Durante la fiera Maison & Objet abbiamo visitato le mostre “L’esprit du Bauhaus” e “Jean Nouvel, mes meubles d’architecte. Sens et essence” al Musée des Arts Décoratifs di Parigi. Una scenografia di forte impatto visivo ci ha proiettato nei laboratori del Bauhaus e nell’universo design dell’archistar Jean Nouvel.

La mostra L’esprit du Bauhaus punta i riflettori, più che sul movimento artistico, sulla scuola Bauhaus come luogo di trasmissione, di sperimentazione e di creazione, come sottolinea la curatrice Anne Monier.
Il Bauhaus è stato un’utopia per facilitare l’emergere di una nuova società. In Lo spirituale nell’arte, Wassily Kandinsky già favoriva l’unione delle arti: “Da questa unificazione nascerà nel corso del tempo l’arte che possiamo già intravedere, la vera arte monumentale. Chiunque approfondisce i tesori interiori nascosti della sua arte […] contribuisce ad accrescere la piramide spirituale, che raggiungerà il cielo”.
Gropius, Kandinksy, Klee, Bauer, per citare solo alcuni dei maestri del Bauhaus, creano un nuovo ambiente di vita. La parola Bauhaus è composta da bauen, costruire, e Haus, casa.  Per Gropius non si tratta solo di costruire edifici, ma un ambiente totale che permetta di migliorare le condizioni di vita di ciascuno. L’ambizione collettiva della scuola è di proporre oggetti ed edifici economici, funzionali ed estetici, facendo collaborare artisti, artigiani e industriali.

DALLA CATTEDRALE MEDIEVALE AL BAUHAUS

La mostra cita le diverse fonti del Bauhaus: l’organizzazione dei cantieri delle cattedrali medievali, le arti asiatiche, le Arts and Crafts inglesi e le utopie viennesi delle Wiener Werkstätte. Nel creare il Staatliches Bauhaus di Weimar, Walter Gropius persegue le ambizioni di Henry van de Velde che sostiene l’alleanza di industria, modernità ed estetica, così come William Morris attraverso il movimento Arts and Crafts, per il quale l’arte doveva rispondere alle esigenze della società, eliminando l’obsoleta distinzione tra arte e produzione artigianale. Gropius assorbe queste idee e le radicalizza per farne, secondo il suo manifesto, il cuore della formazione: “Perché non c’è differenza nel merito, tra l’artista e l’artigiano”.
Gropius pone le basi per l’organizzazione della scuola a partire dai modelli presi in prestito dal Medioevo: la gerarchia maestro-apprendista come sistema di trasmissione, l’artigianato come fondamento dell’istruzione e la collaborazione di tutte le arti per realizzare un progetto comune.

Erich Consemüller, Scena dal Bauhaus. Sconosciuta su una poltrona tubolare di Marcel Breuer con indosso una maschera di Oskar Schlemmer e un abito di Lis Beyer, 1926 © Bauhaus-Archiv Berlin
Erich Consemüller, Scena dal Bauhaus. Sconosciuta su una poltrona tubolare di Marcel Breuer con indosso una maschera di Oskar Schlemmer e un abito di Lis Beyer, 1926 © Bauhaus-Archiv Berlin

BAUHAUS COME SCUOLA

Il visitatore, come fosse un allievo, segue tutte le fasi dell’istruzione proposta dai corsi che mirano a trasgredire la formazione accademica tradizionale e aprono le menti degli studenti a nuovi modelli di apprendimento, attraverso il passaggio nei vari laboratori.
Questa parte della mostra copre i manufatti realizzati dal 1919 al 1933 sul fronte della produzione di mobili, ceramica, metallo, vetro colorato, pittura, scultura in legno e pietra, tessitura, tipografia, pubblicità, fotografia e teatro.
Lo sviluppo di questo progetto sperimentale si innesta durante la Repubblica di Weimar, che vede sorgere il partito Nazionalsocialista guidato da Hitler, e il Bauhaus deve lottare per la propria sopravvivenza. Nel 1925 si trasferisce da Weimar a Dessau in un nuovo edificio che illustra le ideologie di Gropius. La scuola e le adiacenti case destinate agli insegnanti sono animate dagli arredi disegnati da Marcel Breuer. La vita, la produzione e le feste riprendono fino al 1932, quando il Bauhaus di Dessau deve chiudere e trasferirsi a Berlino. Ludwig Mies van der Rohe, ultimo direttore, è costretto a chiudere la scuola definitivamente nel 1933.

