Sentimento del tempo. Giorgio de Chirico a Istanbul

Pera Müzesi, Istanbul – fino al 1° maggio 2016. Giorgio de Chirico sbarca al museo turco con una sfilata di opere che attraversano tutta la vita di un poeta dell’immagine. Una mostra importante, nel quadro di una serie di iniziative targate Italia.

Giorgio de Chirico, Arrival of the Moving Van, 1965 ca. - Fondazione Giorgio e Isa de Chirico
Giorgio de Chirico, Arrival of the Moving Van, 1965 ca. - Fondazione Giorgio e Isa de Chirico

DE CHIRICO L’ORIGINARIO
Una grande retrospettiva, organizzata tra il quarto e il quinto piano del Pera Müzesi, attraversa la figura di Giorgio de Chirico (Volos, 1888 – Roma, 1978), la cui pittura è un pensiero, una riflessione costante sugli statuti stessi della pittura, di una cultura dello sguardo che deposita sulla tela fiammeggianti visioni.
Inserita nel programma di Orizzonti italiani (serie di eventi italiani realizzati in Turchia) e realizzata grazie alla fruttuosa collaborazione fra la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico e il Pera Müzesi – il progetto è realizzato anche con il prezioso contributo del Consolato italiano e dell’Istituto Italiano di Cultura a Istanbul –, la mostra è un appuntamento esclusivo che non solo invita lo spettatore nel mondo di un pensatore che, come rivela Hebdomeros (“Ebdòmero è l’autobiografia di de Chirico e il suo autoritratto”, ha suggerito per tempo Jole de Sanna), all’originale predilige l’originario, ma anche un invito a leggere la ricerca sovratemporale e sovrastorica di un poeta dell’immagine che raggiunge “la determinazione dei luoghi eterni dove l’oggetto rimane solo in funzione della sua vita simbolica ed enigmatica” (André Breton).

IL LEGAME CON ISTANBUL
Con Giorgio de Chirico. Dünyanın Gizemi / The Enigma of the World Istanbul celebra così una figura totale (l’occasione è adatta per ricordare un «legame anche familiare, visto che il padre di de Chirico, Evaristo, nacque proprio a Istanbul, ricorda la console generale Federica Ferrari Bravo) che, grazie alla scelta e all’attenzione curatoriale di Fabio Bensi, espone l’avventura intellettuale di un maestro assoluto.
Divisa in dieci sezioni, la great exhibition racconta via via il suo sapore mediterraneo che si amalgama con trovate sempre eleganti e inaspettate, alle gustose parabole del mito e della storia, della natura morta e del paesaggio.

Giorgio de Chirico, 1 di 66 litografie per Calligrammes di Gustave Apollinaire, 1930 - Fondazione Giorgio e Isa de Chirico
Giorgio de Chirico, 1 di 66 litografie per Calligrammes di Gustave Apollinaire, 1930 – Fondazione Giorgio e Isa de Chirico

AQUILONI E CALLIGRAMMI
L’allestimento del quinto piano, come un’agorà le cui arcate ricalcano una delle tante piazze d’Italia realizzate dall’artista, è un dialogo immediato con l’atmosfera elegiaca e con il sentimento sospeso del tempo, con la freschezza antica di un giovane fabbricatore di aquiloni: “Ero diventato un vero maestro nella fabbricazione di aquiloni che facevo con carte colorate”. Sfilano, tra le opere, splendide litografie (brillanti quelle realizzate per i Calligrammes di Apollinaire), sculture, autoritratti e manichini. Al quarto piano, tra le varie pagine del racconto (in mostra è presente anche una videointervista del 1973), Il ritorno di Ulisse (1968) lascia senza fiato, porta il mare in una stanza con i suoi silenzi, con i suoi disegni che si dissolvono nell’eterno, nell’immutabile.

Antonello Tolve

Istanbul // fino al 1° maggio 2016
Giorgio de Chirico – Dünyanın Gizemi / The Enigma of the World
a cura di Fabio Bensi
PERA MÜZESI
Meşrutiyet Caddesi 65
+90 (0)212 3349900
[email protected]
www.peramuseum.org

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.