Il magazine AD Italia compie 45 anni di racconto sul design delle case. L’intervista al direttore Asad Syrkett

Il magazine italiano celebra un importante anniversario e si regala una mostra al PAC di Milano di un solo giorno. Ne abbiamo parlato con il direttore editoriale, primo straniero alla guida di una testata che definisce il design in Italia e nel mondo. Tra sogni e realtà

Nel maggio 1981 arrivava in edicola il primo numero di AD Italia, edizione italiana di Architectural Digest, nata dall’iniziativa di Ettore Mocchetti. Da allora, il magazine racconta l’evoluzione del gusto e dei modi di abitare attraverso le case, ma anche attraverso le persone, gli architetti, i designer e gli artisti che contribuiscono a definire l’immaginario contemporaneo. Quarantacinque anni di storia che oggi diventano l’occasione per interrogarsi su ciò che è cambiato e su come continuare a raccontare il design.

Tre cover speciali per i 45 anni di AD Italia
Tre cover speciali per i 45 anni di AD Italia

I 45 anni di AD Italia

Per celebrare l’anniversario, AD Italia ha ideato AD45: Continuum, un progetto che ripercorre le trasformazioni della rivista e del mondo dell’abitare attraverso fotografie, copertine storiche, materiali d’archivio e icone del design. Il progetto prenderà forma anche in una mostra al PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano (di un solo giorno, il 28 ottobre 2026), curata dall’architetto e museografo Luca Cipelletti insieme al team editoriale del magazine. In questo passaggio si inserisce la visione di Asad Syrkett, Head of Editorial Content di AD Italia da ottobre 2025 e primo straniero alla guida della testata. Editor e scrittore americano specializzato in design, è stato Editor in Chief di Elle Decor e in precedenza, ha trascorso dieci anni come editor per la stampa e i media digitali, anche presso AD US, dove ha ricoperto il ruolo di features associate. Lo abbiamo incontrato per parlare dell’identità di una rivista che ha contribuito a definire il racconto del design in Italia, delle sfide legate al suo rinnovamento e di come sia cambiato il significato di bellezza e di casa. “Mi sento un po’ come un ospite in una delle case più belle del mondo”, racconta.

Intervista ad Asad Syrkett, Head of Content di AD Italia

Che cosa significa per te celebrare un anniversario così importante dopo appena un anno alla guida della rivista?
Credo che questo progetto sarebbe stato più difficile se fossi arrivato a questo anniversario dopo qualche anno in più alla guida della rivista. Per certi aspetti è stata una sfida, ma è stato anche un dono poter affrontare questo momento con una visione forte e chiara del futuro di AD Italia, e non soltanto del suo passato. Abbiamo affrontato il progetto dedicato a questo anniversario e al racconto dei quattro decenni e mezzo di storia della rivista (consultando l’archivio di AD, riflettendo sui video e sulle nostre piattaforme social, pianificando con il mio team l’edizione cartacea) partendo da uno spirito di scoperta e curiosità, piuttosto che da idee preconcette.

Il significato della casa si è trasformato dal 1981 a oggi. Che cosa significa raccontare una casa nel presente?
Oggi più che mai, il nostro pubblico è interessato ai protagonisti che si celano dietro uno spazio: l’architetto, il designer, gli artigiani e i collaboratori e, naturalmente, chi quella casa la abita. Raccontare la casa contemporanea attraverso storie attuali, utili e dinamiche significa interrogarsi sul perché e sul come le persone vivano in un certo modo, non soltanto sugli oggetti con cui convivono. Per molti anni, inoltre, designer e architetti hanno lavorato mantenendo un certo anonimato. Questo è cambiato nell’era degli archistar, tra gli Anni Novanta e Duemila, e con l’economia dell’attenzione incentrata sulle personalità in cui siamo entrati tutti negli anni Dieci, con l’avvento dei social media. Vogliamo raccontare storie che valorizzino l’interesse delle persone per le altre persone, continuando però a mettere il design al centro di ogni conversazione.

Tre cover speciali per i 45 anni di AD Italia
Tre cover speciali per i 45 anni di AD Italia

Cosa significa raccontare la casa oggi

E poi?
Raccontare oggi storie sulle “case più belle del mondo” significa anche mettere in discussione le nostre idee e quelle del pubblico su ciò che costituisce la bellezza. Le concezioni collettive di ciò che è bello e delle ragioni per cui lo è si sono evolute nel corso di oltre quattro decenni. Per me, qualcosa di bello suscita meraviglia e piacere, a volte persino disorientamento; ci chiede di essere interrogato tanto quanto reclama la nostra attenzione. Come redazione di AD, stiamo riflettendo su tutti questi aspetti.

Che cosa ci raccontano oggi le abitazioni che non ci raccontavano dieci, venti o quarant’anni fa?
AD è sempre stata una rivista legata a una certa idea di casa e a una sua dimensione immaginifica. E continuiamo ad amare l’immaginazione. Io, di certo, la amo. Ma negli ultimi cinque-dieci anni, in AD e nella maggior parte delle riviste dedicate alla casa, si è fatta strada anche una maggiore dose di realtà. Nel corso della sua storia, AD Italia ha costruito un immaginario visivo straordinario e bellissimo. Continueremo a farlo, ma ci stiamo anche adattando al tempo in cui viviamo, in cui autenticità e intimità sono valori particolarmente apprezzati, persino all’interno di quei mondi da sogno che AD ha la fortuna di poter offrire al proprio pubblico.

