A.I. Prove tecniche di trasmissione, una mostra tra storia del costume e moda ad AltaRoma

La ricerca tessile e la riscoperta degli archivi dove il valore delle creazioni artigianali, custodite con cura da collezionisti e sartorie teatrali, incontra l’arte e la poesia del costume. Nelle “Prove Tecniche di Trasmissione” di A.I. Artisanal Intelligence, il progetto creativo a cura di Clara Tosi Pamphili e Alessio de’ Navasques, negli spazi del Guido […]

A.I. PROVE TECNICHE DI TRASMISSIONE, Ph. Lucilla Loiotile
A.I. PROVE TECNICHE DI TRASMISSIONE, Ph. Lucilla Loiotile

La ricerca tessile e la riscoperta degli archivi dove il valore delle creazioni artigianali, custodite con cura da collezionisti e sartorie teatrali, incontra l’arte e la poesia del costume. Nelle “Prove Tecniche di Trasmissione” di A.I. Artisanal Intelligence, il progetto creativo a cura di Clara Tosi Pamphili e Alessio de’ Navasques, negli spazi del Guido Reni District durante AltaRoma, la prova è la sperimentazione del colore e delle lavorazioni sartoriali messe in onda in un allestimento site specific in cui emerge non solo l’estro di artigiani e nuovi talenti (di cui A.I. Artisanal Intelligence è ormai un incubatore collaudato) ma per la prima volta, e in occasione della quattordicesima edizione del progetto, il percorso espositivo è un racconto dell’arte del costume. In particolare dei costumisti che si sono formati nella Capitale.

L’ARCHIVIO STORICO DELLA TV

Lo studio di A.I. ha scavato così nella storia della tivù, ritrovando quel programma sperimentale che, agli inizi degli anni ’70, mandava in onda le immagini per provare gli effetti della televisione a colori. “A.I. Prove Tecniche di Trasmissione” non poteva che essere realizzato in collaborazione con la storica Accademia di Costume & Moda di Roma, diretta da Lupo Lanzara, e con le celebri Sartoria Farani di Luigi Piccolo, the One e Pompei per le scarpe, che dai palcoscenici teatrali al grande schermo hanno vestito la storia stessa del costume.“Un nuovo modo di trasmettere l’immagine attraverso il costume”, spiega la curatrice Clara Tosi Pamphili, “per sostenere dieci nuovi designer molto bravi, di cui siamo assolutamente soddisfatti ma con un ingresso artistico e un finale spettacolare legato proprio al costume e non alla moda”.

LA MOSTRA

Sette brand italiani e tre stranieri diventano nell’esercizio creativo di A.I., la prova tecnica ed esecutiva del tempo, a cui la moda regala concretezza con la sua capacità di realizzazione. Per gli accessori sono in mostra le borse del pakistano Wali Mohammed Barrech, le sculpture bag di Trakatan, Roberto Scarantino che nei suoi accessori si ispira alle architetture di Zaha Hadid, la tedesca Marie Louise Vogt, la moda etica e consapevole della designer di origini indiane Bav Tailor e le cromie ispirate alle opere di Alberto Burri e Nicola Samorì nei drappeggi del fashion designer Giuseppe Buccinnà, senza dimenticare le suggestioni estetiche siciliane di Asciari che si concretizzano in sagome geometriche minimaliste e tessuti naturali. Ed è la messa in discussione del tempo ad essere l’oggetto della continua ricerca di A.I. nello spazio in cui la sartorialità del costume si confonde volutamente con la moda, quasi a sottolinearne un legame indissolubile dove la prova non è una terra di passaggio, ma tende già alla perfezione, alla trasmissione di uno stato puro che trova nei canali della ricerca e della sperimentazione la sua visibilità a colori su uno schermo immaginario. C’è l’opera dell’artista Isabelle Ducrot ad aprire l’esposizione, il focus è lo studio sull’abito e sul tessuto. “A.I. in questa edizione celebra la possibilità della messa a punto” ci dice Alessio de’ Navasques, “di qualcosa che è in divenire, in definizione, con una relazione tra la moda e il costume, che ha origine a Roma e può essere considerata una nuova via creativa da percorrere. Dieci designer selezionati per dieci storie e un costumista. Poi le opere di Isabella Ducrot che parte dal suo archivio di tessuti antichi e li rielabora ed è una sintesi dell’ispirazione di A.I., cioè la rielaborazione dell’artigianalità, del passato, dell’archivio che diventa qualcosa di contemporaneo”.

– Gustavo Marco P. Cipolla

A.I. PROVE TECNICHE DI TRASMISSIONE
7-8-9 luglio
GUIDO RENI DISTRICT
Via Guido Reni, 7 Roma 

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Gustavo Marco P. Cipolla
Classe 1984, calabrese di origini, romano di adozione, Gustavo Marco P. Cipolla è un cittadino del mondo. Ama viaggiare, quando gli è possibile, e confrontarsi con realtà e culture sempre differenti. Le sue esperienze formative e professionali sono diverse: dalla Laurea in Relazioni Internazionali ai Master in Marketing e Comunicazione degli Eventi artistici, culturali e dello spettacolo e in Comunicazione e Giornalismo di Moda. Collabora con alcune testate dove scrive, senza la pretesa di essere un critico, di moda, arte e cultura. È stato stagiaire nelle Organizzazioni Internazionali e ha svolto, e svolge, l’attività di press officer nel mondo della musica, nell’universo della moda e ha anche curato l’ufficio stampa di alcune compagnie teatrali indipendenti. Crede fermamente nel talento (degli altri) e sostiene che i giovani di oggi, grazie alle giuste opportunità, diventeranno gli adulti di domani.

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