La storia del design e quella dell’industria si intrecciano nel nuovo archivio di Antonio Colombo a Milano

L’imprenditore-gallerista ha raccolto i materiali di due vite, la sua e quella del padre Angelo Luigi, in un archivio che sarà aperto a studiosi e creativi. Protagonista assoluto è il tubolare di metallo, un semilavorato pronto a curvarsi per dare vita a icone del design e biciclette


Nei primi mesi del 1933, l’industriale milanese Angelo Luigi Colombo, fondatore di un’azienda che produce tubi metallici senza saldatura, incontra Marcel Breuer. L’ex insegnante del Bauhaus è uno sperimentatore nato e il padre della Model B3 chair, in seguito conosciuta come Wassily Chair, una seduta rivoluzionaria che si regge su un intreccio di tubolari d’acciaio combinato con una serie di cinghie di tessuto. A fornirgli l’ispirazione per questo progetto è stata l’osservazione di un oggetto di uso comune: una bicicletta.

La saga della famiglia Colombo tra arredi, biciclette e opere d’arte

Folgorato dall’incontro con l’architetto ungherese, Colombo decide di accordarsi con le società svizzere che detenevano i diritti per la produzione delle sue opere e di quelle di altri progettisti mitteleuropei e di ottenere la licenza esclusiva per realizzarle in Italia. Inoltre, comincia a collaborare con un certo numero di architetti sensibili al fascino dei nuovi materiali, da Giuseppe Pagano a Giuseppe Terragni e da Piero Bottoni a Luigi Figini dando il via all’epopea italiana del tubolare metallico. Nelle loro mani, e in quelle dei progettisti dell’ufficio tecnico della Mobili Razionali Columbus, una nuova realtà creata dallo stesso Colombo e collegata alla sua A. L. Colombo, il “tubo” si trasforma nell’ossatura di sedie, poltrone, scrivanie, perfino portaombrelli. Alcune tra queste realizzazioni trovano spazio nei grandi interventi architettonici dell’epoca, per esempio nella Casa del Fascio e nell’Asilo Sant’Elia di Terragni.

Quarant’anni dopo, e siamo a questo punto alla fine degli Anni Settanta, il figlio di Angelo Luigi, Antonio Colombo, rileva l’azienda di famiglia e con una sorta di testacoda decide di applicare le tecnologie che la contraddistinguono ai telai per biciclette, l’ispirazione originale di Marcel Breuer per la sua Wassily, acquisendo un marchio già carico di storia come Cinelli. Non riuscendo, però, ad accantonare la passione per l’arte contemporanea e per il design importa i loro codici nel mondo delle due ruote invitando Alessandro Mendini, Keith Haring e altri creativi dell’epoca a imprimere il loro segno su telai, manubri e accessori. L’ultimo passaggio, nel 1998, è la trasformazione da collezionista e appassionato di arti visive a gallerista con la fondazione della Galleria Antonio Colombo (oggi Colombo’s Gallery) in Via Solferino.

Il nuovo archivio di Antonio Colombo a Milano

Ci sono queste tre storie di arte, design e industria, e tante altre sotto-storie altrettanto interessanti, nel Colombo’s Archive, l’archivio che Colombo ha appena inaugurato nella periferia sud di Milano, in un edificio di circa 500 metri quadri dalle ampie volte dove tra gli Anni Settanta e Ottanta venivano prodotte le biciclette Columbus. La mole di documenti, arredi, cataloghi e opere d’arte legati alla sua vita e a quella della sua famiglia oggi messa a disposizione di studiosi, ricercatori e addetti ai lavori è il frutto di un “grande accumulo sentimentale” – sono le parole di Marco Sammicheli, il direttore del Museo del Design Italiano intervenuto durante la presentazione del progetto – piuttosto che di un preciso programma di conservazione. I quadri di artisti come Mario Schifano e Nathalie Du Pasquier si affacciano sulle bici d’autore e sui tessuti del Bauhaus, mentre sedie e le poltrone quasi centenarie sebbene dalle linee modernissime, insieme alle loro strutture nude, occupano il centro della scena disposte in ranghi in una scenografia che ricorda vagamente quella dello Schaudepot che ospita la collezione permanente di Vitra a Weil-am-Rhein.

Antonio Colombo nel nascente Colombo's Archive, 2024. Colombo's Archive
Antonio Colombo nel nascente Colombo’s Archive, 2024. Colombo’s Archive

Un contenitore di storie per ricercatori e artisti

La biografia dell’imprenditore-gallerista funge da filo conduttore informale, ma a guidare l’operazione è stato soprattutto il desiderio che questo patrimonio possa continuare a vivere e ad ispirare venendo consultato su appuntamento da una serie di pubblici. “Ci troviamo ancora una volta in quella meravigliosa situazione tipicamente milanese in cui un privato svolge una funzione pubblica. Nella profondità di questa scaffalatura che trattiene tanti oggetti ci sono tantissimi scheletri di arredi che loro vorrebbero mettere a disposizione di artisti e designer e sono pronti ad accogliere progetti che lavorino sulla seconda vita di questi materiali”, conferma Sammicheli. La lunga fase di catalogazione di oggetti e documenti non è stata avara di sorprese: “Abbiamo trovato, per esempio, dei disegni al vero di Giuseppe Terragni, con correzioni a matita rossa e con tanto di impronte digitali, che testimoniano come tenesse a essere presente quando venivano provate diverse soluzioni in fabbrica e come fosse partecipe del processo di produzione”, racconta la curatrice Melania Andronic.

Giulia Marani

Colombo’s Archive
Via dei Pestagalli, 31, Milano

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Giulia Marani

Giulia Marani

Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per…

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