Una mostra alla Kunsthaus Langenthal in Svizzera racconta il disagio dell’era digitale

Internet è un ambiente ormai dominato dalle grandi corporation. Usiamo i servizi online ogni giorno ma non possiamo fare a meno di sentirci a disagio. Una mostra si rivolge agli artisti per trovare delle alternative.

Zach Blas & Jemima Wyman, im here to learn so )))))), 2017
Zach Blas & Jemima Wyman, im here to learn so )))))), 2017

Peter Sunde, co-fondatore del celebre sito di file sharing The Pirate Bay, ha recentemente dichiarato: “Internet ha fallito, è andato tutto storto. Abbiamo centralizzato tutti i nostri dati e li abbiamo affidati a un tizio che si chiama Mark Zuckerberg, che è praticamente il dittatore più potente del mondo pur non essendo stato eletto da nessuno. E Trump può disporre di questi dati. Tutto quello che poteva andare male è andato male e non penso che ci sia modo di fermare questo processo”.

LA DENUNCIA DI SUNDE DIVENTA UNA MOSTRA

Il suo grido di allarme, che ha fatto rapidamente il giro del mondo, è una delle manifestazioni più radicali di un disagio che milioni di persone vivono ogni giorno: la consapevolezza di abitare un ambiente digitale che non ha più niente delle utopie libertarie degli anni d’oro. Un world wide web ormai dominato dalle grandi corporation, in cui veniamo profilati, indirizzati e controllati. Pur non potendo più fare a meno della componente online dell’esistenza, e pur riconoscendo l’utilità di molti di questi servizi online (pensiamo a colossi come Google, Facebook e Amazon) iniziamo ad avvertire un crescente senso di malessere, che deriva da una sempre più palese centralizzazione delle risorse e dei servizi sul web.

Benjamin Grosser. GoRando
Benjamin Grosser. GoRando

30 ARTISTI ALLA RICERCA DI ALTERNATIVE

Parte da queste riflessioni il progetto Raus aus dem digitalen Unbehagen / Escaping the Digital Unease, che apre il 30 agosto alla Kunsthaus Langenthal, in Svizzera. La mostra, curata da direttore del museo Raffael Dörig in collaborazione con Domenico Quaranta e Fabio Paris del Link Art Center di Brescia, cerca di indagare questo scenario attraverso le opere di una trentina di artisti e collettivi di tutto il mondo, tra cui molti nomi noti della scena new media come JODI, Olia Lialina, Aram Bartholl, Trevor Paglen, Cao Fei e il già citato Peter Sunde, oltre agli italiani Elisa Giardina Papa e Silvio Lo Russo.
Dai primi anni del web”, si legge nel testo di presentazione, “gli artisti vi hanno stabilito i propri spazi e canali di comunicazione. Hanno creato lavori che reagiscono alla commercializzazione e ai limiti del sistema in maniera critica. Ora è giunto il momento di interrogarsi su nuove forme di critica, sulla possibilità di piattaforme e strumenti indipendenti, e di rivisitare le utopie dei primi anni del web – di sollevare, in altre parole, la questione delle alternative.”

– Valentina Tanni

Langenthal, Svizzera // dal 31 agosto al 13 novembre 2017
Raus aus dem digitalen Unbehagen / Escaping the Digital Unease
Kunsthaus Langenthal
a cura di Raffael Dörig, Domenico Quaranta e Fabio Paris
Opening: 30 agosto 2017, ore 18
www.kunsthauslangenthal.ch

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.

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