Al di là delle forme: la metafisica geometrica di Marco Tirelli

Grande personale nella sua città per Marco Tirelli, che orchestra negli spazi del Macro Testaccio uno spettacolo meditativo fatto di pittura e metafisica. E c’è anche un’installazione ambientale. A Roma, fino al 13 maggio.

Marco Tirelli - veduta della mostra presso il Macro Testaccio, Roma 2012 - courtesy Galleria Giacomo Guidi, Roma - photo Giorgio Benni

Prendete lo spazio del Macro Testaccio, architettonicamente essenziale e ricco di memoria (seppur controversa, trattandosi di un ex mattatoio) e associatevi la prima grande mostra monografica di Marco Tirelli (Roma, 1956), pensata proprio per questo luogo. Aggiungete il fatto che è stata realizzata in collaborazione internazionale con il Musée d’art Modern de Saint-Etienne Metropole (che la ospiterà il prossimo anno) e che è curata da Bartolomeo Pietromarchi, neodirettore del polo di arte contemporanea romano.

Il risultato è un’esperienza multisensoriale: visiva, fisica, di prossemica spaziale e intellettuale. Bianchi e neri, vuoti e pieni, forme intellegibili e pulviscoli. Le venticinque opere, alte tre metri, realizzate site specific e firmate da uno dei più apprezzati artisti italiani, invitano lo spettatore in un viaggio metafisico dove protagonista è la forma geometrica. Non spaventano le dimensioni, pure imponenti, delle opere; a innescare un sentimento di straniamento è il fascino del reale che viene decontestualizzato.

Marco Tirelli - Senza titolo - 2012 - courtesy Galleria Giacomo Guidi, Roma - photo Rodolfo Fiorenza

Due i padiglioni. Nel primo, ordinato e razionale, sono raccolte le opere in cui è evidente il processo artistico di registrazione dei dati reali, distillati tramite un complesso procedimento intellettuale ma ben intellegibili. Tirelli illumina delle forme che diventano interstizi geometrici di realtà, allusioni di strutture che, come lui stesso afferma, creano “una superficie che palpita, quasi voglia scappare da se stessa”, nel tentativo di sfuggire da un “unico senso”. Ed ecco apparire recipienti, coni, quadrati, giochi prospettici e piccoli oggetti apparentemente senza importanza. Opere senza titolo che invitano lo spettatore a perdersi nel proprio labirinto mentale. Perché secondo Tirelli “la superficie è un’illusione fisica e la pittura può mettere in scacco le apparenze.” L’artista romano, diplomato in scenografia, fu allievo di Toti Scialoja e mostra di conoscere bene l’importanza dello spazio e della prospettiva, insieme alle infinite possibilità di orientamento dello sguardo. Lo spettatore è perso in un incantesimo in bianco e nero, un gioco di allusioni che rasenta la dimensione meditativa.

Marco Tirelli - veduta della mostra presso il Macro Testaccio, Roma 2012 - courtesy Galleria Giacomo Guidi, Roma - photo Giorgio Benni

Nel secondo padiglione un’installazione ambientale diventa palcoscenico per un “teatro della memoria” ancora più ermetico e carico di riferimenti, geometrie, richiami. Consigliata la visione in solitaria.

Geraldine Schwarz

Roma // fino al 13 maggio 2012
Marco Tirelli
a cura di Bartolomeo Pietromarchi
MACRO TESTACCIO
Piazza Orazio Giustiniani 4
06 671070400
[email protected]
www.macro.roma.museum

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