Il meglio e il peggio della Biennale Architettura 2023

A conclusione dell’anteprima stampa della Biennale Architettura 2023, un primo bilancio dell’edizione che punta al cambiamento attraverso la regia curatoriale di Lesley Lokko

A differenza dell’arco temporale ridotto delle fiere d’arte o della sterminata Milano Design Week, l’estensione semestrale della Biennale complica la stesura di un bilancio. Tuttavia quanto avvenuto nei giorni dell’anteprima stampa si prestano già a una valutazione.

Valentina Silvestrini

TOP – LESLEY LOKKO

Lesley Lokko, The laboratory of future, Biennale Architettura 2023. Photo: Irene Fanizza

Lesley Lokko, The laboratory of future, Biennale Architettura 2023. Photo: Irene Fanizza

Prima curatrice di nomina diretta del Presidente Roberto Cicutto, Lesley Lokko è la figura chiave per avviare questa “analisi a caldo”. In una fase storica in cui il campo d’azione degli architetti è posto in discussione dagli stessi professionisti (si pensi anche al tipo di processo innescato dal Padiglione Italia 2023), che tipo di mostra di architettura può essere organizzato? Qual è il senso di questa categoria di eventi? Siamo davvero certi che le modalità espositive adottate da curatori anche molto noti, da Koolhaas a Chipperfield, funzionerebbero oggi a tal punto da incoraggiare i non addetti del settore ad acquistare il biglietto di ingresso? Accompagnata in ogni sua uscita da un’invidiabile chiarezza espressiva (del resto, è anche una scrittrice best-seller), Lokko ha spostato l’attenzione su dati e fatti. Alcuni dei quali scomodi, come il duraturo sfruttamento delle risorse naturali e le sue conseguenze su territori e comunità. Lo ha fatto operano un ribaltamento gerarchico, anagrafico e geografico, con diversi gradi di audacia. Certo, non si può dire che ogni passaggio della sua mostra risulti efficace o accessibile allo stesso modo; qualcosa sfugge, specie all’Arsenale. E allora torna in mente il suo invito a “darsi tempo”. Lo stesso che occorrerà per una piena valutazione della sua Biennale. Ma anche in considerazione dell’imminente debutto dell’atteso Biennale College Architettura (vale la pena ricordarlo: l’istituzione lagunare non era fin qui mai riuscita a sperimentare questo format per la sezione architettura), The Laboratory of Future definisce un “prima” e un “dopo”. Complicando non poco il lavoro del curatore o della curatrice che verrà.

TOP – LE DIDASCALIE CON I VOLTI

Le didascalie con i volti alla Biennale di Architettura 2023

Le didascalie con i volti alla Biennale di Architettura 2023

Penso che per molti dei partecipanti, sia africani che del sud del mondo, sia significativa la concentrazione di attenzione, non tanto il fatto in sé di essere stati selezionati: sono sempre stati lì. Ma partecipare a un evento come questo, nel nord del globo, accende uno specifico faro su di loro”, ha spiegato Lesley Lokko nell’intervista per Artribune. E l’occasione è tale che la curatrice ha scelto un inedito formato per le didascalie delle installazioni esposte nelle due sedi della mostra. Impossibile non posare lo sguardo sulla carrellata di volti collocati accanto ai testi descrittivi: per ogni progetto ci sono infatti i ritratti dei rispettivi autori. Non un vezzo espositivo, ma una consapevole modalità per ridurre, in modo istantaneo e intanto visivamente, le distanze con i tanti progettisti che escono allo scoperto in questa kermesse. Giovani, di origini africane, ma anche tantissimi team attivo a ogni latitudine: perché il lavoro in formazioni individuale ha fatto il suo tempo. Autori che, come la stessa Lokko ha testimoniato, hanno spesso dovuto affrontare ostacoli di natura economica e burocratica pur di essere presenti. Altrettanto doveroso, però, segnalare l’illeggibilità dei lunghi testi della curatrice, che in particolare all’Arsenale offrirebbero un fondamentale supporto per comprendere i contenuti proposti.

