In mostra al Padiglione Italia della Biennale di Architettura a Venezia, la Villa Postumana mette insieme filosofia e progetto, ecologia e sostenibilità. Qui gli ideatori spiegano i principi di base e l’applicazione in questo edificio.

Siamo entrati in una nuova era nella quale è necessario ripensare integralmente il nostro rapporto con la natura e il costruito. Questo può avvenire soltanto attraverso la condivisione di una nuova visione del mondo e lo sviluppo di un nuovo lessico che esprima prima di tutto concettualmente e in seguito attraverso azioni concrete, di progetto, l’adesione ai seguenti obiettivi/azioni: disaccoppiare la crescita dal consumo di risorse naturali, investire nella rigenerazione del pianeta, realizzare una transizione verso una economia zero carbon. L’adesione a tale principi comporta un passo molto significativo nell’evoluzione del concetto stesso di sostenibilità, sottendendo una domanda molto semplice e diretta: come possiamo rimediare al danno ecologico che abbiamo generato negli ultimi cinquant’anni? Come possiamo evitare che un simile risultato si ripeta nei prossimi vent’anni? In questo senso non abbiamo solo da sostenere ma da rigenerare, da ripensare in chiave ecosistemica ed evolutiva ogni nostro progetto e azione.

Mario Coppola, Leonardo Caffo, Arup Italia, Villa Postumana, sostenibilità
Mario Coppola, Leonardo Caffo, Arup Italia, Villa Postumana, sostenibilità _6

LA VILLA POSTUMANA COME ECOSISTEMA

La Villa Postumana, che si muove da queste premesse: è un progetto-manifesto che propone un nuovo linguaggio architettonico basato sul concetto di ibridazione. Accompagnata dal Manifesto dell’architettura postumana, la villa dichiara che il mondo non ci appartiene, e i recinti spaziali che costruiamo, dentro cui nasciamo e viviamo, per quanto diversi e impermeabili rispetto a ciò che lasciano all’esterno, non scindono il destino della specie umana da quello degli altri viventi. Realizza così una figura inedita, radicale e disturbante, delicata e potente nello scardinare la nostra certezza di homo faber (unicus).
Partendo dallo studio della Villa Savoye di Le Corbusier, rielaborazione moderna dell’architettura classica, il progetto ne reinterpreta la struttura in una chiave di scambio con il terreno su cui sorge: un Partenone che ritorna collina e, viceversa, una collina che si architetturalizza per farsi Partenone.

Mario Coppola, Leonardo Caffo, Arup Italia, Villa Postumana, sezione aurea
Mario Coppola, Leonardo Caffo, Arup Italia, Villa Postumana, sezione aurea

LE SOLUZIONI TECNICHE E FILOSOFICHE DELLA VILLA POSTUMANA

La villa viene immaginata su un promontorio di roccia sedimentaria, luogo di contatto tra cielo, terra e mare. Un processo digitale di ottimizzazione topologica connette il parallelepipedo modernista, separato dal terreno, con le stratificazioni di pietra, trasformando i pilotis in vere e proprie radici organiche che rispondono alla stessa logica di minimizzazione di materiale e massimizzazione della resistenza propria di alberi e ossa.
Attraverso le più avanzate tecnologie per l’ecocompatibilità esistenti e in fase di sviluppo, a partire dalla stampa 3d di materiali locali (terra cruda e rifiuti riciclati portati dalla risacca), le risorse naturali dell’ecosistema mediterraneo – tra cui vento, sole, acqua e biomassa – entrano a far parte del linguaggio e della figura architettonica come parametri cruciali del processo creativo. L’involucro architettonico, con le sue inclinazioni, aperture, sporti e arretramenti, viene dunque modellato tenendo conto, simultaneamente, delle questioni compositive, di quelle energetico-ambientali e, soprattutto, di quelle legate alla biodiversità, vero cardine della progettazione postumana.
La coesistenza armonica del trilite e dell’angolo retto, simboli architettonici dell’antropocentrismo, con le differenziazioni e le topologie irregolari dei corpi e del paesaggio, dimostra che disegnare uno spazio umano è possibile anche senza staccarsi dall’ordine dinamico e auto-organizzato del cosmo. Lasciando così che la villa, casa dell’uomo nella natura, possa librarsi sul mare.

Mario Coppola, Leonardo Caffo, Arup Italia, Villa Postumana, scala
Mario Coppola, Leonardo Caffo, Arup Italia, Villa Postumana, scala

MANIFESTO DELL’ARCHITETTURA POSTUMANA

Il modernismo, inteso sia come movimento culturale che come progetto politico, è stato il culmine concettuale dell’idea dell’umanità superiore, indipendente, autopoietica rispetto alla natura. L’umano stilizzato da Leonardo o da Le Corbusier abita, letteralmente, il suo spazio fino a farlo coincidere con esso: il cerchio, il quadrato, la vita moderna. Il manifesto architettonico dell’abitare, l’ultimo piano dell’immagine che racconta l’umanità che si staglia sopra la natura, la consuma, la viola, è la meraviglia potente della Villa Savoye (1928-31) di Le Corbusier.
Eppure, adesso, sappiamo che non siamo divini ma umani, animali dunque, forme di vite in pericolo per un maldestro uso dell’esistenza.
La Villa Savoye, parallelepipedo del controllo dello spazio dell’abitare sullo spazio della natura, oggi che antropocentrismo e modernismo tremano, che forma potrebbe avere e quali punti potremmo derivare “gettando” Villa Savoye fuori dal cerchio-quadrato dell’antropocentrismo?

