Resuscitare un artista è poi così sbagliato? Ettore Favini e la locandina sugli zombie di Sgarbi a Venezia

  “Sgarbi ci regala ‘L’Arte non è Cosa Nostra’? Il titolo mi sembra esplicito, perchè l’Arte (quella con la A maiuscola) è così lontana da lui che proprio non è cosa sua…”. Non gliele manda a dire, Ettore Favini, al curatore-performer del Padiglione Italia. E ci costruisce sopra anche una locandina d’artista, non sapendo – […]

 

Sgarbi ci regala ‘L’Arte non è Cosa Nostra’? Il titolo mi sembra esplicito, perchè l’Arte (quella con la A maiuscola) è così lontana da lui che proprio non è cosa sua…”. Non gliele manda a dire, Ettore Favini, al curatore-performer del Padiglione Italia. E ci costruisce sopra anche una locandina d’artista, non sapendo – o forse sì? – di fare un po’ il suo gioco.
Sì, perché ormai emerge abbastanza chiaramente – è capitato anche con noi di Artribune – che le reazioni più o meno scomposte lui le considera parte del suo “progetto”, al punto di non mancare di sollecitarle, anche platealmente (quando “sfida” i critici a colpi di “esporrò anche il culatello”).
Comunque la locandina di Favini va a parare su altro: ovvero sugli inviti ad artisti mai coinvolti nel “giro”, oppure usciti ormai da tempo. Parla di zombie, “resuscitati da un lungo sonno”: e qui, forse, prende di petto l’argomento più debole contro Sgarbi. Nel diluvio di critiche sulle modalità di selezione, sulla mostra-minestrone, sull’organizzazione che definire colabrodo è un complimento, sui tempi ormai ridicoli, eccetera, se c’è stata qualche debole voce che ha cercato di cogliere segnali positivi si è puntata proprio su quello. Ovvero sul fatto di “rimettere in gioco” certi artisti che per i motivi più diversi sono oggi esclusi dal dibattito, o ne sono usciti, e quindi di fatto si presentano come “nuovi”, e forse per questo vanno quantomeno giudicati dopo visti. Un’operazione che semmai rischia di essere inficiata dalle altre anomalie…

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