Alla fine l’arte continua a essere la vera protagonista della Paris Fashion Week

Da Schiaparelli a Acne Studios, dal surrealismo a Maria Antonietta. Dall’arte alla moda, tutto durante la Paris Fashion Week. Ecco il meglio che abbiamo visto in passerella

Arte ovunque, perlomeno alla Paris Fashion Week. Nelle collezioni delle più prestigiose maison, è impossibile non cogliere i riferimenti ad alcuni grandi artisti che hanno dettato, a modo loro, tendenza. Spaziando da un secolo all’altro, da un movimento artistico all’altro, arrivando poi al qui ed ora. La stagione primavera estate 2027 sembra confermare quanto la moda abbia ancora bisogno dell’arte per immaginare il futuro. E se la tecnologia promette di generare immagini all’infinito, sono proprio le maison a ricordarci il valore dell’atto creativo.

Schiaparelli alla Paris Fashion Week

Se c’è una maison per cui arte e moda sono da sempre quasi impossibili da separare, è Schiaparelli. Per la prossima bella stagione, Daniel Roseberry torna infatti alla figura di Elsa Schiaparelli e alla celebre Schiap jacket, quella giacca che negli Anni Trenta era diventata una vera tela per le collaborazioni con artisti come Salvador Dalí e Jean Cocteau. Roseberry riprende quell’idea e la trasporta nel presente. Il velluto, le decorazioni, le silhouette aderenti e i dettagli scultorei conservano quell’attitudine teatrale che è parte del DNA della maison, ma vengono inseriti in un guardaroba più quotidiano.

Paris Fashion Week 2026
Paris Fashion Week 2026

Louis Vuitton alla Paris Fashion Week

Da Louis Vuitton, invece, il rapporto con l’arte si trasforma in una riflessione sul futuro. Nicolas Ghesquière porta la collezione nella Cour Carrée del Louvre, trasformata in una sorta di spazio futuristico, con automobili volanti sospese sopra la passerella. Ma dietro l’immaginario fantascientifico c’è un’idea molto concreta del corpo e del suo rapporto con l’ambiente. La parola chiave della collezione è infatti ergonomia. Tessuti ultraleggeri, silhouette fluide e costruzioni tecnicamente complesse cercano di accompagnare il movimento invece di ostacolarlo. E se la Cruise 2027 aveva portato in primo piano l’arte di Keith Haring, con un omaggio esplicito all’artista americano, la collezione parigina sposta l’attenzione dall’immagine all’innovazione, dimostrando ancora una volta quanto per Ghesquière arte e tecnologia possano convivere.

Paris Fashion Week 2026
Paris Fashion Week 2026

Acne Studios alla Paris Fashion Week

Da Acne Studios, l’arte entra letteralmente nello spazio della sfilata. Il Collège des Bernardins viene trasformato in un galeone sospeso nel tempo, fra lampadari, tappeti e un immaginario piratesco. Al centro della scenografia compaiono inoltre i tappeti dalle superfici distorte realizzati dall’artista Faig Ahmed, che trasformano un elemento tradizionale in qualcosa di straniante e contemporaneo. È una scelta perfettamente coerente con il linguaggio di Jonny Johansson, che costruisce la collezione SS27 proprio sulla collisione fra epoche e codici: pirati, punk, romanticismo e abiti storici vengono mescolati fino a perdere i propri confini originari. L’arte, in questo caso, diventa deformazione della realtà.

Valentino SS27
Valentino SS27

Valentino alla Paris Fashion Week

E poi c’è Valentino, dove l’arte lascia spazio alla letteratura. Alessandro Michele sceglie la Bibliothèque Sainte-Geneviève di Parigi come teatro della sua SS27 e costruisce intorno alla collezione il concetto di “Antibiblioteca”, ispirato alle riflessioni di Nassim Nicholas Taleb sul valore dei libri che non abbiamo ancora letto. Gli ospiti sono stati invitati a portare un libro, trasformando il pubblico stesso in parte del racconto. La moda diventa così una forma di cultura personale, un archivio di possibilità e identità. È un’idea che Michele trasferisce anche agli abiti. Ciò che non indossiamo, come ciò che non abbiamo ancora letto, non è necessariamente inutile. Al contrario, custodisce una possibilità futura.

Chanel alla Paris Fashion Week

Anche Chanel non riesce a fare a meno dell’arte. Un anno dopo il debutto di Matthieu Blazy alla direzione creativa della casa di moda, lo stilista ha portato in passerella un’infinità di riferimenti artistici. Basti pensare alle famose ballerine di Degas, riportate in vita grazie a due abiti sapientemente cuciti che ricordano l’immaginario della danza classica, quella rappresentata su tela (e anche in sculture) dall’artista. Ancora, le trame irregolari di Edouard Vuillard, i cieli nuvolosi di Laura Owens, le forme astratte quanto minimaliste del grande artista Alexander Calder.

Giulio Solfrizzi

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Giulio Solfrizzi

Giulio Solfrizzi

Barese trapiantato a Milano, da sempre ammaliato dall’arte del vestire e del sapersi vestire. Successivamente appassionato di arte a tutto tondo, perseguendo il motto “l’arte per l’arte”. Studente, giornalista di moda e costume, ma anche esperto di comunicazione in crescita.

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