L’intelligenza artificiale in tre app

Sempre più a portata di mano, l’intelligenza artificiale è un ambito che si sta facendo strada anche nelle app. Ecco tre esempi, che spaziano dalla psicoterapia alla musica.

1. ELIZA

Eliza

State per fare la conoscenza di una delle pietre miliari dell’informatica. Eliza è un programma di elaborazione del linguaggio naturale creato fra il 1964 e il 1966 al MIT – Massachusetts Institute of Technology, presso l’Artificial Intelligence Laboratory di Joseph Weizenbaum. È stato creato per dimostrare le potenzialità dell’interazione in linguaggio naturale fra uomo e macchina, simulando la conversazione. In quanto tale, Eliza è stato uno dei primi chatterbots, ma è stato anche considerato come uno dei primi programmi in grado di passare il test di Turing. Eliza elabora gli input dell’utente e si impegna nel discorso, seguendo le regole e le direzioni degli script su cui è stata programmata. Lo script più famoso, quello del medico, simula uno psicoterapeuta rogersiano. Questo può essere di grande utilità, perché Eliza è gratuito, a differenza di quasi tutti gli psicoanalisti a disposizione, e vi stupirà perché è in grado di rispondere alle vostre affermazioni con altre domande, proprio come fa il vostro dottore dietro pagamento di parcelle salatissime. Ma Eliza può essere di grande aiuto anche quando si progettano degli interventi artistici. Eliza non vi ruberà mai l’idea e vi potrà fare domande per aiutare ad approfondire la vostra idea e scoprire dettagli a cui non avevate ancora pensato.

www.myhome-app.com 

costo: free
piattaforme: iOS, Android

2. MELODIST

Melodist

L’intelligenza artificiale ci può aiutare a trovare nuove forme di ispirazione o nuove modalità di fruizione artistica. La app Melodist riesce a codificare le immagini presenti nel proprio album fotografico in melodie, uniche e irripetibili, analizzando la variazione della tonalità, della saturazione e della luminosità, oppure la sequenza di pixel che la formano. Un file di immagini è un mistero che contiene molte sorprese. All’interno dei file, infatti, sono codificate informazioni sulla data di creazione e sul formato dei file; se si tratta di formati compressi oppure più estesi, e soprattutto la descrizione della sequenza di pixel. Gli esperti di formati digitali sono in grado di analizzare i file per comprendere, ad esempio, se la foto è stata modificata o se esistono discrepanze fra la data effettiva della creazione e un’altra data “appiccicata” a forza sul file. A prescindere da questo, Melodist ricodifica le informazioni del file utilizzando una sorta di intelligenza artificiale per avvicinare le caratteristiche visive a una qualche forma di gradevolezza acustica. Può aiutarci a comprendere le immagini attraverso un altro senso, e quindi aiutarci nella percezione artistica e nel capire ciò che vediamo. Non ultima, può essere interessante “sentire” ciò che proviamo quando guardiamo un viso amato.

sonarmusical.com

costo: free
piattaforme: iOS

3. MONI.AI

Moni.ai

Di recente un noto giornale di analisi finanziare ha lanciato un’interessante provocazione: l’era degli smartphone sta per finire. Sembra pazzesco, ma i loro analisti starebbero codificando i dati sulle vendite e sullo sviluppo di software e hardware di quello che è diventato il nostro inseparabile companion digitale, prevedendo che fra non molto tempo, non ancora precisato, tutti ci sbarazzeremo del caro device. Ma a favore di cosa? Di dispositivi molto più leggeri, indossabili, e tutti dotati di intelligenza artificiale per decodificare le nostre richieste a voce, in linguaggio naturale, come da tempo sta facendo Siri, l’assistente vocale di Apple, o Alexa di Amazon, o Google. Saranno orologetti o auricolari interattivi o occhiali o anelli? È impossibile prevederlo ora, come è impossibile stabilire se Business Insider stia facendo una profezia o pubblicità occulta a qualche big dell’ambiente. Quello che possiamo fare è studiare meglio come funziona l’intelligenza artificiale e come si può creare un’applicazione di intelligenza artificiale attraverso Moni.ai: semplice app, ma che permette di poter creare in modo intuitivo moltissime applicazioni di AI senza bisogno di conoscere per forza astrusi linguaggi di programmazione, utilizzando forme di “intelligenza connessa” di tutti gli attuali utilizzatori mondiali.

www.moni.ai

costo: free
piattaforme: iOS, Android

Simona Caraceni

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #37

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua inserzione sul prossimo Artribune

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Simona Caraceni
Simona Caraceni, giornalista pubblicista, si occupa di nuove tecnologie e multimedialità dal 1994, fondando con Pier Luigi Capucci NetMagazine poi MagNet, la prima pubblicazione elettronica in Italia. Ha insegnato all'Università di Bolzano, Macerata, Firenze, lo IED e la NABA di Milano, il DAMS ed il Dipartimento di Informatica dell'Università di Bologna, ed in numerosi corsi di aggiornamento professionale. Come attività di ricerca fa parte del Planetarium Collegium, il network internazionale di studiosi, artisti e docenti che approfondiscono il rapporto fra arte e tecnologie. E' M. Phil. in Technology e Ph.D. Researcher in Aesthetics and Technology per il Planetary Collegium (University of Plymouth). Membro ICOM, fa parte dell'Executive Board di AVICOM ed è Coordinatore della Commissione Audio-Visivi e Nuove Tecnologie di ICOM Italia. Nell'ambito della ricerca applicata si occupa di "musei virtuali", augmented reality, didattica tramite le nuove tecnologie e interaction design.