Quali saranno i primi galleristi milanesi a decidere di spostarsi nel nuovissimo Corso Como District? Quanto influirà il fascino dei grattacieli sull’art world meneghino?

Ne abbiamo parlato, in un affollato dibattito virtuale, qualche giorno fa sulla nostra pagina Facebook (cliccate “mi piace” sennò vi perdete un sacco di spunti): la zona di Porta Nuova – Garibaldi, a Milano, ha talmente cambiato faccia da rendersi quasi irriconoscibile. Grattacieli, vetro, acciaio, cristalli. Tutto nuovo. Un palcoscenico inedito in Italia, un cluster […]

Corso Como District

Ne abbiamo parlato, in un affollato dibattito virtuale, qualche giorno fa sulla nostra pagina Facebook (cliccate “mi piace” sennò vi perdete un sacco di spunti): la zona di Porta Nuova – Garibaldi, a Milano, ha talmente cambiato faccia da rendersi quasi irriconoscibile. Grattacieli, vetro, acciaio, cristalli. Tutto nuovo. Un palcoscenico inedito in Italia, un cluster di torri e grattacieli che, per varietà architettonica, ha pochi eguali in Europa. Decine gli studi di architettura, italiani e internazionali, che hanno partecipato alla realizzazione che è ancora in fieri, ma che già mostra quello che sarà, a regime, a partire dalla primavera del prossimo anno quando gli spazi commerciali inizieranno ad essere definitivamente occupati. Ai piedi del grattacielo firmato Cesar Pelli, attualmente il più alto d’Italia e nuovissima sede di UniCredit, l’intento è quello di creare una nuova Montenapoleone, una distretto della moda che dovrebbe prendere il nome di Corso Como District e che, negli intenti degli immobiliaristi che hanno sviluppato il progetto, dovrà ospitare fashion, design e arte.
Per quanto riguarda la moda i nomi – notevoli – iniziano a trapelare. Gli affittuari della prima ora saranno Renzo Rosso, di Diesel, e i fratelli Capasa, di Costume National. Ora la domanda che aleggia nell’art world meneghino rimane però la seguente: quali galleristi decideranno di spostarsi in questa zona (peraltro equidistante da Brera e Isola, quartieri creativi a vario titolo)? Chi cederà alle lusinghe di un quartiere ipercontemporaneo che non ha raffronti in Italia? I developer del progetto (la società Hines, gestita in Italia da Manfredi Catella) punteranno tra le altre cose a creare un gallery district sul modello – non del tutto fortunato – di Zona Ventura, ma questa volta in pieno centro con tanto di metropolitana e Stazione Centrale a 10 minuti a piedi?

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