A Roma la sfida del presente è immaginare il futuro. Il programma della Casa dell’Architettura
È stato presentato il programma triennale “CONTEMPORANEA – Contaminazioni” con cui l’Acquario Romano punta a diventare un laboratorio politico-culturale per scardinare l’immobilismo della Capitale
Roma è ancora una città contemporanea? La domanda, tanto banale quanto attualissima, non è più solo un interrogativo, ma il baricentro di CONTEMPORANEA, il programma culturale 2026 della Casa dell’Architettura di Roma. Presentato lo scorso 30 gennaio nella splendida cornice neoclassica dell’Acquario Romano, il progetto si configura come un vero e proprio manifesto politico-culturale che mira a riportare l’architettura al centro del dibattito pubblico, sottraendola al ruolo di mera esecutrice tecnica.
Una visione per Roma oltre il Giubileo
In una Capitale attualmente sospesa tra i cantieri del Giubileo 2025 e le scadenze del PNRR, il rischio di una “bulimia esecutiva” a discapito della qualità del pensiero è concreto. La proposta curata dalla Commissione Cultura dell’Ordine degli Architetti di Roma (OAR) sceglie come parola chiave la “contaminazione”. L’obiettivo è “trasformare l’Acquario Romano in un hub dove urbanistica, arte, sociologia ed economia si fondono” per rispondere alle urgenze della cittadinanza attiva.

Il programma di CONTEMPORANEA
Non si tratta di una semplice rassegna di eventi, ma di un processo triennale che intende l’architettura come bene pubblico. Come sottolineato da Claudia Ricciardi, coordinatrice del comitato tecnico-scientifico: “Vogliamo scardinare l’immagine dell’architettura come disciplina chiusa. La Casa dell’Architettura deve essere un luogo di partecipazione reale, dove il progetto urbano diventa comprensibile e condiviso”. Un programma, dunque, che “miri a connettere la tecnica architettonica con la sociologia, l’arte e l’economia”, rendendo il progetto urbano un “bene pubblico comprensibile e partecipato”.
Roma tra call internazionali e impegno civile
Il programma entra nel vivo con strumenti concreti. Sono state, infatti, lanciate due call internazionali – una dedicata ai professionisti senior e una agli under 35 – “volte a raccogliere visioni e progetti che sappiano interpretare le mutazioni dello spazio costruito”. Un segnale chiaro: per tornare a essere contemporanea, Roma deve aprirsi a energie esterne e internazionali. E il calendario dei prossimi mesi riflette la multidisciplinarietà: Cinema e Spazio Urbano (26 febbraio) è un’indagine sul linguaggio filmico come strumento di analisi della città.; Abitare Collettivo (18 marzo) un focus editoriale sulle nuove forme di coabitazione e sulle politiche abitative, tema cruciale sollevato anche dall’Assessore al Patrimonio Andrea Tobia Zevi; FAR – Festival dell’Architettura di Roma (giugno 2026) sarà il culmine del triennio, che promette di trasformare la Capitale in un cantiere di idee diffuso.
L’architetto come attivista sociale
Il dibattito, che ha visto gli interventi di figure come Tobia Zevi, Assessore al Patrimonio e alle Politiche Abitative di Roma Capitale, Christian Rocchi, Alice Buzzone – che hanno declinato il concetto di “contaminazione” come “motore di rigenerazione urbana” – e Amedeo Schiattarella, ha evidenziato una necessità impellente e profonda: “rivendicare il ruolo sociale dell’architetto”. Se Roma spesso si adagia sul “marmo che sussurra i nomi dell’Impero”, CONTEMPORANEA suggerisce che la risposta al declino non sia la conservazione museale, bensì il rischio del nuovo. Il programma sembra voler dimostrare che la Capitale può ancora generare pensiero critico e non solo gestire l’esistente, non solo vivere sui fasti antichi. Se l’architettura riuscirà davvero a farsi “opera d’arte corale“, lo vedremo nei prossimi tre anni. La sfida è lanciata: resta da vedere se la città saprà accoglierla o se resterà, ancora una volta, schiacciata dalla sua stessa bellezza.
Alessandra Paparelli
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