Re-Future: il workshop che insegna ai giovani migranti a raccontarsi con uno smartphone

Il progetto, promosso dalla Dugong Films e dall’associazione Accoglierete, è partito lo scorso marzo a Siracusa e si concluderà a dicembre. Coinvolti venti minori stranieri non accompagnati, che impareranno le tecniche dello storytelling visivo per narrare il viaggio dalla loro terra verso l’Italia

Re-Future, workshop presso l'Accademia di Belle Arti di Siracusa. Ph. Marta Tagliavia
Re-Future, workshop presso l'Accademia di Belle Arti di Siracusa. Ph. Marta Tagliavia

Storia, letteratura e cinema ci hanno tramandato racconti a metà tra il realistico e il romanzato di esploratori in giro per il mondo, a caccia di nuove terre e di incontri con popolazioni e culture lontane. Diari di viaggio che narrano la voglia di scoperta, la curiosità verso l’ignoto, senza paure e incertezze. Non può dirsi lo stesso del tipo di viaggio oggi sempre più tragicamente diffuso, quello affrontato dai migranti. Paura e incertezza qui hanno il sopravvento, in un limbo da cui però emerge con forza la speranza per un futuro migliore, da vivere e da narrare. Ai racconti dei viaggiatori contemporanei, i migranti, è dedicato Re-Future, il progetto promosso dalla Dugong Films, società di produzione audiovisiva specializzata in opere che coniugano ricerca artistica e temi sociali, e da Accoglierete, associazione siracusana tra le prime in Italia a sostenere e diffondere il ruolo del tutore legale volontario per far fronte all’emergenza dei minori stranieri non accompagnati che approdano tutti i giorni sulle coste italiane.

UN WORKSHOP CHE OFFRE PROSPETTIVE PER IL FUTURO

Refugee e future sono i termini che danno emblematicamente vita alla parola Re-Future, il workshop di educazione all’immagine e filmmaking, tenuto dal regista e docente di comunicazione allo IULM di Milano Andrea Caccia, che lo scorso marzo è iniziato presso l’Accademia di Belle Arti di Siracusa, coinvolgendo un gruppo di venti giovani migranti. Scopo dell’iniziativa è insegnare a questi ragazzi a raccontare la realtà dal loro punto di vista, utilizzando lo smartphone come medium espressivo e artistico. Durante il workshop, che si concluderà a dicembre 2017, i giovani coinvolti nel progetto impareranno le tecniche dello storytelling, anche attraverso l’analisi collettiva delle immagini prodotte durante il corso, e dal confronto di queste con sequenze tratte dalla storia del cinema. A conclusione del progetto, i video realizzati dai ragazzi confluiranno in  un film documentario che racconterà l’esperienza del workshop e sarà distribuito su differenti piattaforme. “L’obiettivo è stimolare i giovani autori che lavorano in totale autonomia, per suscitare in loro sguardi responsabili, critici e liberi, favorendo il processo di inclusione nella nostra società attraverso uno scambio emotivo e culturale”, spiega Andrea Caccia. “L’acquisizione di una visione e di una tecnica per esprimersi, consente il superamento di ogni barriera linguistica e culturale, oltre a costituire un bagaglio di competenze e abilità che i ragazzi potranno sfruttare anche nel loro inserimento lavorativo”.

LE STORIE RACCONTATE DAI GIOVANI MIGRANTI

I video realizzati finora dai giovani migranti alloggiati a Siracusa offrono uno spaccato sulle loro vite quotidiane, sul loro modo di vedere ed esperire la terra in cui sono ospitati, ma soprattutto sui loro sogni. Omar, quindicenne del Gambia, sul lungomare di Ortigia canta in playback una canzone come fosse un cantante hip hop. Ahmed, egiziano di diciassette anni, riprende con il suo smartphone un pescatore intento a gettare le sue reti a largo di Ortigia, per poi girare la camera e mostrarsi sorridente nell’inquadratura. E poi c’è Said, che sogna di diventare uno chef e filma il suo impegno quotidiano nelle cucine di un ristorante. Quello che emerge da questi video è una serie di diari di viaggio dei tempi moderni, caleidoscopici e frammentati. Ma nonostante l’utilizzo delle nuove tecnologie, non viene meno il carattere di intimità e di verità che contraddistingue i racconti visivi di questi giovani viaggiatori di oggi. “Dare ai migranti la possibilità di esprimersi è il primo passo verso la loro piena integrazione”, racconta Iolanda Genovese, responsabile di Accoglierete per il progetto. “L’immediatezza del mezzo ha incuriosito i ragazzi, soprattutto quelli arrivati da pochi mesi, alloggiati nei centri di prima e seconda accoglienza, che non parlano italiano e sono stimolati dalla comunicazione non verbale”.

– Desirée Maida

www.dugong.it
www.accoglierete.org

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.