendenti

La prima notizia, secondo i riscontri che Artribune è stata in grado di fare, è che il Ministero dei Beni Culturali si sta muovendo in maniera inattaccabile e qualitativamente ad alto livello. La seconda notizia è che, pur attuando procedure e processi d’eccellenza, il Ministero non li pubblicizza, non li fa sapere, li tiene riservati, […]

Chiara Parisi
Chiara Parisi

La prima notizia, secondo i riscontri che Artribune è stata in grado di fare, è che il Ministero dei Beni Culturali si sta muovendo in maniera inattaccabile e qualitativamente ad alto livello. La seconda notizia è che, pur attuando procedure e processi d’eccellenza, il Ministero non li pubblicizza, non li fa sapere, li tiene riservati, segreti (non per noi!). Perché? Lasciamo la domanda aperta e entriamo nel vivo della questione. Certo, non abbiamo riscontri diretti, ma magari a far smuovere le acque ha contribuito anche la raccolta di firme lanciata nelle scorse settimane proprio da Artribune, e sottoscritta da diversi nomi “pesanti”.
Il dicastero capitanato dal professor Lorenzo Ornaghi sta ponendo in essere, proprio in questi giorni, il seguente piano d’azione per selezionare il curatore del prossimo Padiglione Italia: selezione di un gruppo di curatori italiani (tendenzialmente direttori di museo), compilazione di una shortlist, richiesta ai membri di questa short list di un progetto sul quale, internamente, dare una valutazione. I nomi sono di buon livello. La media è buona e ci fa presumere che l’Italia potrà avere un curatore capace per la sua prossima partecipazione alla Biennale diretta da Massimiliano Gioni. Una presenza meno imbarazzante, giusto per fare un confronto, di quella della passata edizione.
Partiamo da Francesco Manacorda. Forse colui che più di ogni altro è stato per lunghe ore in pole position ancora prima di presentare il progetto-padiglione. Già, peccato che l’ex direttore di Artissima, oggi alla Tate Liverpool, abbia declinato l’invito quasi subito. E non per snobberia, come qualcuno potrebbe malignare, piuttosto per un reale ingorgo di impegni e per un altissimo senso dell’istituzione, la Tate appunto, che da poco lo vede al timone. Un’istituzione che, non c’è bisogno neppure di sottolinearlo, ha una importanza ben superiore a quella di qualsiasi padiglione nazionale a Venezia.
C’è poi Vincenzo Trione, giovane e rampantissimo professore allo Iulm di Milano e penna importante del gruppo RCS (Corriere della Sera, Io Donna). Anche lui dovrebbe concorrere ed essere della partita. Tra i cervelli in fuga non c’è, poi, solo Manacorda. La lista si compone anche di alcune donne e, tra queste, c’è il bel volto sorridente di Chiara Parisi che, tutta indaffarata a dare una struttura all’apparato espositivo della Monnaie di Parigi (dopo la scoppiettante esperienza al CIAP dell’Ile de Vassiviere), dovrà trovare il tempo per cercare, anche lei, di diventare la commissaria italiana a Venezia. Altre donne in lizza? Certo. Direttrici di museo, come detto. Letizia Ragaglia, dal Museion di Bolzano e Beatrice Merz, dal Castello di Rivoli saranno anche loro della partita e permetteranno alle quote rosa di essere esattamente al 50% dei contendenti.
Non dovrebbe mancare anche Gianfranco Maraniello. Il direttore del Mambo è passato da lunghi anni nell’editoria, poi al Palazzo delle Papesse, poi al Macro e con una presenza così prestigiosa a Venezia metterebbe un bel tassello in più nel mosaico niente male (anche vista la giovane età) del suo curriculum. E a proposito di Macro, altra candidatura potente è quella di Bartolomeo Pietromarchi. Anche qui un direttore di museo e, oltretutto, il museo della Capitale del paese, quello più vicino, in linea d’aria, alle stanze del Ministero dove si prendono le decisioni. Decisioni che, a quanto risulta ai nostri riscontri, verranno prese basandosi esclusivamente sulle qualità scaturite dal progetto proposto. Al di là dei nomi, delle spinte, delle interferenze esterne. Interferenze che, nelle ultime settimane, hanno quasi ingorgato i corridoi del Collegio Romano con un vero e proprio via vai di curatori –specie romani- pronti a tutto pur di vedersi assegnata la cura del padiglione. Un incarico, effettivamente, che può lanciare carriere o può risollevare carriere in declino, inutile negarlo.
Ora, però, la partita è tutta dei magnifici sette: Pietromarchi, Maraniello, Merz, Ragaglia, Parisi, Trione e Manacorda che però, a quanto si sussurra con un buon margine di sicurezza, dovrebbe aver rinunciato fin da principio portando il gruppetto dei contendenti a sei. Per quel che possiamo dirvi, sarà questione di pochi giorni…