Riello contro Riello. Brand industriale e brand artistico a confronto in quel di Venezia. Tra pop e dadaismo…

Dopo anni di equivoci, domande e battute sull’omonimia con la famosa ditta veneta, Antonio Riello ha deciso di prendere la questione di petto. Ha alzato il telefono e ha chiamato il signor Riello in persona, quello di bruciatori e caldaie, chiedendogli di collaborare al suo nuovo progetto di mostra. La ditta di Legnago, divertita, ha […]

Antonio Riello

Dopo anni di equivoci, domande e battute sull’omonimia con la famosa ditta veneta, Antonio Riello ha deciso di prendere la questione di petto. Ha alzato il telefono e ha chiamato il signor Riello in persona, quello di bruciatori e caldaie, chiedendogli di collaborare al suo nuovo progetto di mostra. La ditta di Legnago, divertita, ha accettato, e ha fornito all’artista una serie di attrezzature.
Negli spazi della Galleria Michela Rizzo di Venezia, a partire dal prossimo 29 ottobre, saranno esposti dei bruciatori – uno, molto grande a terra, e tre piccoli a parete – sui quali l’artista è intervenuto sostituendo il brand originale con il proprio, rappresentato, naturalmente, da una firma. Gli oggetti industriali, con un gesto di chiara ascendenza duchampiana, si trasformano così in sculture, ma lo stile Riello resta inconfondibile nell’attitudine pop, ironica e spiazzante (alcuni bruciatori sono stati laccati di rosso, per richiamare il colore simbolo dell’azienda).
La mostra, curata da Martina Cavallarin, si intitola Original Riello, con ovvio riferimento al gioco operato sul brand. E i lavori, possiamo ben dire, sono più che “originali”, sono Riello al quadrato…

– Valentina Tanni

www.galleriamichelarizzo.net

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.