TOP – RICAMBIO GENERAZIONALE

Lina Ghotmeh e Asif Khan, courtesy Royal Commission for AlUla. Photo Luke Walker

Lina Ghotmeh e Asif Khan, courtesy Royal Commission for AlUla. Photo Luke Walker

Più che un top propriamente detto, quella che segue è la lucida constatazione di un passaggio a suo modo “epocale”. Le cosiddette “archistar” quest’anno le abbiamo viste soprattutto aggirarsi fra le proposte di (quello che fin qui erano) sconosciuti colleghi, alcuni dei quali nati anche sul finire degli anni Novanta. Hanno vestito i panni di visitatori illustri, di commentatori d’eccezione, ma pur sempre dall’altra parte della barricata anche se ancora in attività. A eccezione di Sir Norman Foster, che con Holcim e la sua fondazione ha svelato il prototipo abitativo Essential Homes per le comunità sfollate, e di Kengo Kuma, al centro di una retrospettiva a Palazzo Franchetti, anche nei talk o nelle presentazioni andate in scene nei giorni della preview stampa a emergere definitivamente è la nuova generazione. Un esempio? L’evento di annuncio dell’affidamento all’architetta franco-libanese Lina Ghotmeh (firma anche del Serpentine Pavilion 2023, in apertura a giorni) e all’architetto britannico Asif Khan di due nuovi musei in progress in Arabia Saudita.

FLOP – LA MANCATA NARRAZIONE DELLE (AMBIVALENTI) RELAZIONI FRA CINA E AFRICA

The laboratory of future, Biennale Architettura 2023. Photo: Irene Fanizza

The laboratory of future, Biennale Architettura 2023. Photo: Irene Fanizza

Inaspettatamente un aspetto che ci è sembrato carente riguarda proprio la prospettiva africana. In questa edizione le partecipazioni dei singoli stati dell’Africa continuano a essere numericamente esigue, pur con la novità del Padiglione Niger. Si sarebbe potuto fare di più? Sarebbe stato possibile prevedere, per questa specifica occasione, una sezione dedicata ad alcuni stati africani, intendiamo anche in forma indipendente rispetto alla mostra principale? Com’è inoltre osservato, ad esempio nella stampa britannica, dall’orbita concettuale di Lokko restano di fatto escluse le complesse questioni connesse con gli investimenti di natura infrastrutturale ed edilizia della Cina nel continente africano, nonché le loro implicazioni sui territori coinvolti. Eppure l’impatto di questi processi, specie nella trasformazione delle megalopoli africani, non sarebbe così contenuto. Propria la Cina, infine, è una delle partecipazioni che ci sarebbe piaciuto poter prendere in esame in maniera accurata. Ma al momento della nostra visita il padiglione risultava essere ancora in allestimento e inaccessibile.

FLOP – QUANTA ARCHITETTURA DEVE ESSERCI IN UNA MOSTRA DI ARCHITETTURA?

The laboratory of future, Biennale Architettura 2023. Photo: Irene Fanizza

The laboratory of future, Biennale Architettura 2023. Photo: Irene Fanizza

Maquette? Planimetrie? Disegni tecnici? Si sprecano i commenti circa la “quantità di architettura” effettivamente protagonista in questa mostra. Ma che i confini fra le pratiche si siano ormai ibridati dovrebbe essere un dato noto. E, forse, non ha neppure senso, a ogni edizione fare la conta del numero di plastici presenti o segnalare gli sconfinamenti con le arti visive e performative come fossero un “atto sovversivo”. Da anni e in tutto il mondo oggi gli architetti si occupano di una pluralità di attività e il termine “progettazione” continua ad assumere significati. Se vogliamo davvero non considerare gli esiti “più artistici”, proviamo a valutare almeno lavori come l’indagine The Nebelivka Hypothesis, in Ucraina, di Eyal Weizman, David Wengrow con Forensic Architecture o il percorso di giornalismo investigativo (che adotta strumenti di analisi spaziale e architettonica) proposto Killing Architects con l’analisi nei campi di detenzione cinesi destinati alla reclusione dei musulmani.

FLOP – LE MOSTRE IN CITTÀ

Venezia

Venezia

Piuttosto debole il livello delle mostre collaterali in città. Per carità, le cose da vedere ce ne sono e ce ne sono tante, ma non tutte le grandi istituzioni culturali veneziane si son presentate al massimo dello spolvero. Alcune con mostre inaugurate mesi fa addirittura. Insomma l’appuntamento della Biennale d’Archiettura, a differenza della Biennale d’Arte, costituisce un richiamo grande ma non grandissimo per gli operatori. Anche per quanto riguarda le mostre ‘private’ ospitate nei tanti palazzi veneziani che solitamente si trasformano in location durante la Biennale d’Arte, l’offerta è stata assai più parsimoniosa. Forse anche più parsimoniosa rispetto alla pandemicissima Biennale architettonica del 2021…

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Valentina Silvestrini

Valentina Silvestrini

Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. È cocuratrice della newsletter "Render". Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito…

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