Tino Sehgal, poi si chiude. Unilever divorzia dalla Tate Modern: stop alle sponsorizzazioni per i megaprogetti nella Turbine Hall

Tutte rose e fiori per Londra 2012? Mica tanto. Su come vada interpretata la cosa, ancora non è chiarissimo: ma intanto la notizia è che Unilever molla la Tate Modern. Non è stata infatti rinnovata la convenzione che prevedeva la sponsorizzazione del gigante dell’alimentare/igiene per le megainstallazioni dell’omonima Unilever series, ospitate dal 2000 nella Turbine […]

Olafur Eliasson - The Weather Project, l'immagine icona delle Unilever Series

Tutte rose e fiori per Londra 2012? Mica tanto. Su come vada interpretata la cosa, ancora non è chiarissimo: ma intanto la notizia è che Unilever molla la Tate Modern. Non è stata infatti rinnovata la convenzione che prevedeva la sponsorizzazione del gigante dell’alimentare/igiene per le megainstallazioni dell’omonima Unilever series, ospitate dal 2000 nella Turbine Hall. Appuntamenti ormai entrati nella storia dell’arte attuale, che hanno visto opere cardine di artisti come Louise Bourgeois, Juan Muñoz, Anish Kapoor, Olafur Eliasson, Bruce Nauman, Rachel Whiteread, Carsten Höller, Doris Salcedo, Dominique Gonzalez-Foerster, Miroslaw Balka, Ai Weiwei, Tacita Dean, fino all’attuale evento performativo di Tino Sehgal.
L’ultimo accordo per la sponsorizzazione era stato siglato nel 2008, per un periodo di cinque anni, ad un costo di 2,16 milioni di sterline (2,77 milioni dollari). Ora arriva lo stop alla serie, visitata finora da quasi 30 milioni di persone: ufficialmente perché – sembra banale – la Turbine Hall chiude. La grande sala sarà infatti coinvolta nei lavori di realizzazione della cosiddetta “Tate 2”, alla quale si lavorerà – progetto Herzog & De Meuron – dal 2013 al 2016. Tuttavia i toni perentori usati da Sue Garrard, senior vice president Unilever Plc per le comunicazioni globali, non accennano ad una futura ripresa della collaborazione, e potrebbero celare ragioni più profonde. Siamo sicuri che Unilever sia rimasta immune dalla vorticosa crisi globale?

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.

4 COMMENTS

  1. Unilever sta chiudendo i suoi uffici in molte città Europee.
    Vaglielo a a spiegare ai licenziati,come investe i propri soldi la multinazionale.

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