È ufficiale: l’Italia è un paese da cui scappar via. Il Codacons ci mette la bocca e l’Antitrust gli dà ascolto: rischia di saltare la sponsorizzazione di Della Valle per restaurare il decrepito Colosseo

Tradotta ai minimi termini, spesso utili per afferrare il senso profondo delle cose, la situazione si può proporre così: c’è qualcuno che vuole offrire 25 milioni di euro alle disastrate casse dei Beni Culturali italiani, ed il malato sistema che li governa – e che in tutte le sue varianti amministrative ha ridotto l’Italia all’attuale […]

Diego Della Valle, sponsor del restauro del Colosseo

Tradotta ai minimi termini, spesso utili per afferrare il senso profondo delle cose, la situazione si può proporre così: c’è qualcuno che vuole offrire 25 milioni di euro alle disastrate casse dei Beni Culturali italiani, ed il malato sistema che li governa – e che in tutte le sue varianti amministrative ha ridotto l’Italia all’attuale stato da quarto mondo – pare darsi molto da fare per non volerli.Poi però occorre circostanziare, ma non è che la surrealtà della cosa si attenui, anzi.
L’oggetto è il quanto mai improcrastinabile – la cronaca ce lo ricorda quasi ogni giorno – restauro del Colosseo, ed il finanziamento dell’impresa offerto dal gruppo Tod’s dell’imprenditore Diego Della Valle. Un evento che quando si profilò, ci fece gridare al miracolo: “finalmente l’Italia prova ad entrare nel terzo millennio, con qualche decennio di ritardo, ma forse si apre uno spiraglio per vedere i provati impegnati nel sostegno alla cultura, come accade in tutto il mondo civilizzato”.
Ma non avevamo fatto i conti con il famigerato bubbone della burocrazia all’italiana, un sistema chiuso che si autoalimenta della propria imbelle ignavia, e che per conservarsi nelle proprie distruttive prerogative, ha stabilito delle regole rigide quanto immutabili. La prima, la più ferrea delle quali è: nessuna ingerenza nei nostri (malati) meccanismi, lo straniero non passerà! Ed arriviamo al punto: pare infatti che sul progetto Della Valle/Colosseo sia calata la scure dell’Antitrust, che avrebbe pressoché integralmente accolto le osservazioni del Codacons. Che a quanto ci risulta dovrebbe essere – così recita il suo website – il “Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell’Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori”. Il che ci fa dire: ma che c’entra tutto ciò con il restauro del Colosseo? Il Codacons non ha nulla di meglio da fare se non andare a discettare di bandi, offerte, scadenze, in merito a un restauro? Ma d’altronde non è stato sempre il Codacons, un paio di anni fa, con un ricorso velenoso, a far saltare per un cavillo il sistema delle strisce blu sempre a Roma? Risultato: caos totale e auto dovunque.
Già, perché è lungo l’elenco delle obbiezioni presentate e ora – pare – accolte, fra cui il fatto che Della Valle si sarebbe offerto soltanto per sborsare i 25 milioni, e non – come prevedono le famigerate normative – anche per “assumere la responsabilità del completamento dell’attività di progettazione e direzione dei lavori, il coordinamento della sicurezza, l’appalto a terzi o l’esecuzione diretta dei lavori, anche mediante imprese esecutrici dei lavori”. Mr. Tod’s non intende indossare l’elmetto e andare a dirigere di persona il cantiere, per cui i suoi – sporchi, si presuppone – milioni se li può pure tenere.
Ma non finisce qui: sarebbe troppo lungo il periodo di sfruttamento dei diritti d’immagine, “pari a due anni oltre il termine di conclusione dei lavori in favore di Tod’s e a 15 anni in favore dell’Associazione che deve essere istituita da Tod’s”. E poi le autorità avrebbero analizzato poche offerte, avrebbero dato poca pubblicità al bando, e via spulciando. Troppo lungo il periodo di sfruttamento? Ma si pensi che a Della Valle non è stato neppure consentito di “decorare” le palizzate dei cantieri con i loghi delle sue aziende, che pagano. In una città dove 200mila cartelloni abusivi, gestiti dalla criminalità organizzata, sono addirittura stati fatti oggetto (storia di questi ultimi giorni) di servizi da parte del Guardian o della tv di stato francese. Uno scandalo mondiale sul quale il Codacons non ha mai avuto, benché più volte sollecitato, nulla da ridire. Curioso, no?
Una domanda: in queste condizioni, ci sarebbe da stupirsi se Tod’s mandasse a ramengo Roma, il Colosseo, l’Antitrust e tutti i mille Codacons d’Italia e direzionasse il proprio mecenatismo altrove, lontano da questo paese?

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