Fondazioni bancarie da elogiare. Il martoriato Abruzzo festeggia il nuovo Museo Palazzo de’ Mayo, ed a pagare tutto è la Fondazione Carichieti

In attesa che il governo Monti si inventi una nuova tassa sulle “buone notizie” – predica la sobrietà, no? -, affrettiamoci a segnalarne, quando capita, sempre più di rado, in verità. Se poi arrivano dal tormentato Abruzzo, le buone nuove assumono valenza doppia: accade ora a Chieti, con l’apertura al pubblico il 2 giugno delle […]

In attesa che il governo Monti si inventi una nuova tassa sulle “buone notizie” – predica la sobrietà, no? -, affrettiamoci a segnalarne, quando capita, sempre più di rado, in verità. Se poi arrivano dal tormentato Abruzzo, le buone nuove assumono valenza doppia: accade ora a Chieti, con l’apertura al pubblico il 2 giugno delle collezioni permanenti del Museo Palazzo de’ Mayo – nella fotogallery -, che ospita fra l’altro la collezione d’arte della Fondazione Carichieti.
La raccolta dell’istituto bancario – la fondazione bancaria italiana che, proporzionalmente, dedica maggiori risorse alla cultura, e che ora fa del museo il proprio gioiello -, che occupa l’intero secondo piano del Palazzo, è composta da oltre 40 opere, fra cui spicca il capolavoro di Francesco Paolo Michetti La figlia di Jorio, oltre a opere di Giovanni Fattori, Eduardo Dalbono, Ludovico Tommasi, e dei tre Cascella, Basilio, Tommaso e Michele. A questa collezione si affianca il corpus di 130 opere di 90 artisti messo a disposizione da Alfredo e Teresita Paglione, che occupa ben 14 sale del museo con dipinti e sculture del XX secolo di artisti come Aligi Sassu, Leonardo Cremonini, Piero Guccione, Claudio Bonichi, Ruggero Savinio, Giuseppe Modica, Robert Carroll. Altra sezione quella de Gli argenti di palazzo de’ Mayo, collezione di capolavori dell’arte orafa dal XVII al XX secolo, formata da oltre 150 pezzi di provenienza inglese con oggetti anche da Francia, Russia, Olanda, Germania, Italia, Austria e Danimarca.
Il Museo di Palazzo de’ Mayo è nato ufficialmente il 26 gennaio 2011, con l’inaugurazione nella zona delle sale temporanee, della mostra Mimmo Paladino e il nuovo Guerriero. La scultura come cosmogonia, che ha portato a Palazzo de’ Mayo più di 6mila visitatori.