L’opera Shoot, quella in cui Chris Burden (1946 – 2015) si fa sparare in un braccio da un amico, è uno dei lavori di performance art più famosi della storia. Realizzata il 19 novembre 1971 negli spazi di F Space, una piccola galleria di Santa Ana, in California, l’azione fu vista dal vivo solo da uno sparuto gruppo di amici e collaboratori dell’artista. Il video che la documenta però, ha fatto il giro del mondo ed è stato esposto e acquistato da grandissimi musei come il MoMa e il Whitney.
In questo filmato, pubblicato dal New York Times, sentiamo per la prima volta la voce di Bruce Dunlap, l’amico e collega di Burden che accettò di puntare il fucile e premere il grilletto. Dunlap, che in seguito abbandonò la carriera artistica, afferma di aver compreso da subito l’importanza simbolica del gesto. La performance, realizzata proprio all’apice della guerra del Vietnam, commentava infatti in maniera estrema su temi importanti come la violenza, la fiducia, il ruolo del pubblico e i limiti dell’arte. “Penso che molta performance art di quel periodo rappresentava un tentativo di cercare di controllare il destino”, commenta Burden, “o di costruire l’illusione di poterlo controllare”.

– Valentina Tanni

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AutoreChris Burden
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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma e Milano. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020).