Sì, si può far meglio. Ma a Roma, al Macro, si è scritto un pezzo di storia. L’arte avrà presto la sua associazione di categoria?

Si va via via strutturando la protesta-proposta nata ormai un mese fa, a Roma, a valle delle dimissioni di Luca Massimo Barbero. Il periodo di incertezza del Macro è stato parzialmente sanato con la nomina di un nuovo direttore e con circostanziate promesse sulla creazione della fondazione, strumento da tutti ritenuto indispensabile per la corretta […]

Si va via via strutturando la protesta-proposta nata ormai un mese fa, a Roma, a valle delle dimissioni di Luca Massimo Barbero. Il periodo di incertezza del Macro è stato parzialmente sanato con la nomina di un nuovo direttore e con circostanziate promesse sulla creazione della fondazione, strumento da tutti ritenuto indispensabile per la corretta gestione di un museo complesso e privo di sufficienti finanziamenti.
Nonostante ciò, i vari gruppi spontaneamente creatisi durante l’interregno hanno ritenuto opportuno proseguire nella mobilitazione e confrontarsi al fine di generare un organismo terzo, in grado di interloquire con la pubblica amministrazione e con la politica. Ne sono scaturiti una serie di inediti momenti di incontro che non è difficile definire storici per il mondo dell’arte capitolino (e non solo), che martedì 28 giugno – dopo diverse giornate di riunioni (tutte negli spazi del Macro, a simboleggiare l’interesse diffuso nella tutela di uno spazio comunale sentito da tutti ormai come proprio) – sono culminate nella creazione di una prima bozza di “Consulta del Contemporaneo“. Un organismo che si è voluto dare lo stesso nome, pur essendo cosa diversa, dalla omonima consulta che l’amministrazione, e in particolare l’assessore alla cultura Gasperini, avrebbe intenzione di creare per sovraintendere alle decisioni sul settore.
Si è proceduto, come le varie anime del movimento avevano concordato, a eleggere due rappresentanti per ogni area di riferimento. Non senza qualche indispensabile forzatura (mancano i media e la comunicazione, ma sono presenti le non profit; ci sono gli studenti, ma non i professori; ci sono le fondazioni, ma non le tante aziende dell’indotto…) sono stati nominati un primo eletto e il relativo vice, per ogni categoria: Cesare Pietroiusti e Alfredo Pirri per gli artisti, Cristiana Perrella e Claudio Libero Pisano per i curatori, Fabrizio del Signore e Beatrice Bertini per i galleristi, Giovanni Controneo e Ines Musumeci Greco per i collezionisti, Flavio Misciattelli e Franco Nucci per le fondazioni, Cecilia Casorati e Maria Rosa Sossai per le associazioni non profit e Filippo Rioniolo insieme a Eleonora Ghezzi per gli studenti. Finalmente nomi e cognomi ben definiti, referenti univoci titolati a parlare, in luogo del suk di personaggi in cerca di autore (per la serie: il curriculum questo sconosciuto) che fino a oggi avevano in buona o in cattiva fede profittato del clima di agitazione per mettersi in luce. I movimenti di protesta civica servono a tutto fuorché a dare ruoli e incarichi a chi, giustamente, non se li è guadagnati “sul mercato”.
Il tempo purtroppo non è stato sufficiente per eleggere la figura più importante dell’organismo: quella del portavoce che dovrà fare la sintesi di tutte le esigenze e le istanze e riportarle all’attenzione della politica, della stampa e all’esterno in generale. Si rimedierà nei prossimi giorni, con Raffaele Gavarro e Ludovico Pratesi candidati naturali all’incarico.
Non si rimedierà invece alla scelta piuttosto bizantina di proporre una consulta che nasce indebolita. Per avere la possibilità di procedere ad elezioni ancor più allargate e democratiche (?), la composizione della consulta assomiglierà infatti a uno qualsiasi dei famigerati “governi balneari” della Prima Repubblica: il 22 ottobre, sia che abbiano ben operato sia che siano stati incapaci, i membri eletti dovranno rimettere il mandato in vista di nuove elezioni (!) finalizzate a nominare i rappresentanti annuali. Un autogol. È un autogol sia non consentire ad un organismo di caratura “storica” di partire nel pieno dei suoi poteri, sia – vista la lista di eccellente qualità dei delegati eletti – non consentire a questi professionisti di lavorare con un vero mandato davanti e con un orizzonte temporale degno di questo nome.
I passaggi cruciali che la Consulta dovrà presidiare (le nuove delibere di Giunta sul Macro e la sua trasformazione in Fondazione), saranno dunque seguiti da rappresentanti dimezzati e fatalmente depotenziati. C’è da augurarsi che vi siano repentini spazi per un ripensamento strategico: le associazioni di categoria, da che mondo è mondo, hanno in primis la mission di essere efficaci e di portare a casa il risultato. Gli estremismi democratici e le derive elettive rischiano di rendere tutto macchinoso. Oltre che incomprensibile all’esterno.

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