Mario Coppola, Leonardo Caffo, Arup Italia, Villa Postumana, pianta
Mario Coppola, Leonardo Caffo, Arup Italia, Villa Postumana, pianta

LE CORBUSIER ALLA PROVA DEL POSTUMANO

Il postmoderno ha deformato, cambiato, ristrutturato le forme del moderno: ciò che qui chiamiamo “postumano architettonico” ha invece siglato un’alleanza tra le forme e gli spazi, tra le interfacce soggetti e oggetti: un’umanità che smette di consumare la natura e inizia solo a usarla, come le forme di vita utopiche dalla filosofia di Agostino corrono verso quella dell’architetto-filosofo Ludwig Wittgenstein – cosa significa abitare senza far pesare il proprio corpo sullo spazio circostante? Cosa significa passare dal dare forma al mondo a darsi forma con esso?
A ogni forma di vita corrisponde uno spazio, a ogni spazio una vita: ecco che, se Villa Savoye descriveva l’ultimo raggio di luce dell’antropocentrico, noi, più timidamente, giochiamo a descriverne il tramonto definitivo e l’inizio del postumano non come oggetto di studio ma come forma di vita biologica e realizzata – un postumano contemporaneo che prende il posto di Homo Sapiens e inizia a costruire, nella continua sfida al Partenone su cui Le Corbusier consuma il suo progetto di confronto continuo.

Mario Coppola, Leonardo Caffo, Arup Italia, Villa Postumana, concept
Mario Coppola, Leonardo Caffo, Arup Italia, Villa Postumana, concept

LA VILLA POSTUMANA SI PROGETTA DALLA FINE DEL MONDO

Eccola dunque una Villa Postumana: dalla natura emerge, e non la domina; dalla natura dipende, e non la fa dipendere; con la natura nasce e cresce, perché se Deus sive Natura (Spinoza) questo vale a maggior ragione per chi il lavoro di Dio imita: il progettista. Umanità, ovvero natura. È la villa dell’alleanza, una corda tesa tra umanità e natura (come se si potessero davvero distinguere, poi): un flusso, una corda, una vita unica che scorre e attraversa ogni cosa. La forma di vita è lo spazio della vita. Siamo indistinto.
Si impone così una nuova estetica per il progetto: da quella della macchina come autonoma, perfetta, altro dalla natura – all’estetica dell’ibridazione, del continuo, del ponte che collega ciò che facciamo a ciò che siamo e da cui veniamo. Le collega perché non c’è differenza, non c’è iato, non c’è distanza: il mondo si manifesta non come altro da noi, ma come contenuto e contenitore. Il mondo non è più tutto ciò che accade (Wittgenstein) ma tutto ciò che ci accade. Non solo l’architettura non dovrà più occuparsi di oggetti ma di fatti, essa stessa sarà soprattutto ciò che il fatto causa. È un congedo che conduce dalla macchina al cyborg: ibridazione postumana di tutti gli elementi delle cose del reale. È arrivato il momento di progettare non più la fine del mondo, ma dalla fine del mondo. Ogni fine è un confine, un terminare insieme; dunque, per inverso, ecco un tentativo di salvataggio.

– Mario Coppola, Arup Italia & Leonardo Caffo

Villa Postumana
Manifesto filosofico: Leonardo Caffo
https://leonardocaffo.org/
Architettura: Mario Coppola
www.ecosistemastudio.com
Sostenibilità: Paolo Cresci, Arup Italia
www.arup.com
Consulenza scientifica: Brunella Velardi
Concept strutturale: Giammichele Melis, Arup Italia
Biomateriali: Valentina Sumini
Gruppo di lavoro Arup Italia: Mariela Tsopanova, Rick Titulaer, Alessio Mirabella, Luca Orlandini
Visualizzazione: Chiara Pisapia
Progetto grafico: Gabriele Rollin

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AutoreMario Coppola
CuratoreLeonardo Caffo
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Leonardo Caffo
Leonardo Caffo, filosofo e curatore. Attualmente è curatore a La Triennale di Milano (delega Public Program) oltre che professore di Estetica della Moda e dei Media e di Fenomenologia delle Arti Contemporanee alla NABA. Insegna inoltre Ontologia del Progetto al Politecnico di Torino ed Eco-Design al Made Program di Siracusa. Collabora al Corriere della Sera dal 2015, scrive regolarmente su Domus e Flash Art ed è Editor at Large di Cartography. Ha condotto e scritto programmi per Radio RAI, curato più di venti mostre e progetti speciali d’arte e design, e pubblicato circa venti libri tra cui "A come Animale" (Bompiani 2015), "La vita di ogni giorno" (Einaudi 2016), "Fragile umanità" (Einaudi 2017), "Vegan" (Einaudi 2018), "Costruire Futuri" (Bompiani 2018), "Quattro Capanne" (Nottetempo 2020), "Il cane e il filosofo" (Mondadori 2020), "Intromettersi" (Elèuthera 2020). Ha fondato Walden Milano di cui è direttore artistico ed è parte de Advisory Board del Padiglione Italia della Biennale di Architettura di Venezia e del comitato scientifico del Castello Carrarese Museo del Design di Padova. Il suo prossimo libro in uscita è "Essere Giovani" (Ponte alle Grazie 2021).