Ecco perché la improbabile nomina di Claudio Velardi rappresentante della Regione Lazio nuova ‘socia’ del Maxxi non è poi così male. Intanto almeno al Macro tentano soci più credibili

In realtà nella sua carriera politica, segnata sotto il marchio dei Lothar ovvero della cerchia di fedelissimi di Massimo D’Alema premier in uno spericolato governo di tanti anni fa, c’è anche qualche passaggio nel mondo della cultura. Per sbaglio assessore alla cultura del Bassolino dei tempi d’oro, al Comune di Napoli negli anni Novanta; altrettanto […]

Claudio Velardi, un lobbista nel consiglio d'amministrazione della Fondazione Maxxi

In realtà nella sua carriera politica, segnata sotto il marchio dei Lothar ovvero della cerchia di fedelissimi di Massimo D’Alema premier in uno spericolato governo di tanti anni fa, c’è anche qualche passaggio nel mondo della cultura. Per sbaglio assessore alla cultura del Bassolino dei tempi d’oro, al Comune di Napoli negli anni Novanta; altrettanto per sbaglio -e dopo aver lasciato ufficialmente la politica che lo aveva visto percorrere tutto il percorso PCI PDS DS- assessore al turismo (e beni culturali) del Bassolino dei tempi di monnezza, alla Regione Campania non più di tre o quattro anni or sono.
Claudio Velardi è oggi il rappresentante della Regione Lazio nel consiglio di amministrazione della Fondazione Maxxi. E’ l’uomo che Renata Polverini -una signora elegante che amministra l’ente più ignobilmente male amministrato d’Italia isole comprese- ha potuto piazzare nel board del Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo in cambio di un chip da 500mila euro l’anno che la Regione si è impegnata a versare all’ente culturale.
Lettori e operatori ci hanno scritto nelle ultime 36 ore: “ma come, non dite nulla su questa nomina assurda?” E ancora: “ma come, non commentate aspramente il fatto che la Polverini abbia piazzato al Maxxi il suo consulente per la campagna elettorale? Macché lo doveva ancora pagare e lo risarcisce così?“. “Calma!”, abbiamo risposto ai novelli indignados: avete visto o non avete visto quali sono le nomine culturali che fino ad oggi ha effettuato la Regione Lazio ovvero l’unica regione del paese che non ha (non ha!) una politica culturale che vada al di là della Sagra del Peperoncino di Rieti? L’Assessorato alla Cultura è nelle mani di tale Fabiana Santini, sulla quale per carità di patria evitiamo di sciupare inchiostro lasciando libera la nostra readership di informarsi gugelando a piacimento. La Commissione Cultura, in Consiglio Regionale, è invece nelle saldissime manine di Veronica Cappellaro sulla quale non ci siamo potuti esimere di parlare qui e il consiglio è semplicemente di cliccare il link e di ascoltarsi le chicche che all’epoca pubblicammo.
Dunque, cari lettori, tutto questo per tranquillizzarvi dirvi che la nomina di Claudio Velardi -uno che c’azzecca con l’arte contemporanea tanto quanto c’azzecca Mario Monti con il Bunga Bunga- al Maxxi non è neppure poi tanto male. Insomma, poteva andare molto, molto peggio visti gli atroci precedenti e visto lo standing, diciamo così, intellettuale della Presidente, della sua giunta, dell’assemblea che la sostiene…
Resta però il nostro consiglio non richiesto al Maxxi per un 2012 di successi: si lavori a far entrare soci privati, si riservino a loro dei posti nel board, le fondazioni sono nate con questo intento, non con l’idea di incamerare improbabili soci pubblici che in cambio di un pugno di riso lottizzano goffamente e vorranno pure mettere bocca sulla programmazione non certo con l’obbiettivo di fare qualità, numeri e di migliorare il posizionamento internazionale del museo. Il Macro, da par suo e giusto per restare a Roma, un tentativo lo sta facendo e la nuova fondazione che gestirà il museo speriamo dalla prossima primavera potrebbe partire già con una quota dell’Enel in pancia.
Sarà triste a dirsi, ma un’azienda come Enel dà oggi, in Italia, maggiori garanzie di qualità che un ente come la Regione Lazio. Qualcuno riesce a smentirci?

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