Il corpo, l’erotismo, l’architettura. Romano, Scarpa e Siza a Venezia

Fondazione Querini Stampalia, Venezia – fino al 15 maggio 2016. La mostra ripercorre il rapporto tra l’architettura e la rappresentazione del corpo umano, seppur in una sua accezione particolare: il disegno erotico. I celebri “Modi” di Giulio Romano sono così messi a confronto con circa cento disegni realizzati da due grandi architetti contemporanei: Carlo Scarpa e Álvaro Siza.

Álvaro Siza, Gli echi delle figure
Álvaro Siza, Gli echi delle figure

IL CORPO NEL TEMPO
Nella storia della cultura occidentale l’immagine del corpo umano ha ricoperto sempre una posizione di rilievo in numerose discipline. Il corpo e la corporeità sono stati analizzati e studiati in termini filosofici e matematici, così come in relazione all’astrologia e all’architettura.
Parlando proprio dei rapporti tra il corpo umano e l’architettura è immediato il richiamo alla figura dell’architetto romano Vitruvio, che nel suo testo De Architectura mise a confronto la struttura del corpo umano con quella di un edificio. La forza del pensiero vitruviano, e in particolar modo l’importanza che ebbe la sua riscoperta in piena età umanistica, è utile a spiegare perché tanti grandi architetti, in particolare quelli più abili nell’arte del disegno, si siano dedicati alla rappresentazione del corpo umano.

EROTISMO IN MOSTRA
Tra questi vi fu, naturalmente, anche Giulio Romano. Proprio dall’analisi di alcuni sui disegni, i Modi, prende il via il discorso che caratterizza la mostra “I Modi” di Giulio Romano e i modi di Carlo Scarpa e Álvaro Siza, curata dal direttore della rivista Casabella, Francesco Dal Co.
I Modi di Giulio Romano sono sedici disegni erotici, oggi andati perduti, che il celebre allievo di Raffaello realizzò a seguito del suo trasferimento alla corte dei Gonzaga a Mantova. Tradotti poi in incisioni da Marcantonio Raimondi, i disegni furono pubblicati come illustrazioni di un libretto di sonetti licenziosi composti da Pietro Aretino. I contenuti espliciti del libro, come delle immagini, valsero però il bando da parte della curia pontificia. Tuttavia, il testo sopravvisse in clandestinità, acquisendo una fama importante.
Con un interessante collegamento, Dal Co mette a confronto, nella sua mostra, i Modi di Giulio con i modi, vale a dire i disegni erotici, di Scarpa e Siza. La Fondazione Querini Stampalia accoglie, quindi, circa cento disegni inediti realizzati dai due architetti.

“I Modi” di Giulio Romano e i modi di Carlo Scarpa e Álvaro Siza - installation view at Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2016 - photo © Alessandra Chemollo
“I Modi” di Giulio Romano e i modi di Carlo Scarpa e Álvaro Siza – installation view at Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2016 – photo © Alessandra Chemollo

DUE ARCHITETTI E UN GRANDE ARTISTA
L’interesse per i disegni di Giulio Romano da parte di Álvaro Siza è reso esplicito dalla presenza in mostra di un’affascinante edizione dei sonetti dell’Aretino, naturalmente corredati dalle incisioni del Raimondi, sulla quale lo stesso Siza ha riprodotto, con un tratto sicuro, netto e essenziale le sue personali copie delle immagini dei Modi. Lo stesso tratto caratterizza anche le immagini d’invenzione dell’architetto portoghese, i cui disegni lascivi sono caratterizzati dalla medesima linea sinuosa e libera che caratterizza anche la sua architettura. Del tutto diversi sono gli schizzi di Carlo Scarpa, più dettagliati e attenti, decisamente più legati a una dimensione progettuale. Le figure di donne che egli rappresenta sono utili a percepire le proporzioni e i rapporti oggettuali, ma sono soprattutto le prime osservatrici di ciò che, all’interno della superficie del disegno, sta loro attorno, ovvero l’architettura, seppur ferma ancora a una mera dimensione progettuale: non a caso, infatti, alcuni dei disegni erotici di Scarpa sono tracciati celermente su dei fogli che ospitano anche i più freddi e schematici progetti architettonici. Come sostiene Dal Co, le modelle vanno quindi a indicare la nostalgia di Scarpa per un rapporto intimo con il mondo, un rapporto che egli considera oramai definitivamente compromesso.

Daniele Mulas

Venezia // fino al 15 maggio 2016
“I Modi” di Giulio Romano e i modi di Carlo Scarpa e Álvaro Siza
a cura di Francesco Dal Co
FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA
Campo Santa Maria Formosa
041 2711411
[email protected]
www.querinistampalia.org

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/52035/i-modi-di-giulio-romano-e-i-modi-di-carlo-scarpa-e-alvaro-siza/

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Daniele Mulas
Sono nato a Cagliari nel 1990. Proprio a Cagliari ho iniziato la mia formazione in ambito artistico frequentando il corso di laurea in Beni Culturali storico-artistici e interessandomi alla comunicazione dei beni artistici, lavorando come guida turistica e dedicandomi all'ideazione e organizzazione di eventi culturali. Nel 2013 mi sono trasferito a Bologna per frequentare il corso di laurea magistrale in Arti Visive. Nella stessa città, ho collaborato a eventi quali la fiera Setup Art Fair e il festival Performing Gender, tenutosi al museo MAMbo, alla mostra "Diari di viaggio. Storie di città illustrate", parte del festival di fumetto e illustrazione BilBolBul 2015, e a diverse attività dell'associazione culturale Kunstrasse. Nell'estate del 2015 ho svolto uno stage presso il Settore Arti Visive e Architettura della Biennale di Venezia. In occasione del mio stage, in particolare, ho avuto modo di occuparmi della gestione del processo di virtualizzazione della 56. Mostra Internazionale d'Arte "All the World's Futures" in collaborazione con Google Cultural Institute. A gennaio 2016 sono stato assunto presso il settore Arti Visive e Architettura della Biennale di Venezia e attualmente lavoro all'interno del team organizzativo della 15. Mostra Internazionale di Architettura "Reporting from the Front".