Inadeguati: why not? La moda secondo Comeforbreakfast

Il disagio derivante dal sentirsi inadeguati è lo spunto da cui ha preso forma la collezione autunno/inverno 2018 del duo di designer italiani composto da Antonio Romano e Francesco Alagna. Immortalata dalla fotografa Benedict Brink e interpretata dalle donne comuni di New York.

Comeforbreakfast, Unsuitable, collezione autunno inverno 2018. Photo Benedict Brink
Comeforbreakfast, Unsuitable, collezione autunno inverno 2018. Photo Benedict Brink

In era social di omologazioni e idee replicanti, dove è facile raggiungere lo stato di saturazione, non è semplice distinguersi con un proprio segno narrativo che metta in gioco una comunicazione diversa. I Comeforbreakfast, duo di designer italiani (all’anagrafe Antonio Romano e Francesco Alagna) che stagione dopo stagione ha tracciato una propria visione, fatta di una semplicità complicata mai scontata, di un minimalismo informale contemporaneo, che unisce la freschezza dello streetwear alla qualità rigorosa del made in Italy, ha scelto di farlo presentando la collezione autunno/inverno 2018 con un progetto fotografico inedito e inusuale: Unsuitable.
Il termine ‘unsuitable’, nella definizione che ne dà il Cambridge Dictionary, significa: “Non accettabile, non giusto per qualcuno o qualcosa, non adatto”. Il progetto è partito da questa sensazione, il sentirsi inadeguati, non adatti, uno stato dell’animo che spesso non si percepisce esteriormente, ma riguarda il sentire più profondo della persona, determinandone scelte e atteggiamenti sociali.

Comeforbreakfast, Unsuitable, collezione autunno inverno 2018. Photo Benedict Brink
Comeforbreakfast, Unsuitable, collezione autunno inverno 2018. Photo Benedict Brink

UNA FORZA POSITIVA

Da questa mancanza, i due designer hanno voluto cogliere una forza positiva, chiedendo a dieci donne conosciute durante il loro viaggi a New York, donne comuni ma vicine per attitudine al marchio, figure che li hanno sempre attratti per carisma e carattere, il significato che Unsuitable ha per ciascuna di loro. È stato quasi immediato accompagnare queste domande con una serie di scatti. Le dieci donne, dunque, sono divenute interpreti e protagoniste della collezione, indossandone i capi iconici: giacca e pantalone. Una sorta di uniforme, sempre uguale ma comunque diversa: declinata in dieci varianti di tessuto, che diviene statement, espressione della personalità di ciascuna.
Gli scatti della fotografa Benedict Brink hanno una luce pura, una cornice narrativa intima e informale: ogni donna è ritratta nell’intensità del momento, la stylist Vittoria Cerciello e la casting director Clare Rodhes ne hanno enfatizzato il carattere. I capi hanno acquistato forza e impatto visivo con una comunicazione spontanea, non incentrata sul disagio ma su qualcosa di diverso: ci mostrano donne carismatiche e sofisticate che, coscienti del proprio ruolo, interpretano lo stile del marchio con grande forza espressiva.
Si racconta così Stephanie Connor, una delle protagoniste di Unsuitable: “Inadeguata lo sono stata sempre: sono stata troppo giovane, troppo vecchia, troppo semplice, troppo inesperta, troppo timida, non abbastanza per gli altri, insufficiente. Oppure, forse, ero semplicemente diversa, diversa da quello che qualcun altro si aspettava”.

Stefania Seoni

www.comeforbreakfast.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #37

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Stefania Seoni
Stefania Seoni è una giornalista freelance e docente nel corso di Art Direction nel master di Fashion and Texile design in Naba. Dopo le prime collaborazioni con varie testate di moda (Elle Italia, Zero, Cabinet Corea)ha iniziato il suo percorso con Diane Pernet, curando la prima edizione alla Triennale di Milano di ASVOFF, il primo festival itinerante di Cinema e Moda. Con Diane Pernet ha inoltre curato la sezione emergenti di Asvoff, realizzato in collaborazione con Vogue Italia. Reporter per cinque anni in Italia per il blog Asvof, ha seguito e segue i designer emergenti. Si occupa attualmente di copywriting per diversi brand, scrive di moda e arte per il magazine tedesco Zoo.