“Il quieto vivere”. Al cinema una tragicommedia di famiglia tra farsa e realtà
Chi non ha mai pensato, seduto a un pranzo di famiglia, di sentirsi come in un film? Gianluca Matarrese ha deciso di trasformare questa sensazione in realtà, raccontando la propria famiglia sul grande schermo
Il quieto vivere ha avuto la sua premiere internazionale a Copenhagen, al festival di documentari CPH:DOX, quest’anno in scena fino al 22 marzo 2026.
L’Italia al CPH:DOX di Copenhagen
Gianluca Matarrese non è un volto nuovo per il festival: è la terza volta che un suo lavoro viene selezionato, in un programma che negli ultimi anni sembra avere una connessione sempre più forte con l’Italia, come racconta uno dei programmatori. Ogni anno, il festival danese presenta numerosi documentari fuori concorso, arricchendo il programma con storie e visioni da tutto il mondo.
Quest’anno, tra gli highlight, dall’Italia arrivano due documentari molto diversi: oltre a Il quieto vivere, presentato in inglese con il titolo I Want Her Dead, c’è spazio per Below the Clouds, del maestro Gianfranco Rosi.
“Il quieto vivere” di Gianluca Matarrese
Il documentario di Matarrese racconta la storia di due cognate, cugine dell’autore, Imma e Maria Luisa, che si odiano da circa dieci anni. Vivono in un piccolo agglomerato di case su un colle, in un piccolo paese della Calabria. Da anni le due donne, vicine di casa, si fanno dispetti, si accusano a vicenda e depositano denunce senza prove, trascinando l’intera famiglia in una spirale di tensione e preoccupazione.
Entrambe sono donne forti e appariscenti, con uno stile decisamente esuberante. Ed è proprio la loro personalità a tenere lo spettatore incollato allo schermo, in un racconto che non perde mai tensione, pur concentrandosi su piccole schermaglie e dispetti quotidiani. A mediare tra le due ci sono tre zie e altri familiari che, in maniera tragicomica ma profondamente reale, cercano di porsi come giudici e mediatrici. In questo “tribunale domestico”, feroce e teatrale, la linea tra realtà e finzione diventa sorprendentemente sottile.
Un documentario al confine tra realtà e finzione
Una sapiente ironia colloca la scena iniziale in un teatro greco, dove prende avvio il confronto tra le due cognate. È una storia antica quanto le tragedie classiche o, più semplicemente, quanto la tradizione dei piccoli paesi italiani: litigi familiari interminabili, alimentati da motivi futili, dove l’odio si trasforma in esercizio di retorica e stile, e le discussioni assumono talvolta la forma di un melodramma. Eppure, tutto si svolge in un ambiente familiare caldo, raccontato senza stereotipi: si fa la pasta in casa, ci si riunisce quasi tutti insieme, si brinda alla pace della famiglia. Paradossalmente, questo odio atavico sembra tenere la famiglia più unita che mai, assegnando a ciascuno un ruolo preciso in questo gioco delle parti.
La storia di una famiglia italiana
Il quieto vivere racconta qualcosa che molti riconoscono: una storia di famiglia senza fronzoli, immersa nella realtà dei piccoli dispetti e della necessità, quasi rituale, di trovarsi un nemico. Per un pubblico internazionale, queste dinamiche possono sembrare finzione; a Copenhagen, certamente. Per molti italiani, invece, risuonano come qualcosa di profondamente familiare: un senso di casa e di famiglia che, a volte, si alimenta proprio nel fervore di un odio feroce e immotivato.
Matarrese riesce a raccontare la propria famiglia dall’interno, mantenendosi al contempo fuori dal conflitto, offrendo così un punto di vista insieme interno e osservativo sulle relazioni umane. Imma e Maria Luisa ci guidano dentro e fuori dalla realtà, saltellando tra realtà e finzione e, grazie alla regia, sembrano davvero uscite da un film.
Melissa Marchi
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