La designer che fa gioielli ispirati ai dettagli dei palazzi milanesi degli Anni Trenta

Il brand fondato dalla designer Ilaria Azzolin riprende motivi e dettagli dei palazzi cittadini a cavallo tra liberty e razionalismo. Il primo è stato la losanga, il “simbolo silenzioso” di Milano tanto amato da Portaluppi

Come ben sanno i suoi abitanti, Milano è una città che non esibisce le sue bellezze ma, al contrario, tende a nasconderle: dietro i portoni, nelle portinerie progettate da alcuni tra i più celebri progettisti del Novecento e raccolte in un libro pubblicato alcuni anni fa (Entryways of Milan. Ingressi di Milano, Taschen, 2017) e nei cortili, oppure disseminate in giro sotto forma di dettagli architettonici – ringhiere, maniglie, corrimano dalle forme intriganti. 

La designer Ilaria Azzolin è partita proprio da questi elementi, e più in generale dalle architetture milanesi della prima metà del Novecento, a cavallo tra liberty e razionalismo, per immaginare il suo marchio di gioielli artigianali, Ramispera, rimasto a lungo un’idea prima di diventare realtà poco più di due anni fa. 

La storia di Ramispera, da Amsterdam alle architetture milanesi

Vivevo ad Amsterdam, dopo aver trascorso un periodo a Stoccolma, e avevo nostalgia del posto dove sono nata e cresciuta. Cercando di raccontare Milano agli altri mi sono resa conto che veniva un po’ fraintesa, che era difficile uscire dal stereotipo della città grigia e spiegare a parole le sue attrattive perché spesso erano nascoste”, ricorda ripercorrendo la nascita del suo progetto. L’oreficeria è stata una scommessa: laureata in Design della Moda al Politecnico di Milano, la giovane progettista si occupava dell’ideazione e dello sviluppo dei prodotti per un’azienda di pelletteria danese – “un lavoro che amavo ma che non mi sarei vista a fare fino alla pensione”, spiega – e non aveva mai provato a produrre dei gioielli con le sue mani. “Mi sono iscritta alla Scuola Orafa Ambrosiana e mi sono data sei mesi di tempo per capire se quella poteva essere la mia strada. Per fortuna è stato così. Arrivarci con lentezza è stato comunque utilissimo perché ho avuto modo di riflettere su quello che volevo fare, non un semplice brand di gioielli ma uno in cui il legame con l’architettura fosse molto forte e in cui i gioielli diventassero quasi un pretesto per parlare d’altro”. 

I dettagli reinterpretati e la losanga, onnipresente a Milano

Ogni pezzo, anello, orecchino o ciondolo che sia, ha una fonte di ispirazione ben precisa, un dettaglio architettonico talvolta individuato con precisione sulla mappa di Milano – nella descrizione di un anello sul sito, per esempio, si fa riferimento ai colori della vetrata all’ingresso di un palazzo degli anni Trenta al 32 di viale Tunisia, realizzato da Paolo Mario Lamborizio – e in altri casi soltanto suggerito. L’anello Palladiana, con il suo design geometrico e i suoi quarzi, ricorda i pavimenti alla palladiana formati da scaglie di marmo frantumate e riassemblate tra loro. La capsule collection Corrimano declina in modi diversi il motivo scanalato dei corrimano del primo Novecento. 

L’architetto del cuore, però, quello da cui ha avuto origine tutto, è Piero Portaluppi, l’autore di Villa Necchi Campiglio, del palazzo dell’Arengario, del Planetario Ulrico Hoepli che ha da poco ritrovato il colore e le decorazioni originali e di tanti edifici iconici della città. “Ho preso da lui anche il mio logo, una losanga dentro a un rettangolo. La losanga è un simbolo silenzioso di Milano che ricorre in tantissime forme e contesti. Non te ne accorgi finché qualcuno non te lo fa notare e poi non puoi più fare a meno di vederlo”, racconta la fondatrice di Ramispera. “Portaluppi era molto attento ai dettagli, che avevano una valenza decorativa ma anche funzionale. Ho preso la foto di un portone interno di Villa Necchi, in legno con delle losanghe d’oro, e ne ho ricalcata una per essere sicura di mantenere le proporzioni scelte da lui. Da lì è nato il logo, ma anche la mia prima collezione, caratterizzata da quel simbolo in altorilievo o da sfaccettature che lo richiamano”. 

La designer che fa gioielli ispirati ai dettagli dei palazzi milanesi degli Anni Trenta
La designer con una delle architetture milanesi che hanno ispirato il suo lavoro, courtesy Ramispera

La ricerca su colori e materiali presi in prestito dagli edifici

I gioielli creati da Ilaria Azzolin si distinguono anche per l’uso dell’ottone, un materiale molto presente nelle architetture del Novecento, dove andava ad aggiungere calore come piccoli tocchi negli androni e lungo le scalinate, e negli arredi Mid-Century. Anche la scelta dei colori delle pietre si inserisce in una precisa ricerca estetica: “Il verde oliva che uso molto e che compare anche nel logo viene ancora una volta da Villa Necchi Campiglio, che sarà una tappa importante delle passeggiate architettoniche per Milano che sto organizzando con delle grafiche e una guida abilitata. È il colore di un rivestimento in velluto che ho visto lì. Uso anche tante tonalità di marrone, inconsuete perché meno brillanti di altri colori, ma coerenti in quel contesto”.

Giulia Marani

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Giulia Marani

Giulia Marani

Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per…

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