Cosa è cambiato per voi?
Per anni, AD Italia e AD a livello internazionale si sono concentrate quasi esclusivamente sulle case dei membri dell’alta società. L’approccio relativamente più democratico di oggi, insieme a una visione del buon gusto meno legata alle classi sociali, ha incontrato il favore del pubblico. Questo dimostra quanto sia ampio il pubblico di AD oggi e quante opportunità ci siano per raggiungere nuove persone.

Sei il primo Head of Content straniero alla guida di AD Italia. Quanto è stato importante avere uno sguardo “esterno” sull’Italia?
Non so quanto sia importante, ma è inevitabile. E spero che possa essere utile. Mi sento un po’ come un ospite in una delle case più belle del mondo, per riprendere il nostro slogan. Un buon ospite è attento, pone domande pertinenti e contribuisce allo spirito e all’energia di un luogo. Questi sono i miei obiettivi. Ho competenze ed esperienza, ma voglio anche imparare ed esplorare il più possibile. Spero di non arrivare mai a pensare: “Adesso capisco davvero questa rivista”, perché potrebbe portare a una certa immobilità. Tutto il team lavora per mantenerla fresca e in continua evoluzione, da un numero all’altro. Questo progetto per il 45° anniversario, e il tempo che abbiamo avuto a disposizione quest’anno per approfondirlo davvero, si sono rivelati estremamente preziosi per riflettere su ciò che AD Italia potrà diventare in futuro.

Tre cover speciali per i 45 anni di AD Italia
Tre cover speciali per i 45 anni di AD Italia

L’identità di AD Italia

Quanto è difficile ripensare una pubblicazione con un’identità così forte e riconoscibile?
È una grande sfida e una grande responsabilità, ma anche un privilegio, perché significa che ci sono moltissime opportunità. Sento una particolare responsabilità nel tutelare la reputazione di AD, legata alla sua raffinatezza, alla sua intelligenza e a un giornalismo che mette davvero il design al centro. E anche il suo ruolo di rivista di design leader nel settore. Ma non voglio che questa consapevolezza ci impedisca di sperimentare, correre rischi e sorprendere il nostro pubblico. Uno degli elementi che emergono dal nostro archivio è il dinamismo visivo e lo sguardo onnivoro sul design: dalle case e dalle personalità raccontate fino all’impaginazione, alla tipografia e alla pubblicità di ogni numero. Anche durante la direzione di Ettore Mocchetti, il primo direttore di AD Italia, rimasto alla guida della rivista per decenni, si avvertiva una costante spinta al cambiamento, sempre al servizio del miglior racconto possibile. Era evidente il desiderio di documentare il presente del design e, allo stesso tempo, di suscitare il massimo interesse possibile per il suo futuro. È questo l’obiettivo che guida oggi anche il nostro team.

Qual è stato l’errore più utile che hai commesso durante questo primo anno?
Per il numero di aprile 2025 dedicato alla Milano Design Week, in cui ho ricoperto il ruolo di guest editor, abbiamo scelto per la copertina una fotografia di Simon Watson realizzata nella casa milanese dell’architetta Natalia Bianchi, parte della selezione AD100. È un’immagine discreta, incentrata su un dipinto dell’artista ghanese Amoako Boafo. È ancora una delle mie copertine preferite tra quelle a cui ho contribuito, ma non è stato un grande successo in edicola. Detto questo, abbiamo visto l’immagine prendere slancio su Instagram e diventare un importante riferimento nelle moodboard dedicate al design. Questo ha insegnato a me e al team che dobbiamo sempre correre dei rischi e seguire il nostro istinto, anche quando i riscontri quantitativi immediati non sono quelli che speravamo. Il nostro pubblico è in grado di accogliere e comprendere queste scelte.

Il futuro di AD Italia

Ora che Instagram e Pinterest permettono a chiunque di vedere migliaia di case bellissime ogni giorno, perché abbiamo ancora bisogno di una rivista?
Offre contesto e autorevolezza. Sappiamo che il nostro pubblico è costantemente sommerso dalle immagini: è la cultura in cui viviamo oggi. E può essere persino divertente e utile sapere che un’ispirazione di questo tipo è sempre disponibile. Ma AD può spiegare perché qualcosa è di tendenza e sembra improvvisamente essere ovunque; come è stato realizzato; perché merita il nostro tempo e la nostra attenzione. In un mondo visivo in cui moltissime cose esistono soltanto nell’immaginazione e vengono create esclusivamente con strumenti digitali, AD offre qualcosa di tattile, tridimensionale e umano.

Che cosa dovrà essere AD Italia tra cinque anni perché tu possa dire che il tuo periodo alla guida della rivista ha lasciato un segno?
AD Italia è una rivista internazionale di design rivolta a un pubblico italiano. La mia speranza più sincera è che AD diventi, ancora più profondamente, ciò che è sempre stata: una voce autorevole nel settore, capace di valorizzare i talenti emergenti; un brand che unisce la reverenza per la storia del design alla passione per il suo futuro; e una fonte d’ispirazione. E poiché è qualcosa a cui tengo profondamente, sia come direttore editoriale sia come persona, vorrei che AD Italia continuasse a sperimentare sul piano visivo, desse spazio ai nuovi talenti del mondo degli interni e portasse il più spesso possibile al centro della scena voci dinamiche che si muovono ai margini del mondo del design. Credo che lo dobbiamo al nostro pubblico: presentare il meglio del meglio del design, da ogni angolo del mondo in cui ci capita di incontrarlo.

Giulio Solfrizzi

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Giulio Solfrizzi

Giulio Solfrizzi

Barese trapiantato a Milano, da sempre ammaliato dall’arte del vestire e del sapersi vestire. Successivamente appassionato di arte a tutto tondo, perseguendo il motto “l’arte per l’arte”. Studente, giornalista di moda e costume, ma anche esperto di comunicazione in crescita.

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