È aperta a Londra fino al 9 giugno una grande retrospettiva dedicata all’opera di Dorothea Tanning (1910-2012). L’artista surrealista americana, la cui ricerca si protrasse per ben sette decenni, ha espresso la sua poetica attraverso un vasto corpus di opere tra disegni, dipinti e sculture. Scomparsa a New York all’età di 101 anni e sposata con Max Ernst per trent’anni, la Tanning fu una delle protagoniste indiscusse del movimento surrealista, a cui si unì negli Anni Trenta, ma la sua arte andò ben oltre i confini del genere, esplorando anche l’astrattismo e il medium delle installazioni ambientali.
La mostra londinese, che mette insieme ben cento opere, è un’occasione imperdibile di approfondire una ricerca ingiustamente poco nota, soprattutto nei suoi esiti più recenti. Le immagini di Dorothea Tanning infatti, nella loro capacità di esplorare il mondo dell’inconscio combinando il familiare con lo strano e l’ignoto, risultano oggi di un’attualità straordinaria. Un highlight della mostra è rappresentato dalla ricostruzione dell’installazione Chambre 202, Hotel du Pavot (1970-3), un ambiente sensuale e bizzarro che simula una stanza d’albergo invasa di strane presenze che fuoriescono direttamente dalle pareti.

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AutoreDorothea Tanning
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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.