Things That Go Together. Il design di Michael Anastassiades a Cipro

NiMAC, Nicosia ‒ fino al 20 luglio 2019. La monografica sul prolifico lavoro del designer cipriota si declina come un racconto capace di svelare le influenze di un percorso di ricerca originale. Aprendo domande sul senso della longevità di un oggetto, sui gradi di libertà che separano un creatore dal suo fruitore e sul rapporto mutevole che lega un designer alla sua produzione.

Michael Anastassiades. Things That Go Together, installation view at NiMAC, Nicosia 2019, photo credit Osma Harvilahti
Michael Anastassiades. Things That Go Together, installation view at NiMAC, Nicosia 2019, photo credit Osma Harvilahti

Michael Anastassiades (Cipro, 1967) compra sassi su eBay. L’occasione per scoprirlo è la personale che il Nicosia Municipal Arts Centre (NiMAC) dedica al designer cipriota di stanza a Londra, celebre – ma non solo – per l’appassionata ricerca sulla luce che gli è valsa, tra gli altri, una stretta collaborazione con il marchio italiano Flos (main sponsor della mostra) e il lancio di molteplici prodotti-icona con il suo brand eponimo. Un ritorno, quello a Cipro, certamente non casuale, e capace di fornire ai visitatori della mostra un contesto prezioso per indagare origini e ossessioni di un lavoro che proprio in questo territorio hanno trovato un humus fertile, una specificità su cui costruire.

LE OPERE DI MICHAEL ANASTASSIADES

I sassi, dicevamo, sono quelli quasi perfettamente sferici racchiusi in una delle sale del museo, trasformata per l’occasione in inedito cabinet de curiosité dedicato agli oggetti collezionati da Anastassiades. Insieme a componenti e piccoli prototipi dalla geometria assoluta, nonché ad altri naturalia regalati o scovati in tutto il mondo (tra cui su Ebay, appunto), i sassi non sono solo l’emblema di una ricerca meticolosa votata alla atemporalità, ma una metrica che trova nella natura una regola aurea, un mondo ideale capace di racchiudere proporzioni, di indicare una tensione, guidare un processo, quasi sostituendosi al lavoro dello stesso designer.
La ricerca di questa densa, ponderata essenzialità ‒ al tempo stesso mai astrusa, perché, come dice Anastassiades nel video che documenta la concezione dell’allestimento, “la forma non deve essere intimidatoria” ‒, si declina nell’intero percorso espositivo. In una nicchia di quella che fu un tempo la centrale elettrica di Nicosia sono esposti i modellini che ripercorrono le vaste potenzialità combinatorie di uno dei più celebri lavori di Anastassiades per Flos, la String Light, una lampada a sospensione dotata di un cavo di 12 metri che, in maniera inedita e se vogliamo persino rivoluzionaria, permette una collocazione libera, personalizzata ‒ perché non vincolata alla posizione delle prese elettriche ‒ del lampadario in una stanza.
L’insieme delle possibili composizioni spaziali, altro esercizio geometrico rigoroso, che String Light mette in campo, diventa un’allusione alla potenzialità di questa famiglia di oggetti di trasformarsi in un’opera aperta, che rischia tuttavia di rivelarsi destabilizzante se la libertà offerta all’utente dà luogo a pastiches lontani dal controllo sulla forma auspicato dal designer.

Michael Anastassiades. Things That Go Together, installation view at NiMAC, Nicosia 2019, photo credit Osma Harvilahti
Michael Anastassiades. Things That Go Together, installation view at NiMAC, Nicosia 2019, photo credit Osma Harvilahti

LA MOSTRA A NICOSIA

L’allestimento della mostra riserva ancora altre occasioni di confronto. Nella grande sala dedicata a una selezione degli oggetti prodotti negli ultimi vent’anni di carriera, mobili, lampade e complementi d’arredo – tra cui la libreria Jack per B&B, la Sommelier Collection per Puiforcat, le Miracle Chips sviluppate con Henraux ‒ rinunciano all’utilizzo di teche e pedane e sono disposti direttamente a terra, in un percorso fluido e ancora una volta libero che vuole accorciare distanza e soggezione. Scegliere cosa esporre, racconta Anastassiades, non è stato facile, ricordando come i designer siano soliti focalizzarsi sui progetti a breve termine piuttosto che su quanto fatto nel passato. Eppure, questo sguardo a ritroso ha tutta l’aria di rappresentare un esercizio della maturità che aiuta a mettere a fuoco un’idea personale di consapevolezza, equilibrio, autenticità. Un esercizio, ancora, che fa di Things That Go Together una mostra introspettiva, che supera la classica selezione di progetti pescati da un portfolio, e che ci auspichiamo possa circolare presto in nuovi contesti espositivi, rinnovando la possibilità di aprirsi verso altri spunti e suggestioni.

Giulia Zappa

Nicosia // fino al 20 luglio 2019
Michael Anastassiades. Things That Go Together
NIMAC
19, Palias Ilektrikis
http://nimac.org.cy

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Giulia Zappa
Laureata in comunicazione all’Università di Bologna con una tesi in semiotica su Droog Design, si specializza in multimedia content design e design management a Firenze e New York. Da oltre dieci anni lavora come design&communication strategist, occupandosi di progetti a cavallo tra comunicazione e prodotto. Ha insegnato Comunicazione Multimediale all’Accademia di Belle Arti di Roma. È consulente per programmi internazionali di design per lo sviluppo. Giornalista pubblicista, per Artribune è responsabile editoriale delle pagine dedicate al design.

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