Il design e il lavoro che cambia. Ecco come sarà la Biennale di Saint-Etienne del decennale

I paradigmi del lavoro e le risposte che il design può dare all’universo professionale saranno al centro dell’edizione 2017 della rassegna, sotto la direzione scientifica di Olivier Peyricot. Ospite d’onore Detroit

Mostra - laboratorio Human Cities - Challenging the Cities
Mostra - laboratorio Human Cities - Challenging the Cities

Detroit incontra Saint-Etienne. La capitale americana dell’industria automobilistica è l’ospite d’onore della Biennale del design che si terrà nella città francese dal 9 marzo al 9 aprile ed esplorerà il tema delle mutazioni nel lavoro. Eterogenee per dimensione e struttura sociale, Detroit e Saint-Etienne hanno altresì diversi punti in comune: una lunga storia di manifattura, oggi in declino, ma anche e soprattutto una scena artistica e creativa particolarmente vivace. Entrambe appartengono, inoltre, al network delle città creative Unesco per il design (della rete fanno parte, oltre a Torino per l’Italia, una ventina di città sparse per il globo, da Berlino a Helsinki, da Seul a Singapore). Dopo aver affrontato la bellezza nel 2015, gli organizzatori hanno scelto di indagare un tema, quello del lavoro, che pone chiaramente il problema del design come catalizzatore dei cambiamenti sociali. “Il design è uno strumento per dare forma alla modernità”, spiega il direttore scientifico Olivier Peyricot, alla testa della decima edizione della Biennale e del polo di ricerca della Cité du Design, “in questo periodo storico stiamo lasciando dietro di noi il comfort della modernità per affrontare un periodo di maggiore instabilità, che mette in crisi il modello di società nel quale abbiamo costruito una parte delle nostre vite. Il lavoro è sintomatico di questo cambiamento in atto, ed è inevitabile che il design se ne occupi”.

CO-WORKING E ALTRE PIATTAFORME
La riflessione della Biennale si struttura attorno a due problematiche: il digital labor, che porta con sé una riorganizzazione pressoché completa del lavoro in termini di tempi e di luoghi, e i nuovi luoghi del lavoro, co-working e altre piattaforme condivise, che implicano una nuova concezione spaziale dell’universo professionale. Le mostre, allestite nei vari edifici che compongono la Cité e in varie location esterne, saranno quindici e affronteranno vari aspetti del tema principale, dall’alienazione sul lavoro alla lotta tra il rigore degli algoritmi e la sensibilità dell’uomo. La fin du travail (la fine del lavoro), carte blanche affidata al duo Stéphane Degoutin – Gwenola Wagon, mette in scena un’ambientazione da film di fantascienza. In Extravaillance # Working Dead, un progetto condiviso dall’artista e architetto franco-portoghese Didier Fiuza Faustino e dagli scrittori Alain Damasio e Norbert Merjagnan con la partecipazione del collettivo Zanzibar, immagina un futuro dispotico nel quale il divorzio tra capitale e lavoro si è ormai consumato. Best-of métier curata dal designer svizzero Christophe Marchand esplora attraverso 60 oggetti il know-how, secondo lui non valorizzato a sufficienza, dei “4 motori d’Europa”: i distretti manifatturieri dell’Auvergne-Rhône-Alpes (la regione di Saint-Etienne), della Lombardia, della Catalogna e del Baden-Württemberg.

Giulia Marani

Biennale di Design di Saint-Etienne
Dal 9 marzo al 9 aprile
Cité du design e varie location cittadine
www.biennale-design.com

 

 

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Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.