Anche nel Regno Unito ci sono le moschee. E arrivano in Biennale in collaborazione col V&A

Giunti alla quinta collaborazione, il V&A Museum e la Biennale ospitano quest’anno uno spaccato di vita multiculturale britannica: quello delle moschee allestite in spazi riadattati all’interno del tessuto edilizio esistente

Shahled Saleem Regno Unito e moschee alla Biennale Architettura 2021
Shahled Saleem Regno Unito e moschee alla Biennale Architettura 2021

Se l’edizione di quest’anno della Biennale vuole porre l’urgente quesito della coesistenza futura giocata su equilibri nuovi e incerti fra forme di vita, generi, etnie, specie, in questa esposizione la domanda si fa retroattiva e traccia il percorso della convivenza già avviata da oltre un secolo fra la cultura islamica e il contesto sociale britannico attraverso la storia di tre moschee “improvvisate”. Shahled Saleem, architetto e autore dell’esposizione di quest’anno nel Padiglione delle Arti Applicate e del libro- censimento “The British Mosque: An Architectural and Social History”, infatti, ritrova nella storia delle moschee in UK il percorso di integrazione e di crescita delle diverse comunità musulmane presenti sul territorio: dalla fine del XIX secolo ad oggi ce ne sono circa 1750, un terzo delle quali nate adattando spazi diversi (pub, case private, palestre..) alla pratica del culto dell’Islam. Ad oggi però la pressione delle comunità islamiche in crescita (in Inghilterra sono circa 3 milioni i musulmani presenti, il 5% della popolazione) fa sì che le comunità si interroghino sul destino di questi luoghi di culto e aggregazione fai-da-te e decidano, autofinanziandosi, di affrontare interventi di ampliamento o addirittura di progetti ex-novo. Sono presentati qui tre esempi diversi di adattamento di edifici esistenti a moschee nell’hinterland di Londra: quella di Brick Lane, della comunità islamica bengalese, già sinagoga e chiesa ugonotta, edificio vincolato in cui sono stati possibile solo adattamenti indispensabili, come il mihrab, e che dal 2009 è affiancato da un minareto metallico. Quella di Old Kent road, ex pub, che dopo essere stata ampliata in situ per il numero crescente dei fedeli, vorrebbe oggi essere sostituita da un luogo di culto purpose built, grande, magniloquente, luminoso “che faccia davvero conoscere la nostra comunità agli abitanti della zona” (testimonianza di una fedele), ed infine quella di Harrow Central, uno spazio appositamente costruito situato di fianco alla casa a schiera che precedentemente ospitava la comunità islamica pakistana.

Shahled Saleem Regno Unito e moschee alla Biennale Architettura 2021
Shahled Saleem Regno Unito e moschee alla Biennale Architettura 2021

UN PADIGLIONE MOSCHEA

Il padiglione è rivestito di moquette, come una vera moschea, e queste storie sono da esplorare nella prima sezione attraverso rappresentazioni scan 3D, interviste filmate e fotografie, nella seconda parte, attraverso meticolose ricostruzioni 1:1 di porzioni di queste moschee, in cui cogliere l’essenza di questo rapporto di coesistenza fra elementi di culto e vita quotidiana insita nella storia degli edifici ospitanti attraverso un percorso immersivo di ascolto delle voci dei protagonisti e di sperimentazione dello spazio riprodotto. Una storia di compromesso, di mimesi, ma anche di resilienza e di capacità di adattamento, che risponde appieno e positivamente al quesito di Sarkis.

– Aurelia Debellis

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Aurelia Debellis
Aurelia Debellis è architetto e giornalista freelance. Formatasi fra Genova, Barcellona e Milano, lavora oggi presso una società di ingegneria e architettura operante in Italia e all’estero mentre scrive di architettura per Artribune, Archetipo e testate di settore sul web. Nelle edizioni 2011 e 2012 ha curato, insieme a Renata Sias per la rivista US ufficiostile (gruppo IlSole24Ore), il premio US award per i migliori uffici dell’anno. Ha collaborato con lo IED di Milano tenendo corsi monografici per l’indirizzo didattico internazionale di Interior Design. Ha sviluppato progetti propri di design come la fontana municipale di Lądek Zdrój (Polonia) e interiors nell’hôtellerie.