Non vogliamo che le nostre esistenze digitali scompaiano. E se vogliamo preservarle, dobbiamo fare in modo che gli oggetti che creiamo oggi possano ancora essere leggibili nel lontano futuro”. Si apre con le parole di Vint Cerf, uno dei padri di Internet, inventore del protocollo TCP/IP ed ex vicepresidente di Google, il video che documenta l’installazione hash2ash – everything saved will be lost, firmata dal collettivo polacco Pangenerator.
Il progetto, commissionato dal Museo Etnografico di Varsavia in occasione della mostra Teen Age, ben incarna infatti una delle paure più grandi della nostra epoca: quella di perdere i propri dati, vedendo scomparire in un momento tutti i propri ricordi. Una volta di fronte all’opera, lo spettatore viene invitato a scattare un selfie, ma l’immagine del proprio volto, subito dopo essere comparsa sullo schermo, si disintegra velocemente. Ogni pixel viene trasformato in un sassolino di ghiaia, andando a formare una cascata che cade rumorosamente al di sotto del monitor. Una metafora efficace del rapporto controverso tra bit e atomi e della volatilità degli artefatti in formato digitale.

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.