Film maker: Manfredi Bernardini
Coordinamento e intervista: Helga Marsala
Produzione: Artribune Television

Cosa c’entri Fancesco Simeti con quella sicilitudine avvinghiata all’immaginario collettivo, fatta di decadenza, di melanconia, di barocchismi e di contrasti, di sensualità e morte, d’enfasi e imperfezione, non è subito chiaro. Non a un primo impatto. Quella di Simeti è un’arte tutta teatrale, certamente. E nel teatro la Sicilia trova il proprio luogo d’elezione, antropologicamente e per attitudine antica. Ma è un teatro, quello dell’artista palermitano Nyc based, concepito come una grande macchina scenografica, linda, ordinata, perfetta, estetizzante. Decorativa, in senso stretto: con lo scopo esatto di sedurre, sfruttando la malia della superficie.
E però, a guardare da vicino, la sicilianità di Simeti affiora, silenziosamente. Nel percorso della Gam di Palermo, per esempio: tra un’infilata di wall paper, apparecchiati come fondali, una dark room animata da immaginifiche videopoesie, e un’inedita ambientazione chiaroscurale, pensata per il museo: un piccolo giardino effimero, che riprende i british garden di taglio orientale, mix di artificio e natura.
Così, in questa lucida mise-en-scène, non è solo la dimensione del teatro a imporsi, con discrezione, tra sfavillii e incantevoli trame. Perché Simeti, in realtà, gioca con l’ambiguo, con il perturbante, con quello che c’è ma non si vede, con quello che è deviato, sotterraneo, minaccioso, mimetizzato. L’inquietudine e la malattia, sotto la pelle delle immagini, dietro la forma delle cose. Disastri ambientali, perversioni ecologiche, fratture tra l’uomo e il suo habitat; e poi, scorrendo all’indietro, il tema della guerra, le frizioni tra popoli e culture, la difficoltà d’essere figli di un’armonia ideale e terrestre.
Simeti ce l’ha dentro quel senso di pericolo, di minaccia, di turbamento. E pur non raccontandolo col consueto lessico delle macerie e dell’ostentazione tragica, è da là che parte. Da una sofferenza che si fa reportage, poi denuncia, quindi forma: estetica del dubbio e dell’insidia, iconografia del bello obliquo. Si può essere siciliani in molti modi. Persino abitando da una vita a New York, persino raccontando la fragilità dei luoghi con quell’appeal ornamentale degli oggetti e delle immagini di scena. L’essenza, umanissima, dell’artificio: anche questo è teatro, anche questo è barocco. Anche questa è Sicilia.

Helga Marsala

Francesco Simeti, “An Artful Confusion”
a cura di Laura Barreca
Gam, Palermo – fino al 27 gennaio 2013
www.galleriadartemodernapalermo.it

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Helga Marsala
Helga Marsala è critica d'arte, giornalista, editorialista culturale e curatrice. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatorice dell’Archivio S.A.C.S (Sportello Artisti Contemporanei Siciliani) presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.