L’EREDITÀ CONTEMPORANEA DEL BAUHAUS

L’eredità del Bauhaus è considerevole. Dopo il 1933, lo spirito di questa grandiosa esperienza si è diffuso in tutto il mondo per merito di insegnanti e studenti in fuga dalla Germania nazista e la mostra parigina rende conto di numerose rinascite contemporanee del Bauhaus. Su invito del museo, l’artista Mathieu Mercier volge lo sguardo alle creazioni di artisti visivi, designer, grafici e stilisti che, come lui, proseguono lo spirito del Bauhaus. Ha selezionato 49 artisti, tutti nati dopo il 1960, senza distinzione tra le arti. Ciò che riflette questa sezione contemporanea della rassegna è l’architettura come immagine, rivisitata da artisti quali Tatiana Trouvé. Tra le opere riunite, molte sviluppano collegamenti forti tra scultura, architettura e lo spazio, come nel caso del lavoro di Jean-Pascal Flavien e Bojan Šarčević, e spesso l’interesse ni confronti di temi sociali e politici come nel caso di Liam Gillick, Joe Scanlan e Franck Scurti.

Jean Nouvel, MASS, prod. Moroso
Jean Nouvel, MASS, prod. Moroso

IL DESIGN DI JEAN NOUVEL

Proseguiamo la visita nelle gallerie del museo consacrate alle opere del Medioevo, del Rinascimento fino agli arredi del Settecento e ci stupiamo di fronte alle opere di design di Jean Nouvel che creano un dialogo inatteso con il passato. Non è la prima collaborazione con il museo: nel 1998, su invito di Elena David-Weill e Marie-Claude Beaud, Jean Nouvel ha progettato il layout delle gallerie dedicate a pubblicità e graphic design all’interno del Museo di Arti Decorative, preservando le più antiche tracce di arredamento di questo che era un appartamento nel palazzo Louvre.
L’allestimento della mostra in corso, curato dallo stesso Nouvel, offre momenti di contemplazione e di poesia: il visitatore è invitato a sedersi sulle sedute in pelle nera realizzate per il Louvre Abu Dhabi, la sensazione di infinito della Table au km (2011) per Gagosian Gallery & Galerie Patrick Seguin fa eco alle pale d’altare e alle Pietà della collezione del museo, mentre il tappeto di marmo (2016) per Citco dialoga con gli intagli del Rinascimento italiano, così come la sedia Milana (1995) per Sawaya & Moroni con le sedute  in legno policromo. I suoi grandi Triptyques, specchi colorati (2014) per Gagosian Gallery & Galerie Patrick Seguin, creano molteplici narrazioni, catturando frammenti di spazio per trasformare la percezione iniziale attraverso l’oro, l’arancio e i riflessi rossi, senza teatralità.  Le preoccupazioni principali di Jean Nouvel sono la luce e le sue metamorfosi per generare una nuova esperienza visiva che immerga lo spettatore nella semi-oscurità. Riscoprendo uno spazio museale dove la luce rivela la poesia degli oggetti.

ANTI DESIGN E ZERO DESIGN

Nouvel dice spesso: “Io non sono un designer, ma un architetto che fa del design”. Parlando di “anti-design”, Nouvel si impossessa di tipologie esistenti, confuta mobili troppo concettuali per una ricerca che tende all’elementare. Di ogni tipologia esplora e declina le combinazioni all’infinito, e ognuna esprime il concetto di “zero design ” che ha portato Nouvel a ridurre l’oggetto, sia esso una mensola, una sedia, un tavolo, alla sua forma più archetipica. “Ho sempre considerato mobili e oggetti come piccole architetture […] delle architetture da tasca.  Tuttavia, sia per la piccola come per la grande architettura, l’ossessione concettuale rimane la stessa: darle un senso e una sensibilità. La dimensione cambia tutto. Io voglio chiarire questa differenza sia a voi che a me stesso”.

LESS IS MORE

Alla parte visibile ed emersa dell’architettura risponde l’esplorazione del mondo sommerso dell’oggetto, da cui, nel 1995, prende vita il marchio Jean Nouvel Design (JND). Le iconiche serie Less e Less Less per Molteni & C. testimoniano la piena adesione al motto di Mies van der Rohe “Less is more”. Per Nouvel vale a dire progettare e realizzare in grande come in piccola scala, è un atto le cui conseguenze sociali possono essere considerevoli. Una massima che dovrebbe essere messa in pratica da chi conosce il senso della sfumatura, l’umanesimo, l’importanza della poesia e l’arte di vivere.

Giorgia Losio

Parigi // fino al 26 febbraio 2017
L’esprit du Bauhaus
a cura di Anne Monier

Parigi // fino al 12 febbraio 2017
Jean Nouvel, mes meubles d’architecte. Sens et essence
MUSÉE DES ARTS DÉCORATIFS
107 Rue de Rivoli
www.lesartsdecoratifs.fr 

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Giorgia Losio
Giorgia Losio, nata a Milano, è storica dell’arte e appassionata di design. Ha studiato storia dell’arte presso l’Università degli Studi di Milano e si è specializzata in storia e critica dell’arte contemporanea all’Université Sorbonne Paris-IV e in museologia e museografia all’École du Louvre. Ha collaborato alla realizzazione di progetti espositivi con istituzioni internazionali quali MACBA, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto Biella, MAMAC Nizza, Pinacothèque de Paris, Palais de Tokyo Parigi, Le Fresnoy-Studio national des arts contemporains Tourcoing. Ha pubblicato articoli su Artribune, Exibart, Tema Celeste e Corriere della Sera.

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