A Vienna una mostra su Helmut Lang: perché celebrare il padre del minimalismo nella moda?

Lontano dal sistema moda da oltre vent’anni, Lang resta una figura di riferimento per intere generazioni di fashion designer. Ecco perché

Il nome di Helmut Lang non compare spesso sulle pagine delle riviste di moda né domina i feed dei social contemporanei. Eppure, l’austriaco di nascita e newyorkese d’adozione ha segnato in modo indelebile la storia della moda degli ultimi decenni. Lontano dal sistema moda da oltre vent’anni, Lang resta una figura di riferimento per intere generazioni di fashion designer. Perciò, in occasione del suo settantesimo compleanno, che celebrerà il 10 marzo, e di una grande mostra al Museo delle Arti Applicate di Vienna, ripercorriamo la carriera di uno stilista capace di intrecciare profondamente moda e arti visive.

A Vienna una mostra su Helmut Lang: perché celebrare il padre del minimalismo nella moda?
Helmut Lang a Vienna

La formazione e i primi anni di Helmut Lang

Helmut Lang nasce il 10 marzo 1956 a Vienna. Il rigore austriaco, incline a un’estetica misurata e strutturata, lo accompagnerà lungo tutta la sua carriera. Della sua infanzia si conosce poco, ma è negli Anni ’70 che avviene il primo avvicinamento alla moda: apre un atelier a Vienna e inizia a costruire un linguaggio personale, essenziale e concettuale. Nel 1987 presenta la sua prima sfilata, attirando l’attenzione di un’industria pronta a entrare in una nuova fase di trasformazione. Dopo gli eccessi spettacolari degli Anni ’80 – fatti di opulenza, volumi esasperati e massima visibilità – la moda si avvia verso una stagione di minimalismo silenzioso. Lang diventa uno dei protagonisti di questa transizione.

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Helmut Lang 

Chi è stato Helmut Lang 

Lang è uno dei primi che ripensa l’erotismo non solo come parola ma come concetto: nel suo abbigliamento femminile degli Anni ‘90 si avvicina sempre più spesso al cosiddetto erotismo concettuale – un approccio socio-culturale in cui il corpo della persona viene ripensato in modo sofisticato, elevato da poter dare una visione sì, erotica, ma più sensuale. Lang, per esempio, comincia a lavorare con i tessuti semi-trasparenti che avvolgono il corpo in modo naturale. La sua forza risiede nella capacità di creare capi indossabili, pratici, lontani dallo sfarzo fine a sé stesso, pensati per restare attuali oltre le stagioni. Disegna per persone reali. Si concentra sull’essenziale: utilità, pulizia delle linee, rigore formale. Le sue modelle appaiono con un maquillage minimale, lontanissime dall’estetica teatrale e barocca di stilisti come John Galliano per Dior.

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Sfilata di Helmut Lang 

Helmut Lang, il protagonista degli Anni ’90

Gli Anni ’90 consacrano Helmut Lang come una delle figure centrali della moda internazionale. A metà degli anni ‘90 il suo marchio viene acquisito al 51% dal Prada Group, che successivamente rileverà l’intera quota. Il rapporto con Patrizio Bertelli, presidente del gruppo, si rivela tuttavia complesso: la tensione tra visione creativa e strategia commerciale segna un periodo decisivo della sua carriera. In quegli anni Lang espande il brand aprendo boutique a Vienna, New York (SoHo), Parigi, Milano, Monaco e in Asia. I suoi spazi retail non sono semplici luoghi di vendita, ma ambienti concepiti come estensioni concettuali del brand: monocromi, architettonici, radicali. La sua visione dialoga con quella di molti designer giapponesi: un’estetica intellettuale, anti-moda, utilitarista, fondata sul contenuto più che sulla decorazione. Poi, nel 1998 compie un gesto rivoluzionario: presenta la collezione Autunno tramite CD-ROM inviato a stampa e buyer, rendendo lo show disponibile anche online sul sito helmutlangny.com. È uno dei primi designer a sperimentare la digitalizzazione della sfilata. La scelta divide l’industria. Come osservò Anna Wintour sulle pagine del New York Magazine: “Nulla è paragonabile a una sfilata: c’è un’atmosfera, un’emozione particolare; gli abiti si percepiscono e si comprendono molto meglio”. Lang, però, aveva già intuito il futuro.

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Helmut Lang a Vienna

L’uscita dalla moda e l’approdo definitivo all’arte di Helmut Lang 

Nel 2005 Helmut Lang abbandona la moda per dedicarsi completamente all’arte contemporanea. In realtà, l’arte era sempre stata parte integrante della sua visione. Questo aspetto emerge con forza nella mostra HELMUT LANG: Séance de Travail 1986–2005, inaugurata al Museo delle Arti Applicate di Vienna e visitabile fino al 6 maggio 2026. L’esposizione non si limita a celebrare lo stilista, ma indaga il suo processo creativo: dai progetti dei primi negozi alla collaborazione con l’architetto Richard Gluckman per lo store milanese, fino al dialogo con figure come Louise Bourgeois. Particolarmente suggestiva è la ricostruzione filologica di una sfilata: lo spazio è segnato dalle posizioni della stampa, il front row, la passerella, le colonne sonore originali. Un’esperienza immersiva che restituisce il non-conformismo di Lang. Negli anni ‘90 molte maison mondiali guadagnano la loro fama grazie alle sfilate sfarzose, con delle scenografie e modelle costosissime. Lang prende un’altra strada, allontanandosi dalla ricchezza che urla al minimalismo puro. Alcuni i suoi capi simboleggiano e incorporano il sesso, però non sono di una nuova visione sex appeal. Come parla proprio lui nell’intervista per Artforum: “Voglio creare qualcosa di sensuale. Il mio lavoro è totalmente diverso da quella moda che punta a essere glamour”. 

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Helmut Lang 

La mostra su Helmut Lang a Vienna e la sua eredità come artista

Lang sceglieva la sottrazione. Il suo minimalismo non era povertà estetica, ma concentrazione concettuale. E la mostra di Vienna è stata realizzata grazie alla donazione da parte di Helmut Lang di oltre 10.000 oggetti che ora sono parzialmente esposti nella mostra. Lang tuttora lavora come artista, spostandosi tra New York City e Long Island. Nelle sale si possono trovare le immagini, scattate al Polaroid dello stilista, il backstage fotografato sulla pellicola, capi firmati da lui, una piccola stanza con le cuffie e moltissime monitor con i video delle sfilate – questa stanza audiovisiva di certo piacerebbe moltissimo a Lang.

Il grande artista non solo di moda ma anche di arte contemporanea si è per sempre segnato nel grande libro di storia della moda. Benché sia poco visto sulle grandi scene, continua a far parte del mondo dell’arte, partecipando alle esposizioni museali e collaborando come artista indipendente, tralasciando il proprio passato sulle spalle. Lang ha ridefinito il minimalismo trasformandolo in linguaggio culturale. I suoi capi non erano pensati per inseguire il futuro, ma per appartenere al presente – e forse è per questo che non hanno perso attualità. Oggi l’archivio Helmut Lang è tra i più ricercati sulle piattaforme di resale. Lontano dai riflettori, ma mai fuori dalla storia.

Vova Motrychuk

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