Dove nacque la ferrovia italiana: il museo di Pietrarsa in Campania, tra memoria, industria e paesaggio

Nasce in Campania il primo grande polo industriale italiano, ben prima della Breda e della Fiat. Le officine borboniche diventano un centro avanzato di produzione e manutenzione ferroviaria con l’obiettivo di emanciparsi dalla dipendenza tecnologica straniera e costruire in casa il progresso

C’è un luogo, tra Napoli e Portici, dove la storia dell’Italia moderna ha iniziato a correre su rotaie. Affacciato sul Golfo, con il Vesuvio alle spalle e il mare a pochi passi, Pietrarsa è il punto esatto in cui la ferrovia entra nel racconto nazionale, trasformando il modo di viaggiare e immaginare il futuro.

La storia del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa

Era il 3 ottobre 1839, quando due convogli percorsero in 11 minuti i poco più di sette chilometri che separano Napoli da Portici, inaugurando la prima linea ferroviaria italiana. Era un evento epocale per il Regno delle Due Sicilie e per l’intera Penisola. Quelle locomotive, progettate dall’ingegnere Armand Bayard de la Vingtrie su modelli inglesi, segnavano infatti l’ingresso dell’Italia nella modernità industriale. E non è un caso che, proprio lungo quella linea, Ferdinando II di Borbone decidesse di fondare, l’anno successivo, il Reale Opificio Meccanico, Pirotecnico e per le Locomotive: Pietrarsa. Qui dunque nasce il primo grande polo industriale italiano, ben prima della Breda e della Fiat. Le officine borboniche diventano un centro avanzato di produzione e manutenzione ferroviaria con l’obiettivo di emanciparsi dalla dipendenza tecnologica straniera e costruire in casa il progresso. Per oltre un secolo Pietrarsa è stata al centro, poi, con il declino delle locomotive a vapore e l’avvento dell’elettrico e del diesel, l’opificio ha perso progressivamente la sua funzione originaria, fino alla chiusura negli anni Settanta del Novecento.

L’istituzione del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa

Così, nel 1977 nasce il progetto di un museo ferroviario, inaugurato ufficialmente nel 1989. Ma è con i grandi interventi di restauro realizzati tra il 2014 e il 2017 che il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa assume l’aspetto e il ruolo che conosciamo oggi: un luogo in cui la memoria industriale dialoga con il paesaggio, la tecnologia e la cultura contemporanea. Passeggiare oggi tra i padiglioni ottocenteschi restaurati significa compiere un viaggio nel tempo che attraversa quasi centocinquant’anni di storia ferroviaria. Gli spazi, un tempo dedicati alle diverse fasi della produzione, ospitano oltre 55 rotabili storici: locomotive a vapore, elettriche e diesel, carrozze, automotrici, modelli e macchinari che raccontano l’evoluzione tecnica e sociale del trasporto su ferro. Dalle carrozze affollate con panche di legno alle iconiche “Centoporte” e “Terrazzini”, fino alle Littorine degli anni Trenta, simbolo di un nuovo modo di viaggiare, più rapido e confortevole.

Cosa non perdere al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa

Tra i pezzi più affascinanti spiccano le carrozze del treno reale, commissionato alla Fiat negli Anni Venti e consegnato nel 1929. Interni sontuosi, progettati dall’architetto Giulio Casanova, raccontano un’idea di viaggio come rappresentazione del potere. Dopo la fine della monarchia, quelle stesse vetture vengono trasformate nel treno presidenziale, adattando simboli e decorazioni a una nuova stagione istituzionale. Inoltre, nella grande sala detta “la Cattedrale”, per la sua struttura scandita da archi a sesto acuto, trova spazio il celebre plastico “Trecentotreni”, un’imponente ricostruzione ferroviaria un tempo collocata alla stazione di Roma Termini, oggi restaurata e perfettamente funzionante. Accanto, le installazioni multimediali e le esperienze immersive, come il viaggio virtuale sulla Bayard, riportano in vita la prima locomotiva italiana, rendendo accessibile una storia complessa anche per i visitatori più giovani.

Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa come centro culturale

A rendere Pietrarsa un unicum è anche il contesto. Il museo si estende su un’area di circa 36 mila metri quadrati, con spazi esterni valorizzati da un giardino botanico mediterraneo e da una terrazza sul mare protetta da un parapetto in vetro, da cui lo sguardo abbraccia l’intero Golfo di Napoli. È un dialogo continuo tra archeologia industriale e paesaggio, tra ferro e natura, che contribuisce a rendere la visita un’esperienza sensoriale oltre che culturale. Negli ultimi anni, il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa ha assunto anche un ruolo sempre più centrale come polo culturale e centro congressi. Le sale espositive, gli spazi per convegni, l’anfiteatro all’aperto e i giardini ospitano mostre, spettacoli, eventi istituzionali e iniziative aperte a pubblici diversi.

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Redazione

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