Seconda Natura. L’arte digitale di Quayola in mostra all’Orto Botanico di Padova

Dal 14 novembre al 6 gennaio l’Orto Botanico di Padova ospita una mostra personale di Quayola, artista italiano con un’affermata carriera internazionale. Le sue opere fondono, a livello concettuale ed estetico, il mondo della natura con quello della tecnologia digitale

Quayola, 'Jardins d'Été', 4k video
Quayola, 'Jardins d'Été', 4k video

La natura incontra il suo doppio digitale in una mostra che sta per aprire all’Orto Botanico dell’Università di Padova, un luogo insolito e affascinante che fa parte del Patrimonio Unesco. Prodotta dalla Fondazione Alberto Peruzzo in collaborazione con la Galleria Marignana Arte di Venezia, Seconda Natura è una personale di Quayola (Davide Quagliola; Roma, 1982), artista romano da molti anni residente a Londra, molto noto a livello internazionale. La sua ricerca, che si sforza di trovare nuove modalità estetiche e concettuali per comprendere la tecnologia e soprattutto per mettere a fuoco il suo ruolo all’interno dei meccanismi di percezione e comunicazione umana, ha spesso preso come punto di partenza gli elementi naturali, con predilezione per piante e giardini.

TRA NATURA E ARTIFICIO

Negli spazi dell’Orto Botanico verranno esposte opere delle serie Remains e Jardins d’Été, che hanno per soggetto fiori e foreste, richiamandosi anche alla grande tradizione della pittura di paesaggio ottocentesca, dagli Impressionisti a Vincent van Gogh. La visione dell’uomo e quella della macchina qui si intrecciano e compenetrano, dando vita a un’estetica ibrida, complessa, in grado di superare qualsiasi contrapposizione dualistica tra naturale e artificiale. Nei Jardins d’Été ad esempio, i segni di colore evocano la pittura impressionista, ma le pennellate sono in realtà generate, sempre diverse, da una serie di algoritmi. La foresta spettrale di Remains, invece, è ricostruita a partire da una serie di dati numerici raccolti tramite la tecnica del laser scanning 3D e poi trasformanti in una nuvola di fittissimi puntini bianchi.

– Valentina Tanni

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Autore Quayola
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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.