Scherzavate, non è vero? Boeri e Pisapia vogliono staccare Il Quarto Stato dal Museo del 900 e portarlo in Comune. Per fortuna in pochi prendono la cosa sul serio…

La lettura “politica” è la più facile, e probabilmente la più sbagliata: il sindaco gauchiste si vuol mettere in casa uno dei simboli storici del socialismo operaio. Dando un nome a ciò di cui parliamo, Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano, vuole riportare Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo a Palazzo Marino. Sbagliato, anche se […]

Il Quarto Stato
Il Quarto Stato

La lettura “politica” è la più facile, e probabilmente la più sbagliata: il sindaco gauchiste si vuol mettere in casa uno dei simboli storici del socialismo operaio. Dando un nome a ciò di cui parliamo, Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano, vuole riportare Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo a Palazzo Marino. Sbagliato, anche se il concorso ideologico nella decisione non è sicuramente mancato. Sbagliato soprattutto perché l’idea non è sua, ma – come specifica oggi la stampa meneghina – dell’Assessore alla Cultura Stefano Boeri, insoddisfatto della scarsa valorizzazione che il dipinto avrebbe nell’attuale collocazione al Museo del 900, ed intenzionato a dargli maggiore visibilità ed un ruolo di “rappresentanza”. Insomma, nel nuovo museo di Piazza Duomo un quadro non è sistemato a dovere e invece di sistemarlo come conviene cosa propone l’assessore alla cultura della città? Di portarlo altrove. Depauperando peraltro un museo che non sta andando proprio alla grandissima, ultimamente, quanto a ingressi.
Immediate le reazioni, spesso improntate all’ironia, o al distacco, come quella dell’architetto Italo Rota, responsabile della ristrutturazione dell’Arengario e ideatore del percorso espositivo. “È un quadro molto fragile che ora è protetto – ha spiegato a Repubblica -. È stato per anni a Palazzo Marino. Se la politica decide di riportarlo che lo faccia. A me le polemiche del mese di agosto non interessano”.
Insomma, un’uscita da molti bollata con come boutade estiva. Peraltro se Boeri desidera davvero un’opera d’arte significativa per Palazzo Marino ne ha legittimità. E la cosa non può che farci piacere. Ma invece di depredare altri musei civici, ne commissioni una nuova, del 21esimo secolo, realizzata da un grande artista di oggi e di domani. Perché un’amministrazione comunale in una città come Milano deve farsi rappresentare da icone di oggi e di domani, non di ieri. Per quelle vanno benissimo i musei.

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