Accrochage. Il lato minimal di Pinault

Punta della Dogana, Venezia – fino al 20 novembre 2016. La nuova collettiva di opere del magnate francese presenta lavori caratterizzati dall’essenzialità e dalla sottrazione. Emozionanti nella loro semplicità. Un titolo generico per una mostra di qualità.

Goshka Macuga, Of what is, that it is; of what is not, that it is not 1 and 2, 2012 - Pinault Collection - Courtesy the artist - Installation view at Punta della Dogana, 2016 - © Palazzo Grassi, photo Fulvio Orsenigo
Goshka Macuga, Of what is, that it is; of what is not, that it is not 1 and 2, 2012 - Pinault Collection - Courtesy the artist - Installation view at Punta della Dogana, 2016 - © Palazzo Grassi, photo Fulvio Orsenigo

AZZERAMENTO
Un titolo generico – volutamente, spiega la curatrice Caroline Bourgeois nella dichiarazione d’intenti – che nasconde una mostra di qualità e per molti versi sorprendente. È Accrochage, nuovo episodio del ciclo di esposizioni a Punta della Dogana che presentano la collezione Pinault.
Molte le novità: due terzi degli artisti non erano ancora stati esposti dal magnate francese, e tutte e settanta le opere sono alla prima presentazione dopo l’acquisizione. Il tono generale della mostra tende decisamente al minimale, alla sottrazione: l’imponenza del “bunker” centrale è compensata dall’essenzialità dei dipinti murali di Sol LeWitt; l’azzeramento della forma-quadro è all’ordine del giorno nelle opere di artisti come Michel Parmentier ed Edward Krasiński, mentre nei lavori di Peter Dreher la serialità disinnesca qualsiasi retorica legata alla pittura come mezzo in sé.

Fabio Mauri, Schermo, 1970 - Drive In 2, 1962 - Schermo carta rotto, 1957-90 - Pinault Collection - Courtesy Giorgio Benni, Roma - Installation view at Punta della Dogana, 2016 - © Palazzo Grassi, photo Fulvio Orsenigo
Fabio Mauri, Schermo, 1970 – Drive In 2, 1962 – Schermo carta rotto, 1957-90 – Pinault Collection – Courtesy Giorgio Benni, Roma – Installation view at Punta della Dogana, 2016 – © Palazzo Grassi, photo Fulvio Orsenigo

FORME ASPECIFICHE
Ma i veri gioielli della mostra sono le sale monografiche dedicate a Nina Canell, con le sue opere che aspirano all’assimilazione nel contesto, a Dewain Valentine, con la sua scultura atmosferica, a Fernanda Gomes, che riflette sulla forma pura rendendola paradossalmente, definitivamente aspecifica. Si tratta di opere che colpiscono l’emotività facendo ricorso alla sottrazione, che amplificano lo spazio espositivo diluendosi in esso: una celebrazione della persistenza della forma ottenuta sottolineando la sua impurità costitutiva.
Da non perdere anche la sala su Fabio Mauri, i cui schermi trasmettono il nulla e la fine perpetua, i materassi letteralmente gelidi ma emozionanti di Pier Paolo Calzolari, la stanza bianca, amniotica e allucinata di Haim Steinbach e i bellissimi lavori di Günther Uecker, che instaurano un dialogo serrato tra peso e leggerezza. E si registra con piacere la presenza di Guillame Leblon, artista francese sin qui trascurato in Italia.

Pierre Huyghe, Untitled (Human Mask), 2014 - Pinault Collection - © Pierre Huyghe, Courtesy the artist; Marian Goodman Gallery, New York; Hauser & Wirth, London; Esther Schipper, Berlin; Anna Lena Films, Paris
Pierre Huyghe, Untitled (Human Mask), 2014 – Pinault Collection – © Pierre Huyghe, Courtesy the artist; Marian Goodman Gallery, New York; Hauser & Wirth, London; Esther Schipper, Berlin; Anna Lena Films, Paris

PERTURBANTE HUYGHE
Accrochage non è però una mostra a tema, come dimostrano le numerose eccezioni al tono minimale. Come la stanza dei sogni/incubi di Philippe Parreno, tra infanzia spensierata e atmosfere horror, i monumentali arazzi storico-politici di Goshka Macuga e l’eccezionale video di Pierre Huyghe: la protagonista, una scimmia-bambina, aggiorna la categoria del perturbante, donandogli sfumature decisamente inquietanti e difficili da dimenticare – così come la performance Ann Lee di Tino Sehgal, interpretata a turno da sei preadolescenti dotate di straordinarie doti recitative.
Un tocco ironico viene infine dalla collocazione della scultura di Charles Ray, che guarda verso il punto dove fu esposto il Ragazzo con la rana dello stesso autore, poi rimosso per volontà dell’amministrazione cittadina.

Stefano Castelli

Venezia // fino al 20 novembre 2016
Accrochage
a cura di Caroline Bourgeois
PUNTA DELLA DOGANA
Dorsoduro 2

041 2001057
www.palazzograssi.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/52916/accrochage/

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.

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