Il teatro della frammentarietà. Carlo Alfano a Napoli

Studio Trisorio, Napoli – fino al 3 giugno 2016. La rappresentazione è al centro della mostra partenopea dedicata a Carlo Alfano. Una geografia di figure che, presentificandosi nella tele, si assentano per svelarsi nell’incontro con l’altro.

Carlo Alfano, Eco-Discesa n.2, 1981-82
Carlo Alfano, Eco-Discesa n.2, 1981-82

“Si vede il proprio Angelo, mai l’Angelo di un altro”, recitava Rimbaud. Per ogni uomo l’io è il centro del mondo, l’unica possibile superficie specchiante del sé. La contemplazione narcisistica del proprio essere scandisce il ritmo della mostra che lo Studio Trisorio dedica a Carlo Alfano (Napoli, 1932-1990), presentandone gli ultimi lavori. Tele di grandi dimensioni si ergono alle pareti in un gioco di ombre e silenzi, determinati dalla negazione spazio-temporale e dalla presenza di figure evanescenti che diventano chiavi d’accesso per il recupero della propria identità. Le figure sono sospese nel tempo, frammentate e in bilico, in attesa di autoidentificarsi nell’altro. Come lo stagno di Narciso, le tele dai toni scuri e opachi riflettono l’immagine dell’artista, che scopre la centralità esistenziale del proprio io solo nel suo doppio, replica del sé obbligata a ripetersi fino a restituire all’essere la sua autenticità.

Francesca Blandino

Napoli // fino al 3 giugno 2016
Carlo Alfano – La pienezza dell’assenza
STUDIO TRISORIO
Riviera di Chiaia 215
081 414306
[email protected]
www.studiotrisorio.com

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/52777/carlo-alfano-la-pienezza-dellassenza/

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Francesca Blandino
Francesca Blandino nasce a Benevento nel 1986. Specializzata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università Suor Orsola Benicasa di Napoli, sviluppa un forte interesse per le pratiche artistiche rivolte al sociale. Nel 2012 frequenta il Master in Curatore Museale e di Eventi Performativi presso lo IED (Istituto Europeo del Design) di Roma, per approfondire le dinamiche curatoriali legate all’arte contemporanea e definire meglio la sua ricerca, intenta a scovare e creare quei piccoli mondi possibili in cui il cambiamento del sistema attuale delle cose può essere sovvertito, in quanto “l’opera d’arte rappresenta un interstizio sociale” (N. Bourriaud), uno spazio libero aperto verso possibilità altre. Attualmente lavora presso la Fondazione Morra – Museo Hermann Nitsch di Napoli.